Sebastião Ribeiro Salgado è un artista Brasiliano nato nel 1944 nel distretto di Minas Gerais, dove da ragazzo ha studiato economia e statistica, per poi trasferirsi a Parigi. Dopo aver completato gli studi, agli inizi degli anni 70, iniziò a lavorare presso “l’Organizzazione mondiale del Caffè”, incarico che ha cambiato la sua vita per sempre, portandolo ad appassionarsi di fotografia fino a renderla la sua professione.


Sebastião Ribeiro Salgado

Nel 1973 realizza un reportage sulla siccità del Sahel, seguito da uno sulle condizioni di vita dei lavoratori immigrati in Europa. Nel 1974 entra nell’agenzia Sygma e documenta la rivoluzione in Portogallo e la guerra coloniale in Angola e in Mozambico. Nel 1975 entra a far parte dell’agenzia Gamma ed in seguito, nel 1979, della celebre cooperativa di fotografi Magnum Photos.

Oggi Salgado è considerato uno dei più grandi fotografi contemporanei a livello mondiale, grazie alla sua spiccata sensibilità che lo ha portato in questi anni a documentare la condizione umana in diverse aree geografiche, situazioni economiche, culturali politiche e sociali completamente opposte, che ha immortalato per comunicare un messaggio ben preciso di testimonianza al quale è rimasto saldo per tutta la vita.


Il genocidio ruandese, dallo sguardo di Salgado. Via El Pais, Brasil

Ormai quasi 30 anni fa, in viaggio in Africa orientale dove si trovava per documentare gli orrori del genocidio in Ruanda, l’incontro con la brutalità della morte, dove sangue, violenza, disperazione sono costanti compagni di strada ora dopo ora, giorno dopo giorno, Salgado si ammala.

E’ così che il fotoreporter brasiliano decide, in seguito a questo traumatizzante progetto, che sarebbe tornato in Brasile per prendersi cura del vasto allevamento di bestiame della sua famiglia a Minas Gerais, una regione che ricordava come una foresta pluviale lussureggiante e vivace.

Sfortunatamente, l’area aveva subito una drastica trasformazione durante la sua assenza… solo lo 0,5% del territorio era ancora coperto da alberi e tutta la fauna era scomparsa; Il tripudio di piante, animali incredibili, piccoli fiumi, che nell’immaginario di Sebastião bambino niente aveva da invidiare al paradiso, erano scomparsi.  Tutto è distrutto e l’artista sente che quel senso di morte dal quale scappava lo ha raggiunto anche nei luoghi dei suoi natali, in nome dello sviluppo economico.

Una terra devastata, deforestata, con pascoli ormai brulli e sabbiosi dove un tempo verdeggiava uno dei più estesi polmoni verdi del pianeta… Nasce così l’idea di ripiantare la foresta. Nel 1998, il fotografo e sua moglie Lélia Deluiz Wanick Salgado, decidono di creare di creare una “organizzazione ambientale dedicata allo sviluppo sostenibile della valle del fiume Doce”:  Instituto Terra, organizzazione no-profit che interviene in una zona complessa, che per secoli ha subito deforestazione e sfruttamento incontrollato delle materie prime, in particolare del ferro ( di certo ricorderete il tragico disastro causato dal crollo di una diga in una delle miniere di Brumadinho, a Gennaio 2019, che causò migliaia di morti).


Sebastião e Lélia Salgado

A partire da quel momento, i Salgados e L’Instituto Terra hanno ricostruito, metro per metro, la foresta di 1.754 acri, trasformandola da un terreno arido in un paradiso tropicale. Un’opera di riforestazione senza precedenti, che ha dimostrato ampiamente che, con il ritorno della vegetazione, l’acqua può tornare a scorrere dalle sorgenti naturali e che le specie di animali a rischio estinzione possono essere salvate ripristinando il loro habitat naturale. Grazie a questo progetto, sono stati piantati più di 2 milioni di alberi, che hanno trasformato questo paesaggio devastato dall’uomo, fornendo una efficace risposta ai cambiamenti climatici e donando una nuova ispirazione creativa al fotografo.

Oggi, l’Instituto Terra gestisce i 1.754 acri di Bulcão Farm, 1.502 dei quali sono stati dichiarati patrimonio privato Riserva Naturale (PNHR). Ispirato proprio dalla buona riuscita di questo progetto pilota, nel 2004, lo stato di Minas Gerais ha istituito la categoria della riserva privata per il Restauro Ambientale (PRER) con lo scopo di incoraggiare altri proprietari privati a seguirne il coraggioso esempio. Oltre a 293 specie diverse di alberi, il territorio di Bulcão Farm ora conta 172 specie di uccelli, 33 specie di mammiferi e 15 specie di anfibi e rettili, molti dei quali sono in pericolo di estinzione. Come previsto, questa operazione di riforestazione ha avuto anche un enorme impatto sull’ecosistema e sul clima; Oltre a reintrodurre piante e animali nella zona, il progetto ha ripristinato diverse sorgenti una volta prosciugate e ha persino influenzato positivamente le temperature locali.

“Tutti gli insetti e gli uccelli e il pesce sono tornati,” dichiara Salgado, “e, grazie a questo aumento degli alberi, anch’io sono rinato – questo è stato il momento più importante”.

L’operazione promossa dai Salgado ha coinvolto nel corso del tempo numerosi sostenitori e un’ingente raccolta di fondi, per riforestare nel tempo circa 17.000 acri di terreni. Un milione di piantine di Mata Atlantica, tipica vegetazione pluviale del Brasile, sono state curate nelle serre e, una volta cresciute, inserite nel loro ambiente. Con lo stesso approccio, anche nelle aree circostanti si sta lavorando attivamente a programmi di questo tipo.

Ricostruire le foreste vuol dire tornare a respirare grazie all’unica fabbrica capace di trasformare la CO2 in ossigeno: gli alberi. E grazie al fotografo brasiliano sappiamo che la riforestazione è possibile tanto quanto la deforestazione.

“Vi farò un piccolo esempio che capirete molto facilmente. Voi fortunati che avete ancora tanti capelli in testa, se vi fate una doccia, vi servono due o tre ore per fare asciugare i capelli se non usate un asciugacapelli. Per me, in un minuto sono già asciutti. Lo stesso con gli alberi. Gli alberi sono i capelli del nostro pianeta. Quando c’è pioggia in un luogo senza alberi, in pochi minuti, l’acqua arriva nei torrenti, portando terriccio, distruggendo le nostre sorgenti, distruggendo i fiumi, e non c’è umidità da trattenere. Quando ci sono alberi, il sistema di radici trattiene l’acqua. Tutti i rami degli alberi, le foglie che cadono, creano un’area umida, e l’acqua ci mette mesi e mesi sottoterra per arrivare ai fiumi, e mantenere le nostre sorgenti e i nostri fiumi. Questa è la cosa più importante, se pensiamo che ci serve l’acqua per ogni attività della nostra vita.” Sebastião Salgado