Durante uno dei miei frequenti viaggi in Francia, alcuni anni fa, capitai in uno straordinario piccolo borgo della Bretagna, Bécherel, dove vivono circa ottocento persone. Grazie all’iniziativa presa da tre donne, oltre trent’anni fa, in questo piccolo paese, a metà strada tra Rennes e St. Malo, oggi si trova un grande mercato di bancarelle di libri usati di ogni genere e valore.

Erbario delle Fate

Grande fu la mia sorpresa nel trovare libri antichi sui giardini storici di Francia, preziosi libri di fotografia del paesaggio, oggi introvabili, ed erbari di ogni tipo. Tra i più recenti, fui incuriosito da un libretto di circa ottanta pagine “ L’Erbario delle Fate”(2011), scritto e disegnato da Benjamin Lacombe e Sebastien Perez, che illustrava in maniera mirabile il diario di un botanico e naturalista russo, Alexsandr Bogdanovich, incaricato, in Russia ai primi del Novecento, dal Gabinetto occulto di Rasputin, di svolgere ricerche su particolari e rare piante medicinali “per scoprire l’elisir dell’immortalità.”

Le sue ricerche lo portarono in Bretagna, dove nel bel mezzo degli sterminati campi bretoni, c’era (e c’è ancora) una foresta misteriosa. La Foret de Brocélande, un bosco di querce e faggi, il cui sottobosco è riempito da una varietà di alte felci “da sbalordire qualsiasi visitatore” e intrisa di leggende che ruotano attorno alle mitologiche figure di Merlino, Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.

Erbario delle Fate

Questo straordinario erbario illustrava, con dipinti a olio, disegni a penna, acquerelli con colori vivaci, disegni in chiaroscuro, su carta lucida, il “mondo visibile e invisibile” di Brocelandia visitato oltre un secolo fa da Alexsandr Bogdanovich. Ma il botanico russo, affascinato da quell’oscura foresta ,nel catalogare e disegnare le specie dell’erbario, aveva portato allo scoperto i sogni invisibili della sua immaginazione. Così che aveva nascosto nel cavo di piante, fiori ed erbe, dei piccolissimi umanoidi, la cui struttura corporea era somigliante alle piante alla cui forma si accoppiavano. Giorno dopo giorno, diceva Bogdanovich, “la mia ricerca nella foresta, conferma che parte della vegetazione ospita piccole fate e piccoli gnomi, costituendo così l’anello mancante tra il regno animale e il regno vegetale.”

Alexsandr Bogdanovich non viene descritto come un pazzo , dall’Autore dell’erbario, bensì come un eroe della sua letteratura fantastica, invitandoci a considerare che, proprio sotto lo stimolo di certi paesaggi magici, l’Uomo viene sospinto ad affrontare il soprannuturale.

L’Or de Broceliande, -L’Arbre d’Or – Francois Davin

Così che, trovandomi a pochi chilometri dalla Foresta di Brocelandia, totalmente stregato da una citazione di Edgar Allan Poe, che l’Autore aveva posizionato nella prima pagina del libro, presi la strada per questa misteriosa foresta, che oggi prende il nome del Comune che la ospita, la foresta di Paimpon. Essa è un residuo lembo di circa 700 ha della grande foresta che un tempo occupava l’intera regione dell’Armorica, l’attuale Bretagna. La bellezza di questi boschi, fra laghetti, ruscelli, rocce ricoperte di muschio e pietre dalle forme curiose, fa da cornice ai racconti magici che, da sempre, ne fanno una meta di pellegrinaggio per gli amanti del genere e della fantasia. Il fascino non è dovuto soltanto all’oscurità della foresta, ma nasce da esseri meravigliosi, che, come sostiene l’autore dell’Erbario delle fate, furono forse divinità prima di diventare eroi da romanzo, e che popolano le ombre da tempi immemorabili.

La relativa altitudine della foresta contribuisce a darle un clima simile a quello oceanico delle coste del Finistère. Questa situazione climatica, grazie alla quale i venti provenienti da ovest e sud-ovest, portano nuvole e pioggia che supporta la vegetazione, è predominante. L’acqua in eccesso alimenta i numerosi ruscelli che percorrono il fondo di piccole valli per gettarsi prima nel fiume Aff, e poi nella Vilaine, nell’area attorno a Redon nel sud del dipartimento dell’Ile et Vilaine.

Le antiche leggende ci dicono che la foresta di Paimpoint è stata il luogo dove re Artù ricevette la spada Excalibur dalla fata Viviana, la misteriosa signora del Lago, che divenne poi amante di Mago Merlino. Il castello di Compour ospita il centro dell’immaginario Arturiano, poiché qui aveva sede il regno magico di Viviana, nascosto per lei da Merlino.

Confesso che , quando ci arrivai, la suggestione prodotta in me dalla bruma che circondava le acque del lago di Diana, in cui si specchia l’antico maniero e dall’affascinante concerto dei versi degli animali, provenienti dal fitto bosco che lo circonda, misero in moto la mia immaginazione al pari dei fantastici sogni di Alexsandr Bogdanovich.

Nel cuore della foresta, nascosta da occhi indiscreti, incontrai la Fontana di Barenton, con le sue grosse bolle d’azoto che danno l’impressione che la superficie della fontana sia in ebollizione. La leggenda vuole che, qui, Merlino scatenasse i temporali con un arcano rito magico.

La fontana di Barenton

Da qui si diparte un labirinto di strade e alberi che si perdono in mezzo alla natura incontaminata e, qui, lo spirito di qualsiasi visitatore ritrova una pace che ormai ci è sconosciuta, nel confuso e frenetico frastuono delle metropoli in cui viviamo. Procedendo verso ovest di Paimpont, si arriva in una vallata isolata ma stupefacente dove dominano paesaggi contrastanti, scavata tra pietre di scisto rosso.

E’ la Valle senza Ritorno, dove, secondo la leggenda, la Fata Morgana, sorellastra di Re Artù, si esercitava nell’arte magica imparata da Merlino. La leggenda tramandam, a noi posteri, la vendetta di Morgana contro tutti gli uomini infedeli alle loro donne. Tutti gli amanti infedeli che la attraversavano, rimanevano prigionieri di un’invisibile muraglia d’aria. Quando cadevano vittime del potere di Morgana, perdevano la nozione del tempo e della realtà, percepivano la loro eterna permanenza ,come un breve periodo pieno di piaceri. Poi arrivò Lancillotto, che, sfuggito alle trappole di Morgana, liberò tutti cavalieri dalla loro prigione.

L’oscura selva di Paimpont è, secondo la leggenda, il luogo dove re Artù ricevette la spada Excalibur dalla fata Viviana, la misteriosa signora del Lago, che divenne poi amante di Mago Merlino.  Seguendo i sentieri di Brocelandia, si possono, dunque, rincorrere miti e leggende che alimentano la nostra fantasia e che ci permettono di scegliere di perdersi, di esplorare e restare incantati, come sempre accade di fronte alla perfezione della Natura.

Il giorno dopo sulla strada del ritorno, verso Rennes, a pochi chilometri dalla foresta di Paimpont, mi imbattei in un altro straordinario “ paradiso incantato”, a Bréal-sous-Montfort: i giardini di Brocelandia. Alcune leggende create ad arte, immaginano che questi giardini siano nati come eterno dono d’amore di Merlino alla Fata Viviana.

Fatti pochi passi, ti trovi immerso in una “straordinaria danza” tra 400 varietà di lilla, 1.000 varietà di iris, 250 varietà di rosa storica e moderna e 280 varietà di dalia. 

 Ai giardini di Brocelandia , ci sono quasi 250 varietà di rose che, in un’orgia di colori, sbocciano e fioriscono sotto i tuoi occhi stupiti! 
Mentre cammini, scopri gli spazi dedicati alle rose antiche o moderne, tra cui la famosa rosa di Brocéliande. Si tratta di 24 ettari di verde dove crescono collezioni di piante, percorsi sensoriali e attività divertenti per persone di ogni età. Quando, dopo un’intera giornata di delizie e di nutrimento dello spirito, uscii da questi giardini straordinari, mi ricordai della citazione di Allan Poe, letta nell’Erbario delle Fate, scritto dal botanico francese Lacombe: “Quelli che sognano di giorno, hanno la consapevolezza di molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte”.

Articolo di Enrico Falqui