Accostare i termini paesaggio e terrazza è quasi un ossimoro. Una vastità racchiusa e costretta in un vaso e tra due, tre, quattro mura. Ma come spesso accade i limiti diventano stimolanti. Desidero un giardino dove potermi esprimere in libertà, ma vivo a Roma e devo accontentarmi di una terrazza non molto grande. La sfida per me è quella di vivere una terrazza come fosse un piccolo giardino: impossibile farlo rispetto agli spazi, ma attraverso le piante, in parte, lo è. Dunque la maggiore varietà possibile!

Piante che sorprendono, che cambiano con le stagioni, che rinascono dal nulla. Profumi, frutti, bacche…

Accosto le piante cercando costantemente l’emozione della scoperta che l’immenso mondo vegetale sa regalare quotidianamente. E’ il motivo per cui amo questo lavoro.

Di primo impulso, quando vedo una nuova terrazza, lascio correre la fantasia: mi immagino in che modo vorrei viverla, in che direzione vorrei che il mio sguardo si perdesse e cosa vorrei osservare da vicino. Ascolto i proprietari e comincio a frenare i miei pensieri: a volte si è sulla stessa lunghezza d’onda, altre volte è necessario mediare.

Ci sono casi in cui, invece, i ruoli si ribaltano, come in questa terrazza nel cuore di Roma: una proprietaria esuberante e dai mille desideri. Stavolta sono io a dover frenare lei e imporre dei limiti.

Mi dice: “Vorrei…

alberi che producano frutti succosi,

limoni e Bouganville che mi ricordano la costiera,

le rose di mia madre,

i fichi d’india, perché amo la Sicilia e anche tante piante grasse.

quell’arbusto meraviglioso che ho visto in vivaio con le piccole mele,

poi quello strano essere dai frutti che sembrano delle dita di una mano, cos’è, come si chiama?”

“ Il Cedro mano di Buddha (Citrus medica var. sarcodactylus)…”

Lei continua: “…quel ciuffo lì perché mi sta troppo simpatico, le aromatiche perché ci cucino…”

Dunque, dove mettiamo tutto questo?

Realizziamo dei grandi vasi in zinco, larghi abbastanza da fare crescere con vigore diverse piante, anche se vicine, una linea neutra che raddoppia il parapetto, senza coprire la vista. Qui cresceranno Pittosporum tobira nano e Lavandula stoechas per una base sempreverde e fra loro arbusti di Malus floribunda, Buddleje, Verbena bonariensis  un corbezzolo (per nominarne alcune).

In giro per rigattieri troviamo vecchi secchi di zinco e vasi classici di cotto. Ci mettiamo a dimora un Ficus carica, un ulivo, i limoni, un Prunus, un arancio amaro e due melograni.

Il cedro e le bounganville sul muro, protetti dal freddo.

“ Ho trovato una vasca meravigliosa in toscana, possiamo utilizzarla per le piante?”

“Certo, un laghetto era giusto quello che mancava!” E allora piccole Ninfee, Iris pseudacorus, ossigenanti e gambusie che si nutrono di larve di zanzare.

Vecchi tavoli di ferro e divano ricavati da letti, in ferro anch’essi, e poi mobili moderni e colorati, tutto insieme nel risultato in cui la mia mano di certo non si nota, ma, decisamente, rispecchia il carattere di chi lo vive.

Foto e articolo di BluMambor