“Non voglio parlare d’un viaggio particolare perché nel mio spirito c’è sempre un viaggio in Italia: forse un viaggio compiuto nel passato e che continua a vivermi nella memoria, un viaggio che sto facendo, o forse un viaggio che farò in futuro. Un viaggio di questo genere è forse una <condicio sine qua non> per il mio lavoro d’architetto”[1].

È un tema complesso e di grande attualità il rapporto tra Alvar Aalto, uno degli architetti più influenti del Movimento Moderno, e l’Italia. Riguarda infatti un legame che ha contribuito all’innovazione del fare architettura attingendo dalla cultura Mediterranea del trasformare il paesaggio e la città.

Aino e Alvar Aalto

La contemporaneità del tema oggi è evidente a livello internazionale anche alla luce dei recenti seminari promossi dalla Alvar Aalto Researchers Network[2] durante i quali è emerso un gran numero di ricerche condotte in particolare in Spagna, Portogallo e Italia[3].

Nella storia della sua attività professionale, Alvar Aalto ha alimentato con sapienza la dimensione mitica del suo rapporto con la cultura italiana, cedendo subito all’interessamento delle riviste italiane di dare spazio alle sue opere.

Nel 1931, quando ancora le architetture di Aalto erano ancora sconosciute, Alberto Sartoris lo invita a mandare della documentazione per il libro ‘ Gli elementi dell’architettura funzionale’. È in quegli anni che viene completata la realizzazione del Sanatorio di Paimio che segna una straordinaria evoluzione soprattutto per il sapiente inserimento dell’edificio nel paesaggio della foresta e nella sensibilità dimostrata nei confronti delle esigenze dei malati di tubercolosi.

Casa-Studio Aalto, 1930

Ma il primo vero incontro con l’Italia è avvenuto anni prima, nell’autunno del 1924 in occasione del viaggio di nozze con Aino Marsio, sua compagna di vita e fidata collega. Questo evento è l’occasione per immergersi in un ‘primitivismo permeato, in modo inatteso, d’una forma attraente su scala umana’[4].

Questa esperienza porterà Alvar e Aino a riscoprire lo spazio urbano e la scala umana della ‘piazza dalle proporzioni perfette, dove l’uomo più povero possa vivere’, luogo che rappresenta senza dubbio ‘una soluzione migliore di una costruzione di lusso che alberghi il Prepotente con un dito in bocca[5].

Aino Marsio- Travel sketchbook- 1921- Aalto Family Collection

La collezione di foto scattate durante il viaggio è conservata nell’archivio del Museo Alvar Aalto a Jyväskylä e testimonia il sogno condiviso con Aino di portare la Toscana al centro della Finlandia. Proprio Jyväskylä, paese dove Alvar trascorre la sua infanzia e avvia la sua pratica professionale, è diventata la sede del Museo e della Fondazione Alvar Aalto che ha recentemente ospitato la mostra ‘Pohjolan Firenze/The Florence of the North. Alvar Aalto’s Architecture in Jyväskylä’[6].

Aino Marsio- Trip to Florence- 1921- Aalto Family Collection

Questa mostra ha aperto una finestra su alcune delle visioni non realizzate di Alvar Aalto e su alcuni dei suoi progetti per Jyväskylä diventati realtà. Aalto ha infatti mosso i primi passi della sua carriera come architetto nella città della sua infanzia, dove ha progettato decine di edifici e altri progetti urbani tra gli anni ’20 e ’70.

Aino Marsio- Trip to Rome- 1921- Aalto Family Collection

Nella mente dell’architetto, il paesaggio lussureggiante e ondulato della Finlandia centrale potrebbe essere paragonato alle colline della Toscana; infatti questa intuizione ha avuto un ruolo importante nello sviluppo del paesaggio urbano di Jyväskylä.

Aino Marsio- View of San Miniato, Florence – 1921- Aalto Family Collection
Jyvaskyla University Main building 1954-56

Ciò che è costante nelle architetture di Alvar Aalto è la dialettica tra uomo e natura che si manifesta in un incredibile dialogo tra paesaggio e forma costruita. L’ammirazione per le città collinari italiane è dovuta al fatto stesso che Aalto ha visto in esse un modello perfetto per l’integrazione di architettura e paesaggio, una simbiosi non solo urbana ma culturale.

Schizzo di Alvar Aalto per la piazza del mercato Jyvaskyla nel 1920

È infatti il riconoscimento della presenza dell’uomo nella natura e della capacità umana di migliorare il paesaggio che è fondamentale nell’approccio di Aalto nella progettazione dalla scala del design a quella urbana.

Il suo biografo, Göran Schildt, enfatizza le risonanze delle atmosfere del Mediterraneo nel commentare le sue opere in mattone rosso: ‘ Un italiano, davanti al municipio di Säynätsalo, può pensare a San Gimignano, che d’altronde Aalto ha visto e profondamente ammirato, ma un finlandese vi riconosce piuttosto un richiamo a quei sentimenti di fierezza, di diffidenza, di sforzo e amore per una cultura di recente acquisto, che regnano ora tra i nostri operai e i nostri contadini come regnavano a San Gimignano quando questa città era giovane’[7].

Il legame tra Aalto e l’Italia è una costante per l’intera attività professionale, prima con i contatti con Alberto Sartoris, dieci anni dopo con Giuseppe Pagano e Ignazio Gardella, poi con Bruno Zevi, Gio Ponti e Franco Albini. Questa attrazione era del resto reciproca e in quegli anni le riviste di architettura italiane raccontano di una Finlandia dinamica seppur scossa dagli eventi bellici.

VI Triennale di Milano del 1936, Artek exhibition

Aino non era una comparsa ma il braccio destro di Alvar che firmava i suoi progetti mettendo il nome della moglie davanti al suo. Alla VI Triennale di Milano del 1936, la mostra di Artek[8], riscuote un gran successo. Aino in quell’occasione è sola e commenta soddisfatta l’evento in una lettera al marito:

‘ Caro Alvar… il Re ha visitato l’intera esposizione e ha fatto alcuni commenti sui nostri mobili e sulle foreste di betulla della Finlandia… La nostra mostra è molto bella e tutti dicono che abbiamo fatto miracoli in quel corridoio’[9].

A giugno 1947, Aino e Aalto ritornano in Italia per un viaggio che tocca sicuramente le tappe di Milano e Bergamo e stabilisce un filo rosso con gli altri viaggi riaccendendo l’entusiasmo giovanile che aveva lasciato segni importanti nei primi anni della loro attività professionale.

La morte di Aino nel 1949 è un evento drammatico che segna profondamente Alvar al punto che, negli anni successivi, anche l’Italia sembra assumere una dimensione più lontana. Vi ritornerà però nel 1951 alla scoperta della Sicilia in compagnia della giovane Elissa Makiniemi che poi sposerà.

Il rapporto cucito da Alvar Aalto tra Italia e Finlandia continuerà a dare i suoi frutti. A Firenze, nel 1965 Palazzo Strozzi ospita la prima retrospettiva dell’opera di Aalto che segnerà la serie più o meno fortunata di incarichi professionali in Italia.

L’unica opera italiana da lui progettata è a Riola, una piccola frazione di circa 900 abitanti in provincia di Bologna. È la chiesa di Santa Maria Assunta, una chiesa essenziale e povera di decori, con forme sinuose che ricordano il paesaggio finlandese e nella quale linee, volumi e luce richiamano ed enfatizzano l’ambiente naturale circostante. Il cantiere fu terminato nel 1978 ma purtroppo Alvar Aalto non ha potuto assistere al completamento.

Oggi, a distanza di più di quarant’anni, l’Italia rende omaggio ad uno dei più illustri maestri del Movimento Moderno con un nuovo Museo e Centro Internazionale Alvar Aalto che nascerà proprio a Riola, accanto alla chiesa da lui progettata, e che ospiterà la vastissima documentazione di archivio relativa alla complessa progettazione e realizzazione dell’edificio e, facendo tesoro dell’insegnamento di Aalto, diventerà centro  di diffusione della cultura e dello studio dell’architettura e del paesaggio.


[1] Alvar Aalto, Viaggio in Italia, (1954)

[2] La Alvar Aalto Researchers Network ha organizzato tre seminari internazionali nel 2012, 2015 e 2017. www.alvaraalto.fi

[3] Antonello Alici, Aino e Alvar Aalto risonanze italiane, (2018)

[4] Ibid

[5] Ibid

[6] ‘Pohjolan Firenze/The Florence of the North. Alvar Aalto’s Architecture in Jyväskylä’,  a cura di Tommi Lindh e Timo Riekko (29 settembre 2017 – 4 marzo 2018), Alvar Aalto Museum Gallery, Jyväskylä.

[7] G. Schildt, Alvar Aalto visto da un finlandese, (1954)

[8] Artek è la ditta di mobili finlandese fondata nel dicembre del 1935 da Alvar Aalto e da sua moglie Aino Aalto che divenne direttrice. Il nome nasce dall’esigenza di fondere in un’unica parola il senso di arte e tecnologia.

[9] Da una lettera del 1936, (2004)

Articolo di Claudia Mezzapesa