Basta un solo sguardo dalla finestra per accorgersi, in questi giorni, che qualcosa sta cambiando intorno a noi; basta passeggiare sotto la galleria di glicini che sovrasta uno dei viali principali dello straordinario giardino di Villa Bardini a Firenze, per pregustare una sensazione bella, di libertà e gioia infantile.

Glicine in fiore a Villa Bardini, Firenze

Travolti da questa atmosfera di cambiamento, ci ritroviamo ogni anno a tirare un sospiro di sollievo di fronte alla primavera, lasciando svanire il fantasma dell’inverno alle nostre spalle; è il momento in cui la Natura ,dopo un lungo letargo, si rimette in movimento. Moltissimi artisti (Van Gogh, Monet, Cezanne, Manet, Gauguin, Renoir, Sisley, Magritte, Mondrian) hanno tratto ispirazione dai paesaggi della Primavera per rendere universale, attraverso l’arte pittorica, questa percezione umana del “risveglio” della natura.

Vista da Villa Bardini, Firenze

Ci sono dei luoghi, tuttavia, dove l’osservatore viene sommerso da una sorta di “estasi spirituale” prodotta dalla bellezza della natura, e dove nessuna mediazione artistica riuscirebbe a produrre la stessa esplosione di gioia emotiva.Nel 1992 mi trovai a Tokyo, insieme ad un folto gruppo di intellettuali europei, per ratificare un accordo culturale con il governo giapponese.

Prima dell’ultimo incontro nella sede istituzionale, ci prendemmo due giorni di pausa e decidemmo di far visita all’Ashikaga Flower Park, nel distretto di Tochigi. Bisogna sapere che i fiori sono parte integrante della cultura giapponese. Nella vita di tutti i giorni li troviamo come motivi ornamentali sui kimono, nelle opere d’arte, e persino nei documenti ufficiali, come passaporti e sigilli governativi.

Nel corso dei secoli, il popolo giapponese ha radicato un diffuso e profondo rispetto per tutte le componenti vitali della Natura, una sorta di ammirazione sacrale verso di essa, che si manifesta ogni anno, all’alternarsi delle stagioni con le conseguenti trasformazioni del paesaggio I periodi di semina e fioritura definiscono con precisione i ritmi naturali e vengono aspettati dalle comunità giapponesi come un vero e proprio appuntamento con la vita, in cui contemplare le meraviglie della creazione.

Scivolando tra le piogge primaverili e il caldo sole, aprile è uno dei mesi più fecondi del Paese. Se i fiori di ciliegio dominano la prima metà del mese, sono i fragranti racemi di glicine che intrappolano i sensi a metà aprile, facendo il loro corso tra la metà e la fine di maggio.
Sumiko Embutsu, specialista di fiori, scrive che la corteccia del glicine viene battuta fino a renderla morbida, quindi viene tessuta in tessuto per l’abbigliamento. Il giardino del parco mostra i fiori in varie forme, alcuni indipendenti, altri striscianti lungo le pareti delle cime, vasche in cemento e, con le loro più imponenti, infiorescenze viola e bianche appese a grandi pergole conosciute in Giappone come “fujidana”.

Ashikaga è un parco che si sviluppa su 9.2 ettari è il più grande giardino di glicine in Giappone, famoso per le sue quattro grandi pergole di glicine, in fioritura da metà aprile a metà maggio. Una tipologia particolare di albero però, lo ha reso così celebre: la “wisteria” o, come lo chiamano in Giappone,“Fuji. ll Glicine, è chiamato “wisteria” in onore di Gaspare Wistar, studioso di anatomia di Filadelfia che visse nella seconda metà del ‘700; è un genere di pianta rampicante della famiglia delle Fabacee, originario della Cina e del Giappone, venne importato in Occidente alcuni secoli orsono.

Da sempre questa pianta gioca un ruolo importantissimo nella cultura giapponese, essendo nota per essere uno degli alberi più antichi della regione. Il parco ne ospita più di 350 nelle tonalità del rosa, viola, blu e del bianco in grado di creare magici giochi di colore e atmosfere da favola quando sono nel pieno della loro fioritura.

“Ofuji” (un grande glicine) è un monumento della Natura. Ha più di 145 anni e , a causa dell’allungamento dei suoi rami, copre una superficie equivalente a quella di 300 tatami; i suoi rami sono supportati con pali per creare un enorme ombrello di fiori di Fuji blu, e, secondo la cronaca, il più lungo grappolo di glicine ha raggiunto la lunghezza di 1,9 m.
Il paesaggio e le sue espressioni cambiano con le stagioni, grazie ai fiori e agli alberi in fiore. Dai miei appunti di viaggio,ricordo che il parco Ashikaga ospita due specie endemiche del Giappone: il viola, o il blu, il glicine floribunda e il bianco shirobana fuji. Un altro vitigno coltivato qui è lo yae fuji, una specie a fiore doppio color lilla, a forma di rosetta con stame petaloidi.

Il glicine, fatto di tanti fiorellini inseparabili gli uni dagli altri, è simbolo di autentica amicizia. Essendo una pianta molto duratura, che supera addirittura il secolo di vita, racchiude in sé anche un forte significato di immortalità. Lo troviamo raffigurato sugli stemmi delle famiglie giapponesi come simbolo di longevità e unione. Lo ritroviamo ad esempio, appena usciti dal parco sul Ponte Taiko-bashi ‘che attraversa il vecchio fossato con il cancello principale’ Sanmon ‘che porta al Tempio di Bannaji. L’aspetto originale del vecchio castello in quegli anni può essere ricondotto a questa immagine moderna. Bannaji, originato da un piccolo tempio costruito dal clan Ashikaga nel 1196, si era gradualmente sviluppato come tempio di famiglia di questo clan, con il completamento dell’edificio principale nel 1299 e, il simbolo del glicine suggella la longevità e la grandezza di questa famiglia.
Il glicine, attraverso la vitalità esplosiva dei suoi meccanismi germinanti costituisce il simbolo della capacità trasformatrice della Natura durante ogni stagione nuova della Primavera; le sue forme sinuose, simbolo di un principio organico in espansione diventano un riferimento del simbolismo francese nell’Art Nouveau. L’Arte è nella Natura e la sua percezione, prima, e, rappresentazione dopo, ci trascinano nel vortice di una nuova Estetica, a volte sublime e onirica come ho compreso nello straordinario giardino di Ashikaga.

Articolo di Enrico Falqui