C’è un giardino a Portrack, nel sud-ovest della Scozia, che si presenta come uno dei giardini contemporanei più famosi e più importanti della Gran Bretagna, accanto al capolavoro di Jan Hamilton Finlay, il giardino di Little Sparta, situato a Dunsyre, nel favoloso paesaggio delle Pentland Hills, in prossimità di Edimburgo.

Galloway Forest Park, North of Newton Stewart, Dumfries & Galloway
Foto: P. Tomkins

Il giardino di Portrack ha una storia a doppio taglio; costituisce uno straordinario monumento alle singolari idee dello storico dell’architettura Charles Jencks, ma anche un’elegia toccante a sua moglie, Maggie Keswick, morta di cancro al seno nel 1995.

Dumfries

In questo giardino, Jencks ha provato ad esplicitare tutte le teorie scientifiche che sono, oggi, alla base del pensiero contemporaneo, dalla teoria del caos alla fisica quantistica, dalla meccanica ondulatoria alla genetica molecolare. Quando, alcuni anni fa , lessi per la prima volta “The Architecture of Jumping Universe” , fui colpito dalla riflessione di fondo su cui l’architetto e paesaggista Charles Jencks aveva strutturato quel libro.

Garden of Cosmic Speculation, Charles Jencks

Se guardiamo ad una prospettiva cosmologica ( oltre la teoria dell’evoluzione Darwiniana), dice Jenks, “i fenomeni diventano assai meno prevedibili di ciò che pensiamo; ad esempio, l’evoluzione della Natura e l’evoluzione della Cultura procedono nel Tempo per salti, attraverso cambiamenti di fase. Ora, l’Architettura è sempre stata orientata cosmologicamente, basti pensare alla storia delle piramidi,alla storia dei templi indu’, alla storia delle cattedrali cristiane. Dunque, se ciò è vero, quando la nostra visione della Scienza cambia, anche l’Architettura cambia. Ora, siamo alla fine del Novecento e siamo entrati in un nuovo ciclo paradigmatico, in una nuova epoca, nella quale l’evoluzione procederà per salti e per cambiamenti di fase.” Si tratta di un’epoca totalmente nuova, che è definita dal pluralismo culturale e dalla complessità che si sovrappone ad esso.

Garden of Cosmic Speculation, Charles Jencks

Questo passaggio sulla teoria del Caos, mi riportò alla mente le lunghe conversazioni che avevo fatto con Marcello Cini, fisico romano, nella redazione milanese della rivista ambientalista ,“Sapere”, diretta da Giulio Maccacaro, durante i primi anni 70.

Garden of Cosmic Speculation, Charles Jencks

Lo stesso ragionamento sulla Complessità portava Marcello Cini ad ipotizzare “un salto” paradigmatico nel ruolo della Scienza nella Società, che negava il Positivismo dominante nel pensiero scientifico del Novecento, esattamente come in quegli stessi anni Charles Jencks “per dare vita al linguaggio del Post-modernismo, demoliva i paradigmi del Modernismo in Architettura.

Tumuli, laghi e forme d’onda, Garden of Cosmic Speculation, Charles Jencks

L’obiettivo esplicito di Jencks, al momento della nascita del progetto del “ Giardino della Speculazione Cosmica” (1989) era, dunque, quello di creare un microcosmo: una rappresentazione in miniatura dell’Universo.

Garden of Cosmic Speculation, Charles Jencks

Nei suoi scritti relativi a questo progetto, Jencks spiegava che “tutte le idee derivano dal Cosmo: i pianeti, il sistema solare, le stagioni.”

Garden of Cosmic Speculation, Charles Jencks

Jencks , architetto, storico dell’architettura, paesaggista e autore di testi estremamente influenti su Modernismo e Postmodernismo,  non si preoccupava affatto dell’ “ architettura dell’Universo”. Al contrario, sentiva bruciare dentro di sé un vera e propria ossessione di conoscenza verso il modo in cui è costruito il mondo fisico; l’intero mondo fisico, dagli atomi al DNA fino ai pianeti, alle stelle e alle galassie.

Garden of Cosmic Speculation, Charles Jencks

Jencks cercava di comprendere la natura del mondo, attraverso la Scienza, e di incarnarne la sua natura in un disegno di giardino. Del resto, aggiungeva Charles Jencks nelle sue notazioni “ anche i Faraoni, Platone, gli Imperatori della Cina, Leon Battista Alberti, Capability Brown, William Robinson  avevano le stesse intenzioni. Tuttavia, i risultati differiscono perché la loro comprensione della natura differisce.”

Garden of Cosmic Speculation, Charles Jencks

Nacque così, attraverso il genio del paesaggista scozzese, un giardino di curve e spirali, in cui il terreno è modellato in geometrie complesse che vogliono creare un microcosmo, un progetto che nasce dall’idea che la Natura si organizza autonomamente, in forme che trovano un equilibrio in modo spontaneo. Il giardino è stato concepito come un luogo circoscritto e chiuso ma armonico e in dialogo rispetto all’ambiente circostante.

Per diversi anni, ho lavorato su un paesaggio scozzese chiamato, immodestamente, il ‘Giardino della speculazione cosmica’,conversando con scienziati e altri sulle leggi e le forze fondamentali alla base della Natura, facendo congetture su ciò che potrebbero significare per noi. Usare la” Natura in crescita” per verificare le nostre congetture su ciò che è fondamentale per l’Universo è una vecchia pratica degli scienziati che è comune a quella dei giardinieri.”

Non tutti lettori ricordano che il 1988, anno di inizio del cantiere del “Giardino della speculazione cosmica”, è stato anche l’anno di ripresa del programma spaziale “Space Shuttle” della NASA, dopo il tragico evento della navicella Columbia, esplosa dopo due minuti dalla partenza dalla base di Cap Canaveral, nel quale morirono tutti i sette astronauti a bordo. Charles Jencks riteneva che la Scienza contemporanea fosse, potenzialmente, una grande forza “in movimento per la creatività, perché essa “ci svela la verità “sul modo” in cui l’Universo è,  e ci mostra tutta la varietà dei modelli di Bellezza che possono esistere nel nostro Universo.”

Dunque, la coincidenza dei due eventi per Jencks non fu affatto casuale. In numerose conversazioni con autorevoli astrofisici inglesi e tedeschi riuniti nella sua casa scozzese di Dumfries, Jenks non si stancava mai di ripetere che questa fame di conoscenza che spinge l’Uomo nello Spazio, deriva dal desiderio di relazionarsi con l’Universo, di approfondire la verità delle sue leggi, le quali possono essere anche onnipotenti, ma possono essere messe anche in discussione.

E così, aggiungeva Jencks, “ il Giardino è il luogo perfetto per provare queste speculazioni e anche per celebrare il  modo in cui l’Universo esiste…() L’idea del giardino come microcosmo dell’universo è piuttosto familiare

… Cos’è un giardino se non una celebrazione del nostro posto nell’universo?”

Tutto ciò potrebbe far sembrare Jencks un artista concettuale, eppure il suo lavoro ha poco in comune con artisti della terra come Robert Smithson o Andy Goldsworthy, contenti di far decadere i loro lavori di terra in uno sputo disabitato o in un bosco anonimo.

DNA Garden, nel Giardino della Speculazione Cosmica

Caso mai, alcuni progetti di Jencks (come lo Jupiter Artland, Kirknewton, 2003/2010) sono riconducibili alle ispirazioni poetiche di Bernard Lassus e ad alcune delle ultime esperienze artistiche di Jacques Simon.

Tuttavia, la potenza comunicativa del progetto, realizzato a Portrack dall’architetto scozzese, genera nel visitatore un’ipnotica attenzione, che cresce a dismisura se si guarda, dall’alto della collina, al suo insieme.

Nelle pieghe formali del progetto è nascosto un messaggio che va oltre la dimensione del tempo presente, un invito esplicito di Jencks ad una “ nuova meta-narrazione”, basata sulla storia dell’Universo e sulle sue qualità generative, che creerà, in un prossimo futuro, una “nuova visione” del mondo che interesserà tutti i settori della Cultura post-moderna.

Viviamo in un’epoca nella quale esistono tanti “post”: il post-fordismo,il post-socialismo, il post-atlantismo, il mondo post-nazionale dei Blocchi commerciali e  degli Stati nazionali instabili. Nei suoi ultimi scritti,prima della sua morte avvenuta due mesi fa, Charles Jencks sosteneva che i processi meta-stabili o trovano lo sbocco in un nuovo Ordine attraverso nuovi sistemi relazionali o creano le condizioni per una catastrofe planetaria, anti-ecologica, anti-sociale e anti-democratica.

Molti anni fa, in una sua lezione agli studenti, intitolata “Movimenti moderni in Architettura” (1973) , Charles Jencks suggeriva loro “che non è sufficiente pensare e riflettere sui risultati, ma è una priorità immaginare il futuro.”

E’ un messaggio che il grande architetto-paesaggista  ha rivolto con passione a tutti gli abitanti di questo pianeta, lasciandoci in eredità lo Spazio e il Recinto, dentro questo mirabile giardino di Portrack, parte essenziale del contesto di empatia di cui abbiamo bisogno come esseri umani in tempi difficili.

Articolo di Enrico Falqui