Proseguendo sul nostro cammino vediamo evolvere le forme, e da indistinte queste divergono, trasformandosi in elementi altamente simbolici o ben delineati nella loro figura.


Lupi (Sally Matthews, 2002 – 2013)

Le creature delle foresta prendono vita nelle trasfigurazioni del cemento, lupi appaiono in branco, osservano con occhi che sono soltanto profondità la foresta, sorprendono coloro che camminano per i sentieri.


Lupi (Sally Matthews, 2002 – 2013)

La meta da raggiungere è invece plasmata nel legno, che con le sue venature delicate ingigantisce il passato che era.

Corno verdeggiante, Johann Feilacher, 2002, Arte Sella

Un filo d’erba diventa una zanna mastodontica, incisioni la ricoprono, come un totem, una connessione fra il mondo della natura e quello della mente.

Transizione, Luca Petti, 2013, Arte Sella

Il luogo dove si erge diventa un sito di connessione fra i mondi, un brano di terra dove raccogliere i pensieri, concentrarsi e lanciare la mente oltre.

Wassergehäuse, Roger Rigorth, 2013, Arte Sella

E quando la mente viene lanciata inizia a viaggiare ad una velocità che non è quantificabile, e le realtà che visita sono innumerevoli, meravigliose.

I paesaggi si susseguono, al di là di ciò che effettivamente consideriamo “vero”.

Ad un tratto ci accorgiamo di non essere più in una foresta, ma in una città dove la creatività ha sostituito ogni altro ordine. Quello che è accaduto è semplice: un’utopia ne ha sotituito un’altra, ad una città progettata secondo nuovi canoni di perfezione e logica, si è accostata una più discreta, perlomeno al principio.

scorci del Rock Garden di Chandigarh, Nek Chand Saini (1957 – presente), Chandigarh, India

Ci troviamo a Chandigarh, in India, precisamente in quello che, nato come esperimento artistico parallelo al progetto urbanistico di Le Corbusier per la città, è ora conosciuto come Rock Garden.

Da una parte il cemento ed il rigore, le proporzioni e la nuova razionalità crearono una città dalla modernità sconcertante, dall’altra un uomo iniziò un percorso di affermazione di un mondo nuovo, ricco di colore e forme astruse, personaggi che si dipanano su superfici abbandonate.

Rock Garden di Chandigarh, Nek Chand Saini (1957 – presente), Chandigarh, India

Utilizzando materiali di recupero, cocci, ceramiche sbeccate, vetri e pietre sparse, la creazione ai massimi livelli gli permise di forgiare un cosmo segreto, fatto di sogni e di un differente tipo di utopia, più ingenuo forse, ma dotato di un’armonia e di una bizzarria che porterebbe chiunque ad esplorarne i segreti.

Rock Garden di Chandigarh, Nek Chand Saini (1957 – presente), Chandigarh, India

Nuove figure popolarono i luoghi abbandonati non interessati dall’avanzare del progresso, e come l’acqua si insinuarono in ogni spazio, ricoprendo il terreno, le pareti, le scale e immergendosi nella natura adottandola quale nuova dimora. Questo sogno, che più volte rischiò di essere distrutto, ora viene considerato un patrimonio da preservare, un’opera d’arte che solca i limiti del surreale, un’esagerazione onirica dagli ipnotici richiami.

The Giant’s Head, Sue e Pete Hill, The Lost Garden of Heligan

“Lo scopo dell’architettura è commuovere. L’emozione architettonica si verifica quando l’opera risuona dentro di noi in armonia con un universo alle cui leggi tributiamo obbedienza, fede e rispetto” [Le Corbusier, cit. in Christian Norberg-Schulz, Genius Loci].

Mud Maid, Sue e Pete Hill, The Lost Garden of Heligan

E le medesime emozioni proviamo nell’osservare i danzatori, le divinità e le figure in meditazione che punteggiano le spianate rocciose dell’espressione nascosta della nuova città.

The Gray Lady, Sue e Pete Hill, The Lost Garden of Heligan

Sembrano invitarci a chiudere gli occhi, lasciarci trasportare da un nuovo vento, e riaprendoli scoprire nuovi testimoni dell’immaginazione umana. Il verde ci assale, il rigoglioso crescere delle piante sembra palpitare sotto di noi, intorno al nostro corpo.

Mud Maid, Sue e Pete Hill, The Lost Garden of Heligan

Talmente evidente è questa potenza vitale che non soltanto alberi ed erbe spuntano dal terreno. I giardini sono quelli Perduti di Heligan, ma perdute non sono le mitologie che hanno oltrepassato la soglia dei secoli, riportate a nuova esistenza da due individui che hanno scavato approfonditamente nel folklore di queste lande d’Inghilterra.

Mud Maid, Sue e Pete Hill, The Lost Garden of Heligan

E così mitici giganti creati dall’argilla, sprofondati in un sonno millenario si svegliano ed incuriositi emergono dal manto erboso, e così le loro spose, impasto di fango per il corpo e fantasia per lo spirito, erbe come capelli e occhi chiusi, sogno nell’atto del sognare.

Sculture nel Tianjin Qiaoyuan Wetland Park

Le stesse creature che, opportunamente trasfigurate, occupano alcuni luoghi aperti del Tianjin Qiaoyuan Wetland Park. Non hanno nome, sono forse umane ma i loro lineamenti sono estatici all’eccesso, i loro corpi stiracchiati come fossero il risultato di ombre solidificate.

Nella loro artificialità appartengono oramai a quel luogo che vuole risultare il più naturale possibile, fra corsi d’acqua, laghetti, macchie fiorite, questi emblemi della felicità senza nome ribaltano lo stato di selvatichezza che il parco vorrebbe offrire.

Non sono altro che lo specchio di ciò che i visitatori possono provare in quell’incantevole luogo; specchio della serenità che la natura può concederci nel momento in cui le consentiamo di avvolgerci. E la natura non finirà mai di stupirci, nel suo legame secolare con l’arte, e con la materia prima di questo legame.

Articolo e Scatti fotografici © Gaël Glaudel