La potenza comunicativa di un libro è quella che permette di accendere la tua immaginazione, e di “farti vedere” luoghi e paesaggi descritti dall’Autore attraverso un linguaggio così ricco di particolari e di dettagli, da farti percepire come reali quei paesaggi. Così ché, quando il lettore si reca in quegli stessi luoghi, la sensazione immediata che prova è quella di averli “già visti”, sorprendendosi per la similitudine delle viste e per la coincidenza delle emozioni provate durante la lettura del libro.

(…) “Aron svoltò nell’Hagaparken e parcheggiò davanti alla Casa delle Farfalle.Sei mai sta qui?”. Sophie scosse la testa. Scesero dalla macchina ed entrarono nella grande serra. Umido, caldo, uccelli che cinguettavano, acqua che gorgogliava e, come suggeriva il nome, farfalle svolazzanti, inconsapevoli di quasi tutto, forse anche della propria bellezza. Si rese conto che le farfalle le piacevano molto, forse le erano sempre piaciute.” (…)

(Da “La Trafficante” di Alexander Sooderberg, 2013)

Planimetria del parco di Haga del 1770

Il parco di Haga fa parte , oggi, di un sistema di parchi che definisce il confine nord della città di Stoccolma. Nel 1771, il futuro venticinquenne re Gustavo III acquistò la proprietà nota come Prästhagen; questa terra si trova nella parte meridionale del parco odierno ed è ora conosciuta come “Vecchia Haga”.

Gustavo III stesso si è divertito a trascorrere del tempo in questo luogo e l’ha trasformato in una residenza, dopo essere stato ispirato dal romanticismo della natura nei suoi viaggi nell’Europa continentale. Tra il 1781 e il 1786 l’eclettico re Gustavo incaricò Frederick Magnus Piper, paesaggista svedese, esperto di idraulica ed orticoltura, di realizzare in quest’area un parco all’inglese.

Tempio Echo

I parchi in stile inglese erano una risposta al precedente stile francese che dominava l’architettura del giardino. Mentre i parchi e i giardini creati in stile francese, popolari tra il XVII e il XVIII secolo, dovevano essere le ultime opere dell’uomo, perfettamente simmetrici grazie all’incorporazione di forme geometriche, lo stile inglese era per molti versi l’opposto. Chiamati anche giardini paesaggistici, i giardini in stile inglese mettevano l’accento sull’integrazione della natura con lo scenario del contesto.

Sentieri tortuosi, panorami improvvisi e scenari radicalmente domati e plasmati, che si alternano alla grandiosità della natura incontaminata, sono componenti tipiche di questo paesaggio. In questo parco,il grande paesaggista svedese introdusse l’idea dei grandi prati a forma ovale, i cosiddetti “pelouse”, le cui prospettive e linee di vista erano state create per indirizzare l’attenzione della gente vero gli edifici più importanti del parco. Incoraggiato da Re Gustavo, Piper ha lavorato con lo scenario di Haga e ha creato nuovi canali, isolotti, prati e colline per migliorare il paesaggio esistente; tali nuove “architetture del paesaggio” erano coerenti con un dispiegamento sofisticato di monumenti e padiglioni all’interno del paesaggio, raggiungendo una perfetta integrazione dell’architettura nel paesaggio, senza elementi intermedi come gradini o bordi di ghiaia.

Tempietto Cinese – Kinesiska-templet

L’importanza del paesaggio naturale per la configurazione del parco fu dimostrata nel 1863, quando il livello dell’acqua nel lago Brunnsviken scese di 1,25 metri. Ciò ha cambiato drasticamente lo scenario del parco e le sue visuali. I canali e gli isolotti, creati da Piper, sono scomparsi e hanno trascinato via una parte del fascino delle vedute dal Tempio Echo.

Nei decenni seguenti, il paesaggio di Haga Park ha continuato a cambiare rapidamente, soprattutto a causa dell’espansione di Stoccolma, la cui popolazione è cresciuta costantemente. Tuttavia, oggi, la vera attrazione di questo parco straordinario, che riesce a isolare il visitatore dai ritmi della città di Stoccolma, attraverso le grandi prospettive e la varietà delle dimensioni spaziali, è la Casa delle Farfalle, realizzata successivamente alla realizzazione del parco romantico di Piper.

Casa delle Farfalle

In una grande serra di oltre 500 mq, il visitatore scopre la magia di un’affascinante foresta tropicale, passeggiando circondato da una ricchissima varietà di farfalle (più di 700), dai colori spettacolari, provenienti da diverse parti del mondo, e al tempo stesso, può conoscerne il loro intero ciclo di vita. L’ambientazione offre un sorprendente contrasto con il clima nordico svedese. Il clima temperato che la serra offre in ogni stagione, consente agli insetti di trasformarsi da uova a larve, da crisalidi a bellissime e coloratissime farfalle. Nella serra si possono ammirare gli insetti che si nutrono e si accoppiano, si possono osservare i bozzoli che si schiudono e tutti i dettagli del loro habitat in cui vivono.

Nel percorso dentro alla serra il visitatore incontra anche un vero e proprio eden tropicale, composto da banani, piante e fiori esotici, chiocciole giganti, piante carnivore. Lo Haga Park è un luogo piacevole per passeggiate, giri in bicicletta, per la visita dei suoi musei e per le sue eclettiche architetture neo-classiche, quale ad esempio Il Padiglione di Gustavo III, superbo esempio di tardo stile neoclassico. Gli arredi e i decori rispecchiano l’interesse per gli oggetti romani maturato da Gustavo III, in seguito a un viaggio in Italia nel 1782, nella tradizione culturale del Grand Tour.

I grandi prati, che si alternano al bosco che li circonda, costituiscono un’idea di spazio archetipo del paesaggio svedese, che si struttura in una vera e propria tradizione culturale, ripresa ai primi del Novecento, dal grande architetto svedese Gunnar Asplund. Nella concezione spaziale di Asplund, la radura nel bosco non aveva il significato di un “vuoto”, quanto piuttosto quello della contrapposizione inclusione/esclusione, ovvero quello di interno/esterno, come risulta evidente nel suo progetto del Cimitero Sud di Stoccolma.

“Uomo e Natura non sono in antitesi ma complici, in un dialogo eternamente rinnovato” scriveva Frederick Magnus Piper in una sua lettera all’amico William Chambers, dove spiegava la concezione estetica del paesaggio che guidava l’ideazione dei suoi progetti in Svezia. “Niente di più lontano, da un’estetica del camouflage che presuppone l’integrazione dell’atto umano nel contesto naturale.”

Oggi, di fronte all’urgenza della sopravvivenza del Pianeta, la visita del Parco di Haga può rappresentare un’occasione di riflessione sui valori estetici ed etici che guidano le azioni di trasformazione del paesaggio, sia nelle città come nel territorio. Paragonati alla storia della trasformazione della “vecchia Haga”, di cui il grande paesaggista svedese mantenne segni ed elementi importanti nella progettazione del Parco, ancora oggi visibili, molte di queste trasformazioni delle città contemporanee appaiono solo goffi esercizi di travestimento, o ancora peggio, di mitigazione di eventi che si considerano già a priori traumatici, che cercano di manifestare un tardivo rispetto nei confronti di una terra e di un suolo privati della loro identità.

Articolo di Enrico Falqui