I lavoratori di ogni categoria hanno diritto a condizioni di sicurezza sul posto di lavoro, adeguate agli anni che viviamo, dove la tecnologia e il buon senso possono salvare centinaia di vite umane. Questo è il messaggio che traspare dall’iniziativa “Lavorare per Vivere”, organizzata dall’UGL in piazza Santa Croce a Firenze, lo scorso sabato 30 marzo.

Vista di Piazza Santa Croce (Firenze), 30 Marzo 2019
Via: ilreporter.it

Un tour che sta girando l’Italia e non solo (nell’agosto del 2018 si trovava infatti a Marcinelle, in Belgio, commemorando l’atroce disastro dell’8 agosto 1956), per sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica su un tema da tempo scottante.

Foto: corrierefiorentino.corriere.it

La sicurezza sul lavoro infatti ancor’oggi viene presa sotto gamba, mentre sarebbe auspicabile una diffusione capillare di una “cultura della sicurezza”, che rientra normalmente in quella visione del lavoro che avremmo già dovuto raggiungere nel 2018. Anno tragico infatti, in quanto le vittime per incidenti sul lavoro sono aumentate rispetto all’anno precedente (104 in più rispetto al 2017). 1133 morti, rappresentati in piazza Santa Croce come centinaia di sagome bianche, indistinguibili l’una dall’altra perché ogni vittima rispecchia quell’eguaglianza umana anche nella tragica scomparsa.

Sagome bianche che punteggiano la piazza e ci invitano a riflettere: se fossero ancora vive, quel luogo sarebbe pieno di vita, di voci e movimento. Per un giorno invece si ergono a testimonianza di quanto ancora dobbiamo fare per garantire la sicurezza di ogni lavoratore. Basterebbe poco – secondo il segretario generale di UGL Paolo Capone – per porre rimedio a questo problema, e l’Italia possiede già un apparato normativo all’avanguardia in materia di sicurezza. Quello che manca spesso è la volontà di applicare tali regolamenti, i controlli e le necessarie sanzioni per le aziende trasgressori.

L’impatto scenografico dell’installazione è sicuramente d’effetto: camminare in una piazza silenziosa rispetto alla norma, attorniati dai volti inespressivi di coloro che sono stati vittime di negligenze, dovrebbe far sorgere alcune domande nella mente di tutti. Al di là della suggestiva visione di quest’opera che per breve tempo ha segnato un luogo storico di Firenze, speriamo che l’arte non sia più necessaria per sollecitare la politica a prendere provvedimenti in materia di morti sul lavoro, e che possa invece occuparsi di rendere il nostro mondo più piacevole ed accogliente.