Che cosa rende Portland una città esemplare e un modello per il futuro? Dalla nomea di città portuale tra le più pericolose al mondo a quella di metropoli verde e sostenibile, scopriamo i segreti di una grande città a misura d’uomo e come da un territorio fortemente urbanizzato possano partire i cambiamenti ambientali.

Panoramica di Portland
Portland Aerial Tram

Il Selvaggio West

Nel lontano 1806, quando Lewis e Clark, nella loro leggendaria spedizione a Ovest, raggiunsero il Willamette River, nominandolo Multnomah, fino all’attuale ponte St. Johns, Portland era un territorio incontaminato, abitato da alcune tribù Chinook che vivevano principalmente di caccia e pesca. Fu la visione illuminata del presidente Jefferson, mosso da una profonda curiosità scientifica di mappare un territorio inesplorato e catalogarne flora e fauna, a creare i presupposti per la più importante spedizione a Ovest mai effettuata nella storia degli Stati Uniti. Fedeli alla missione loro affidata, Lewis e Clark fornirono i primi dettagli topografici dell’attuale Oregon e instaurarono rapporti di collaborazione con le tribù indigene, grazie anche alla presenza di una donna nativa, Sacagawea, poi divenuta una figura iconica nella storia americana.

A seguito della spedizione, dal 1830 i primi pionieri iniziarono ad arrivare dalla tratta occidentale dell’Oregon Trail, una via aperta dai commercianti di pellicce e percorribile solo a cavallo o a piedi e, dal 1836 in poi, tramite ferrovia. Inizialmente chiamata ‘the Clearing’, ovvero la radura, per il grande numero di alberi tagliati per costruire la città, Portland fu così nominata dalla sorte: il lancio di una monetina tra i due proprietari dei terreni della città, Pettygrove, originario di Portland in Maine, e Lovejoy, proveniente da Boston, ne decretò il nome.

Nel 1851 la città aveva una popolazione di 800 persone, in rapida crescita grazie all’accesso diretto all’oceano dai fiumi Willamette e Columbia, e alla zona agricola di Tualatin Valley; Portland rimase il principale porto sul Pacifico per quasi tutto il 1900, fino all’espansione del porto di Seattle.

Terra di migrazione dall’America e dall’Asia, tanto che già nel XIX secolo i giapponesi crearono la loro Japantown, Portland trovò nell’industria del legname il principale motore dello sviluppo, grazie all’abbondanza di alberi adatti (Abeti di Douglas, Abeti canadesi occidentali, Cedri rossi del Pacifico e Aceri dell’Oregon).

La rapida espansione, legata alla presenza del porto e al passaggio di un consistente numero di minatori diretti verso la California per la corsa all’oro, portò alla proliferazione di attività legate alle scommesse, alla prostituzione e al malaffare, che, unitamente a scarse infrastrutture igieniche, consentirono a Portland di ottenere il poco lusinghiero primato della città più sporca degli stati del Nord.

Lewis e Clark a concilio con i nativi (immagine del 1810)

All’inizio del XX secolo la sua reputazione era di una metropoli violenta e pericolosa, che continuava a espandersi, tanto da triplicare i suoi abitanti tra il 1900 e il 1930. La seconda guerra mondiale permise un’ulteriore crescita economica, dovuta ai cantieri per la costruzione delle navi cargo ‘Liberty ships’ e, allo stesso tempo, le attività illegali divennero appannaggio del crimine organizzato, che si infiltrò fino alle istituzioni.

È solo dagli anni 60, sotto l’influenza della controcultura hippie, esplosa nella vicina San Francisco, che Portland iniziò a rinascere culturalmente e ad acquisire coscienza sociale e forte interesse per le cause ambientaliste e per i diritti dei nativi americani e delle minoranze gay.

Nel 1970 Portland era ormai una città progressista e in perenne sviluppo, fino a un rallentamento del mercato immobiliare nel 1979, che causò una significativa crisi dell’industria del legname. Il peggioramento generale della qualità di vita, unito a una profonda coscienza culturale, portò gradualmente alla rinascita della città.

Dagli anni 90 l’industria tecnologica prese piede e, grazie anche alla fama di città culturalmente avanzata, cominciò ad attirare un gran numero di giovani e di neolaureati, fino a raggiungere una crescita sostanziale del prodotto interno lordo della città. Negli ultimi decenni l’area è stata ribattezzata Silicon Forest, per il gran numero di aziende e start-up del settore tecnologico.

Terra di Frontiera

A meno di 100 km dal Pacifico, Portland si sviluppa sulle rive del fiume Willamette, che divide nettamente la città da sud a nord, dove si congiunge al fiume Columbia, che la collega all’oceano. Caratterizzata da una parte centrale essenzialmente pianeggiante, le zone ad ovest si inerpicano sulle pendici delle montagne Tualatin, mentre nelle giornate limpide i monti Hood e St. Helens dominano l’orizzonte. Il paesaggio cittadino si caratterizza soprattutto per i ponti sui due fiumi, 14 in tutto, tanto che viene anche denominata Bridgetown. Molti di essi sono ponti storici costruiti all’inizio del 1900.

Estremo ovest degli Stati Uniti, terra di pionieri per eccellenza, Portland idealmente sconfina al di là del suo territorio, sfociando con il fiume Columbia nell’oceano e avvicinandola all’estremo est del mondo. La vocazione pionieristica di Portland fu alimentata dall’idea della ‘terra promessa’, preda di avventurieri in cerca di fortune e di affaristi senza scrupolo, ma anche di esploratori coraggiosi e curiosi di ogni sorta.

Città meno religiosa di tutto lo stato, si caratterizza per un solido legame con la natura, imponente e ancora incontaminata a ridosso del territorio urbano, legame alimentato dalla tradizione nativa e dalle culture orientali. Il degrado seguito all’esplosione economica lasciò presto il posto al bisogno di riorganizzare e ripulire il territorio, grazie ad un risveglio generalizzato delle coscienze.

Portland (1898)

A riprova della consapevolezza dei cittadini di Portland, risulta emblematico un episodio risalente al 1904, quando la statua ‘The coming of the white man’ fu eretta nel City Park, a rappresentare due grandi figure in bronzo di nativi americani all’arrivo di Lewis e Clark. Durante la cerimonia di inaugurazione il sindaco così si espresse, rivelando una sorprendente lungimiranza: “Il significato storico di questo gruppo di figure è l’invasione da parte dell’uomo bianco della terra incontaminata degli Indiani. Questo monumento probabilmente sopravvivrà quando la razza delle persone che rappresenta sarà estinta”.

Il Sistema Verde

Un’indagine di ParkScore del 2013 rivelava che l’80% dei cittadini di Portland vive entro mezzo miglio da un parco pubblico, mentre l’area a parchi copre il 16% della superficie cittadina. La città viene spesso descritta in termini di città americana più verde e risulta sempre ai primi posti nelle classifiche mondiali di settore. Sicuramente il sistema parchi è uno dei migliori e più articolati degli Stati Uniti.

Come per la pianificazione urbanistica, la pianificazione del verde incominciò qualche secolo fa. I primi parchi, i South Park blocks, risalgono al 1852 e formano un corridoio verde che attraversa il cuore culturale della città, tra il Portland Art Museum, l’Oregon Historical Center e l’Università pubblica. Sebbene dedicati alla città, i blocks furono creati da privati e divennero proprietà comunale solo nel 1870. Nel 1899 lo stato dell’Oregon promulgò una legge che riguardava le città con più di 3 mila abitanti, che prevedeva l’acquisizione di terreni da destinare alla creazione di parchi, sotto la gestione di una commissione formata da figure istituzionali e da cittadini. I poteri conferiti alla commissione consistevano nel promulgare leggi e regolamenti, istituire tasse sulla proprietà, stabilire sanzioni e organizzare il controllo dei parchi cittadini. Ogni tassa destinata all’ottenimento di terreni avrebbe dovuto essere votata dai residenti; gli abitanti di Portland si pronunciarono a favore lo stesso anno. Da parte loro, i cittadini iniziarono a vivere e usufruire degli spazi verdi e ad avanzare richieste di vario genere. A seguito di ciò, nel 1901 si tennero i primi concerti estivi all’interno di parchi e nel 1902 fu istituito un campo da baseball, il primo di una lunga serie di campi e strutture sportive.

The coming of the white man (eretta nel 1904)

Nel 1903 i fratelli Olmsted, architetti paesaggisti, furono incaricati dal Park Board, il gestore pubblico dei parchi (diventato poi l’attuale Portland Parks & Recreation), di progettare un sistema di spazi aperti per andare incontro alle esigenze di una popolazione in rapida crescita. Ispirati dal movimento City Beautiful, filosofia urbanistica americana della fine del XIX secolo votata all’introduzione di bellezza e splendore architettonico nelle città, nel 1905, durante l’Esposizione dedicata al centenario di Lewis e Clark, presentarono il Report to the Portland Park Board.

Individuarono 3 punti chiave: il bisogno di parchi all’interno del centro urbano, percorsi verdi sulle rive dei fiumi e la necessità di preservare l’accesso ai fiumi per le generazioni future. Il rapporto sottolineava l’importanza di un sistema equilibrato e comprensivo di parchi connessi da vie verdi, che ponesse l’accento sul contesto naturalistico, e manutenuto da tecnici specializzati. Il sistema necessitava di un controllo indipendente dall’amministrazione comunale, in modo da rispondere a necessità pubbliche piuttosto che politiche. Sebbene il progetto fu adottato e implementato negli anni successivi dal sovrintendente dei parchi, l’acquisizione dei terreni necessari fu talmente lenta che i prezzi lievitarono e nel 1909 John Olmsted affermò che Portland non era pronta a cogliere le sue potenzialità.

St. John’s Bridge

Nei decenni successivi il progetto Olmsted, che includeva quartieri residenziali, parchi regionali, viali panoramici e zone pedonali, fornì le linee guida per lo sviluppo della maggior parte dei parchi pubblici. Nel 1921 fu istituito il Community House, un programma che forniva corsi di danza, ginnastica, artigianato e organizzava gruppi di scout. Vennero inoltre istituiti servizi gratuiti alla comunità, dalle pulizie a domicilio a servizi di babysitting.

Negli anni ’60 fu il governatore Tom McCall a contribuire in maniera fondamentale alla pianificazione urbanistica e del verde. Alla fine del decennio, il governatore invitò le comunità dell’Oregon a progettare dei piani per tenere sotto controllo la crescita urbana e istituire delle cinture verdi dove fossero inibite nuove costruzioni. Tali confini verdi avevano lo scopo di salvaguardare i terreni agricoli e reindirizzare la crescita urbana verso il centro, incrementando la densità abitativa e dando potere alle comunità. Tra varie decisioni cruciali prese dai residenti, la proposta di un’autostrada interstatale fu bocciata a favore di un sistema di metropolitana leggera e altri mezzi pubblici. Nel 1975 furono organizzati i primi giardini comunitari, spazi pubblici dati in dotazione ai cittadini da utilizzare come orti o giardini, e ottennero immediato successo.

Il Waterfront Park, lungo il fiume Willamette, onora l’eredità lasciata da Tom McCall. Aperto definitivamente nel 1978, e intitolato al governatore nel 1984, le sinuose vie verdi a bordo del fiume ospitano un gran numero di camminatori, skaters, ciclisti e rappresentano un comodo svago per quanti lavorano in centro. Immaginato già alla fine degli anni 60, nel 1972, attraverso la consultazione dei cittadini, fu finanziato da una tassa destinata alla riqualificazione dell’area e proposta da un gruppo di abitanti della zona. Gli ultimi cambiamenti apportati del 2003 sono stati ugualmente frutto di una progettazione partecipata tramite workshops, indagini e riunioni pubbliche.

Piscina al Peninsula Park (1935)

Non lontano dal Waterfront si trova il Burnside Skaterpark che, insieme a 5 parchi al coperto, fa di Portland il regno degli skaters. Forest park, aperto ufficialmente nel 1948, con una superficie di oltre 2000 ettari è il più grande parco naturalistico presente entro i limiti urbani negli Stati Uniti, e regala scenari da natura selvaggia alla parte occidentale della città. La città ospita anche il più piccolo parco pubblico del mondo, il Mill Ends Park, un cerchio dal diametro di 61 centimetri, inaugurato nel giorno di San Patrizio del 1976, definito ‘l’unica colonia di folletti fuori dall’Irlanda’. La leggenda narra che, nel piccolo sito destinato a ospitare un lampione, un giornalista di origini irlandesi di nome Fagan vide aggirarsi un folletto, che esaudì il suo desiderio di creare un proprio parco, senza specificarne la grandezza.

Risale al 1871 la creazione del Washington Park, inizialmente denominato City Park, una grande area di 166 ettari che ospita lo zoo, un arboreto, dei musei e dei memoriali, oltre a numerose strutture sportive. Al suo interno si trova anche il giardino di rose conosciuto come International Rose Test Garden, inaugurato nel 1917. La passione per le rose è storia antica e valse al Portland l’appellativo di ‘Città delle Rose’ già dal 1888; l’appuntamento annuale del Portland Rose Festival si ripete dal 1907, anno in cui si tenne la prima parata. Nello stesso parco è presente inoltre il Japanese Garden, inaugurato nel 1967, considerato uno dei più autentici al mondo al di fuori del Giappone. Dal 2000 a Portland esiste altresì un giardino cinese, il Lan Su Chinese Garden, creato in collaborazione con la città cinese di Suzhou e grazie a suoi artigiani; il 90% delle specie presenti è indigeno della Cina, sebbene le piante siano state reperite in Oregon. Anche nella parte orientale della città si trovano diversi parchi: lo storico Peninsula Park Rose Garden, il giardino di rose di Ladd’s Addition, il Crystal Springs Rhododendron Garden, il Leach Botanical Garden e The Grotto.

Il paesaggio dell’area di Portland si caratterizza altresì per la presenza di un vulcano estinto, il monte Tabor, circondato da un parco conosciuto per le viste panoramiche e le riserve idriche. Esistono poi tre parchi statali e un parco divertimenti, definito la Coney Island del Nord Ovest, il Oaks Amusement Park.

Waterfront Park

Attualmente il sistema dei parchi pubblici di Portland copre una superficie di oltre 4500 ettari. È gestito dal Portland Parks & Recreation, la cui missione dichiarata è di aiutare i residenti a ‘giocare’, fornendo parchi sicuri, servizi, strutture e programmi che promuovono l’attività fisica, mentale e sociale, in particolare di bambini e ragazzi. I parchi storici vengono regolarmente riqualificati secondo le esigenze di una popolazione in cambiamento mentre gli interventi recenti riguardano i nuovi quartieri. All’interno di Parks & Recreation la divisione Urban Forestry si occupa della salvaguardia e conservazione dei 1,2 milioni di alberi nei parchi e nelle riserve naturali e dei più di 230 mila presenti nelle strade cittadine. Il verde, sia pubblico che privato, è protetto e regolamentato e per ogni edificio di nuova costruzione vige l’obbligo di piantare alberi. Infine i giardini comunitari sono una realtà diffusa. Ne esistono circa 50, sparsi in tutta la città; rispondono sia a una funzione sociale, permettendo l’incontro delle comunità, che produttiva, fornendo frutta e verdura a basso costo.

Il Confine Verde e l’Urbanizzazione

Portland è spesso citata come un esempio di città caratterizzata dalla forte pianificazione del territorio. Le prime consultazione di esperti urbanistici risalgono al 1903, con i progetti del Washington Park e della via verde del 40 Mile Trail, realizzata successivamente come via di connessione per molti dei parchi cittadini e ampliata fino a coprire 220 miglia.

All’inizio degli anni ’70, spinti dalla voglia di rivitalizzare una città in forte degrado, diversi abitanti del centro di Portland si riunirono insieme a esperti consulenti in concerto con l’amministrazione comunale e nel 1972 pubblicarono il Downtown Plan, una serie di linee guida per lo sviluppo urbano. Il piano prevedeva limitazioni dell’uso dei terreni e misure per la tutela dell’ambiente, con controlli della qualità dell’aria e zone a traffico pedonale, oltre alla pianificazione dei diversi quartieri. Il piano non fu adottato ma ad oggi è considerato un documento eccezionale e visionario che ha fatto storia, ed è stato ripreso negli anni 90 nel Region 2040 Plan.

Fu il governatore Tom McCall nel 1973 a convincere la legislatura dell’Oregon a adottare le prime regolamentazioni sul controllo del territorio. Appoggiato da una coalizione di agricoltori e ambientalisti, McCall persuase l’assemblea che la bellezza e l’accessibilità alle zone naturali sarebbero state compromesse dall’espansione urbana. Fu firmato il Senate Bill 100 che portò alla creazione di una commissione e di un dipartimento per la conservazione e lo sviluppo. Il provvedimento imponeva di porre dei limiti alla crescita urbana, di pianificare un uso saggio e programmato dei terreni e di proteggere le risorse naturali.

Mill Ends Park, il parco più piccolo del mondo

Per soddisfare tali richieste, nel 1977 l’Associazione dei Governi della regione della Columbia, propose il cosiddetto Urban Growth Boundary ovvero un limite alla crescita urbana. Lo scopo del limite era, e tuttora permane, di separare le aree urbane, dove l’alta densità è incoraggiata, dalle aree rurali, regolate da forti restrizioni allo sviluppo non agricolo. I servizi e le infrastrutture, fognature, acqua potabile, telecomunicazioni, scuole e servizi di sicurezza sono accessibili entro tale limite.

Dall’Associazione nel 1978 nacque Metro, l’unica organizzazione di pianificazione metropolitana a elezione diretta degli Stati Uniti. Si occupa dell’uso dei terreni, della pianificazione dei trasporti, della gestione dei rifiuti e dell’aggiornamento catastale. Dall’anno della sua creazione, il compito essenziale di Metro è la gestione del limite della crescita urbana. Dal 1997 la legge dell’Oregon richiede di mantenere una previsione sui 20 anni di utilizzo dei terreni per futuri sviluppi residenziali. Dal 2007 l’orizzonte temporale della previsione è stato aumentato fino a 50 anni. Nel 1980, la commissione per la conservazione e lo sviluppo approvò il primo limite proposto da Metro come rispondente alle richieste dello stato. I limiti non sono fissi. Dagli anni 70, i confini dell’area di Portland sono stati rivisti molteplici volte, anche se spesso in misura minima. Le espansioni più significative sono avvenute tra la fine degli anni 90 e i primi anni 2000.

Negli anni ’80 lo sviluppo urbanistico fu anche influenzato dal Neourbanesimo, un movimento nato negli Stati Uniti che promuove i quartieri pedonali, con destinazioni d’uso varie, e fortemente legato all’ambientalismo e alla sostenibilità. Il movimento contribuì a consapevolizzare i cittadini sui loro bisogni e desideri e a creare città più vivibili. Sosteneva la cooperazione tra gli urbanisti e altri professionisti, come architetti e paesaggisti, per una pianificazione e progettazione rispondente a molteplici esigenze.

International Rose Test Garden

È proprio del 1980 il Portland’s Comprehesive Plan. Fornisce linee guida, attualmente ancora seguite, basandosi sul concetto di nuclei e corridoi, ovvero di focalizzare la crescita urbana in centri residenziali e lungo corridoi, entrambi forniti dei servizi e delle infrastrutture necessarie, in modo da contenere l’espansione entro i confini della zona urbana. La più grande revisione del piano del 1980 avvenne nel 2016, con l’approvazione da parte del consiglio comunale del 2035 Comprehensive Plan, della durata prevista di 20 anni, che includeva nuove politiche nell’utilizzo dei terreni, una ridefinizione delle zone e nuovi piani per i servizi pubblici.

Un’altra istituzione voluta dai cittadini e creata nel 1958 è il Prosper Portland, che gioca un ruolo cruciale nello sviluppo e nella riqualificazione delle zone centrali. Si occupa in particolare dell’edilizia residenziale e di programmi di sviluppo economico, collaborando con i maggiori costruttori locali in progetti su larga scala.

Holly Farm Park

La Vocazione Ambientalista

Portland è stata una delle prime città negli Stati Uniti a promuovere forme di trasporto alternative, puntando su un servizio di metropolitana leggera, il Max Light Rail, tuttora in espansione, poi integrato dalle rete tranviaria del Portland Streetcar, da un servizio di bus e da una funivia aerea, oltre al servizio suburbano del Wes Commuter Rail e a un sistema diffuso di percorsi pedonali e ciclistici.

Per quanto riguarda le risorse energetiche e le azioni sui cambiamenti climatici, già nel 1993 era stato creato un piano d’azione locale per ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili. Nel 2009 il Consiglio Comunale adottò all’unanimità il Climate Action Plan, un piano d’azione che prevedeva diversi provvedimenti a medio e lungo termine: una riduzione delle emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990, del 40% entro il 2030 e dell’80% entro il 2050, la fornitura di energia elettrica nel centro cittadino dal 100% di energie rinnovabili, da estendere entro il 2050 a tutta l’area metropolitana, incentivando l’utilizzo di biogas, pannelli solari, pompe di calore geotermiche ecc. Ad oggi più del 50% dell’energia utilizzata deriva da fonti rinnovabili.

Potenziamento della rete e nuove stazioni del Max Light Rail

L’ultimo Climate Action Plan del 2015 riparte dai risultati raggiunti per puntare oltre, interpretando le nuove scelte di consumo e impegnandosi soprattutto dal punto di vista sociale, dialogando con i rappresentanti delle comunità di minoranza e a basso reddito per incrementare l’equità attraverso le misure ambientali e energetiche.

Per sviluppare l’efficienza energetica e ridurre gli sprechi è stato approntato il City Energy Challenge Program; ha condotto a miglioramenti negli edifici adibiti a uffici, nell’illuminazione stradale e nel trattamento delle acque reflue. Inoltre, ogni edificio di nuova costruzione deve adeguarsi a precise direttive e adottare misure obbligatorie per il risparmio energetico.

Sul fronte del riciclaggio dei rifiuti, già nel 1971 lo stato dell’Oregon lanciò un programma di riscatto delle bottiglie, il Bottle Bill, ancora in vigore. Attualmente i rifiuti vengono suddivisi in ben 6 categorie e mediamente il 60% dei rifiuti viene riciclato, con un obiettivo del 90% entro il 2030.

La Sostenibilità come Imperativo Sociale

Portland è una città sostenibile, accessibile, socialmente e culturalmente attiva e si pone come modello per il futuro delle città americane. Le sue comunità coese indicano la direzione da prendere per sopravvivere come nazione. La ricchezza culturale e ambientale nutre la coscienza verso le generazioni future. Autoproclamatasi ‘la città che funziona’, l’inclinazione alla sostenibilità si esprime non solo nella gestione territoriale e del verde, ma nel complesso delle attività produttive e culturali. L’etica del riciclaggio, delle attività a basso impatto ambientale e l’impegno civico sono diffusi ad ogni livello.

Dotata di un efficiente sistema di trasporto pubblico, buona parte degli abitanti preferisce muoversi in bicicletta. La scelta della bicicletta è facilitata dalla capillare presenza di piste ciclabili e parcheggi dedicati e dalle distanze relativamente brevi. Molte agenzie turistiche offrono tours in bici della città e vengono organizzate ogni anno circa 4000 corse, inclusa una particolare corsa per nudisti! Il PedalPalooza è un festival annuale dei ciclisti che dura più settimane e ospita numerosi eventi.

Uno dei molti parcheggi per biciclette della città

Anche nel campo alimentare e della ristorazione si punta all’utilizzo di prodotti freschi e locali; i mercati di produzioni organiche e a km zero sono frequentatissimi. I cittadini vivono in centro e nelle periferie e le fattorie e le imprese agricole nei dintorni sono state preservate.

Definita anche Beertown, la bevanda preferita in città è la birra artigianale, e la città vanta un primato mondiale nel numero di microbirrifici. La birra è tanto amata da essere servita in cinema e teatri, secondo la formula del ‘Brew and view’ inventata proprio a Portland, dove alle grandi multisale e a titoli altisonanti si preferiscono piccoli locali, teatri storici e rassegne cinematografiche.

In generale l’arte è considerata un mezzo espressivo alla portata di tutti, pervasa dalla stessa coscienza sociale e di sostenibilità, tanto che spesso diviene occasione per esplorare e informare sulle istanze ambientalistiche. Numerose le manifestazioni: ogni mese si tiene il First Thursday, mentre annuali sono il Time Based Art Festival e il Design Portland. La città vanta inoltre la più grande libreria indipendente del mondo, Powell’s Books, aperta nel 1971.

“Mantieni Portland Strana”

In conclusione, ciò che fa di Portland una città a misura d’uomo è proprio l’uomo.

La partecipazione dei suoi abitanti alla pianificazione territoriale e del verde è stata determinante nello sviluppo di un territorio urbano e produttivo in equilibrio con l’ambiente naturale e basato sulle esigenze e i desideri della popolazione. Grazie alla costante consultazione e al coinvolgimento dei cittadini, la città è stata capace di crescere e rispondere alle crisi, ai cambiamenti e alle urgenti istanze ambientali e culturali, contribuendo a formare comunità responsabili, consapevoli e impegnate nella conservazione di un’alta qualità della vita e nel miglioramento delle situazioni sfavorevoli.

La vocazione pionieristica e il legame con il territorio hanno trasformato una terra di confine in un ponte, una zona di collegamento tra est e ovest, tra comunità lontane dai differenti valori culturali, integrate e libere di incontrarsi ed esprimersi. In un contesto permeato di aree verdi e di spazi ricreativi l’alta densità abitativa diventa una ricchezza e il motore di una crescita sostenibile.

Articolo di Laura Terzi