La nuova bozza per l’ordinamento della professione di architetto, predisposta dal CNAPPC e sottoposta ai Consigli provinciali degli OAPPC il 3 marzo 2020, ha lasciato sbigottiti il mondo dei Paesaggisti, degli Urbanisti e quello di tutte le associazioni ambientaliste italiane.

Si tratta di un vero e proprio ritorno all’indietro nel tempo da parte dell’Ordine Nazionale degli Architetti; un ritorno all’epoca della legge 765 del 6 agosto 1967, detta Legge ponte, perché ci si illudeva che essa fosse un passaggio necessario tra la legge urbanistica del 1942, e una legge nazionale di riforma della legge del 1942, tuttora vigente. Ma da quell’epoca, tanta acqua è passata sotto i ponti; vale la pena ricordare il lungo percorso compiuto da quelle discipline specialistiche che si vorrebbe dimenticare, riconsegnandole all’unico ruolo dell’Architetto.

Veduta della città di Assisi

Nel pieno della ricostruzione post-bellica italiana, tra il 1955 e il 1958, Giovanni Astengo portava a compimento il Piano Regolatore generale di Assisi, che rimane una pietra miliare della pianificazione urbanistica italiana, poiché quel Piano portò a definitiva maturazione un lungo processo di risultati concreti e successi ottenuti nel campo delle trasformazioni post-belliche delle principali città italiane. L’11 marzo 1970, il Consiglio della Facoltà di Architettura di Venezia approvava la mozione di inoltro al Ministero della Pubblica Istruzione, della richiesta di istituzione del Corso di laurea in Urbanistica. Il grande sogno del “padre” dell’Urbanistica italiana diveniva realtà.

Giovanni Astengo

Con le prime lezioni del febbraio 1972 si apre l’anno accademico 1971/1972, il primo del nuovo corso di laurea (istituito con DPR 14 ottobre 1970 n. 1009), il cui campo disciplinare “concerne le strutture insediative e territoriali e la progettazione delle trasformazioni preordinate a fini di interesse generale”.

IUAV, Sede Tolentini, Venezia

Dieci anni dopo, nel 1979, viene avviata la prima Scuola italiana di perfezionamento in Architettura del Paesaggio, grazie all’impegno straordinario di Annalisa Maniglio Calcagno. È bene ricordare che, in quell’epoca, le Facoltà di Architettura e le facoltà di Agraria non possedevano alcun corso in questa materia disciplinare.

Annalisa Maniglio Calcagno coronò il suo sogno solo nel 1990, con l’istituzione della Scuola di specializzazione in Architettura dei Giardini, Progettazione e Assetto del Paesaggio.

Annalisa Maniglio Calcagno
Il primo libro di Architettura del Paesaggio in Italia

Bisognerà, però, attendere la nascita della Convenzione Europea sul Paesaggio ( 2000, Carta di Firenze), perché la nuova legge universitaria n°509, rendesse possibile il riconoscimento dei Corsi di laurea in Architettura del Paesaggio presso le Facoltà di Architettura italiane e , da li, iniziasse un progressivo coinvolgimento delle Facoltà di Agraria e di quelle di Ingegneria in questo ambito disciplinare.

Sottoscrizione della Carta di Firenze, ottobre 2000, Salone dei 500
La Scuola di Architettura del Paesaggio di Genova

Nei trent’anni intercorsi dal 1970 al 2000, se gettiamo lo sguardo sul panorama internazionale, l’Urban Planning e l’Urban Design, il Regional Planning, la Landscape Architecture, il Landscape and Garden Design, discipline specialistiche connesse alla formazione dell’Urbanista e del Paesaggista moderno, costituiscono oggi le discipline che maggiormente vengono utilizzate nel campo professionale della progettazione della città e del paesaggio. Ognuna di esse ha uno specifico ruolo trans- e inter- disciplinare per risolvere i problemi complessi delle trasformazioni urbane e territoriale e per svolgere un ruolo strategico nel miglioramento della qualità dello spazio urbano e dell’adattamento climatico.

Consiglio d’Europa, Bruxelles

La proposta di riforma proposta dal CNAPPC costituisce un vero e proprio ritorno al demiurgico ruolo che gli architetti svolgevano negli anni della ricostruzione post-bellica.

Secondo i proponenti della proposta di riforma, si ritiene che il problema “centrale” sia quello di riaffermare un unico e più “pervasivo” ruolo dell’architetto, al quale la proposta di riforma concede anche la possibilità di fare a meno di competenze specialistiche essenziali nella pianificazione e progettazione della città e del paesaggio.

Ponte de Segovia, Madrid Río, Burgos & Garrido + Porras La Casta + Rubio A. Sala + West 8

In sostanza, queste sono le principali modifiche che la proposta del CNAPPC vorrebbe introdurre:

1 – Le specializzazioni di pianificatore, paesaggista e conservatore scompariranno, confluendo nell’unico ‘contenitore’ Architetto, impedendo ad esempio ai paesaggisti che vengono dalle Facoltà di Agraria di svolgere la loro ormai riconosciuta professione.

Quartiere di Clichy-Batignolles, Parigi

La bozza prevede infatti la soppressione delle tre figure professionali di pianificatore territoriale, paesaggista e conservatore dei beni architettonici ed ambientali della Sezione A nonché entrambe le figure professionali di pianificatore iunior e architetto iunior della Sezione B, facendo confluire le competenze di dette figure nell’unica figura professionale dell’architetto con percorso formativo universitario quinquennale indistinto;

Queen Elizabeth Olympic Park, Hargreaves Jones, Londra, costruito in occasione dei Giochi Olimpici del 2012

2 – I pianificatori, conservatori e paesaggisti potranno ritornare a essere definiti come tali, ma dopo un percorso attuativo di tipo regolamentare. Nello specifico, il titolo di specialista si può conseguire all’esito positivo di percorsi formativi almeno biennali o per comprovata esperienza nel settore di specializzazione;

Ponte Zubizuri, Santiago Calatrava, Bilbao

3 – Il conseguimento del titolo di specialista per comprovata esperienza professionale maturata nel settore oggetto di specializzazione è riservato agli architetti che abbiano maturato un’anzianità di iscrizione all’albo degli architetti, ininterrottamente e senza sospensioni, di almeno dieci anni e che dimostrino di avere esercitato in modo assiduo, prevalente e continuativo attività professionale in uno dei settori di specializzazione negli ultimi cinque anni;

ETAR Valle di Alcântara, PROAP (João Nunes), Lisbona

4 – L’attribuzione del titolo di specialista sulla base della valutazione della partecipazione ai corsi relativi ai percorsi formativi nonché dei titoli ai fini della valutazione della comprovata esperienza professionale spetta in via esclusiva al CNA;

Pietro Porcinai, paesaggista – Villa il Roseto, Firenze

5 – Il regolamento stabilisce i parametri e i criteri sulla base dei quali valutare l’esercizio assiduo, prevalente e continuativo di attività professionale in uno dei settori di specializzazione per quanto riguarda i nuovi iscritti;

Giardino della Fondazione Querini Stampalia, Carlo Scarpa, Venezia

6 – Gli attuali iscritti (sezione A o B) come paesaggisti, conservatori e pianificatori si ritrovano nella “sezione B a esaurimento”, salvo chi matura il titolo necessario entro cinque anni dalla riforma.

Carlo Scarpa

Questa proposta pone all’ordine del giorno la credibilità di un Ordine nazionale distante dai territori e dalle città dove operano i loro iscritti e, soprattutto,distante da una cultura moderna e all’altezza delle sfide della società complesse. Giustamente, alcuni giorni fa, l’Assemblea nazionale della Società scientifica dei Paesaggisti italiani (IASLA), ha approvato un duro documento contro tale proposta. “È paradossale, dice IASLA, che la principale motivazione addotta da CNAPPC, per questa semplificazione radicale delle attività specialistiche, sia la duplice preoccupazione della “frammentazione” dei ruoli e delle competenze nell’opera di progettare le nuove città e i nuovi territori.

Franco Zagari

Leggendo attentamente il testo del CNAPPC, sembra di riascoltare le stesse preoccupazioni degli architetti francesi all’epoca della costruzione dei grandi centri residenziali, nelle metropoli negli anni ’60; i quali, però, furono ben lieti di accogliere, pochi anni dopo, la “nouvelle vague” dell’AUA, guidati dai giovani urbanisti paesaggisti, come Michel Corajoud, Henry Ciriani e Borja Hiudobro e Alexandre Chemetov.

Verso il parco della Pace, Franco Zagari + Pan Associati + Aspro Studio + Estudi Martì Franch, Vicenza

La Società complessa del 21 secolo esige la presenza di molti “ specialismi” e di una “diversificazione di ruoli”, sia nell’opera di costruzione architettonica, e ancora di più, nell’opera di progettazione delle trasformazioni urbane e territoriali.

Antonio Cederna

Sono necessarie competenze e specialismi nuovi, capaci di integrarsi con i ruoli costruttivi dell’architetto e dell’ingegnere, affinchè possiamo raggiungere uno sviluppo “realmente” sostenibile della città, condiviso dai cittadini. Abbiamo necessità sempre più urgenti di implementare lo spazio pubblico, migliorare la qualità degli spazi verdi e delle attrezzature urbane, creare un sistema insediativo a misura d’uomo, nel quale venga ri-progettato l’intero sistema di mobilità a scala di quartiere, a scala urbana, metropolitana e regionale. In altre parole, una città veramente moderna e attrattiva sia sul piano culturale, sociale ed economico.

Articolo di Enrico Falqui