Non mancano nel mondo esempi di musei, anche molto importanti, che estendono le loro attività all’aperto, utilizzando gli spazi esterni come supporto alle attività culturali o come superfici espositive, temporanee o stabili. Invece un museo che si potrebbe andare a visitare solo per i suoi giardini è effettivamente alquanto insolito, non perché le collezioni e le opere d’arte esposte non siano interessanti, ma per la straordinaria qualità dell’architettura degli spazi esterni e per l’atmosfera piacevole e rilassante che vi si respira, a qualsiasi ora del giorno e in qualsiasi stagione. Stiamo parlando della Fondazione Gulbenkian a Lisbona, una delle più importanti istituzioni culturali del Portogallo e tra le prime in Europa.

Negli anni cinquanta del ‘900, Calouste Gulbenkian (1869-1955) multi-milionario e filantropo di origine armena, lasciò in eredità allo Stato portoghese tutti i suoi beni, per la costituzione di una Fondazione a suo nome che raccogliesse le sue meravigliose collezioni di arte antica e moderna provenienti da ogni parte del mondo e che divenisse un polo culturale dedicato all’arte, alla scienza e all’educazione, aperto a tutti i cittadini. Nel 1960, dopo l’acquisto di una grande proprietà, occupata in passato dal Parco di Santa Gertrudes e dallo zoo di Lisbona, fu indetto un concorso di architettura per la costruzione della sede della Fondazione, che prevedeva non solo il progetto per nuovi edifici ma anche l’impianto di un sistema di giardini che avrebbe contenuto e protetto l’intero complesso, sottolineando la stretta relazione tra architettura e paesaggio.

In un primo momento fu commissionato all’ingegnere agronomo Manuel de Azevedo Coutinho uno studio sulla vegetazione già presente nell’area e un progetto preliminare per il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e del suolo, mentre l’incarico per il progetto dei giardini fu affidato nel 1961 a Gonçalo Ribeiro Telles e Antonio Viana Barreto, architetti paesaggisti che, sin dall’inizio, lavorarono in stretta collaborazione con gli autori del progetto vincitore, Alberto Pessoa, Pedro Cid e Ruy d’Athouguia.

Iniziati nello stesso anno, i lavori terminarono nel 1969.

Continuità tra interno ed esterno, rottura con l’assialità tradizionale, predominanza del disegno dello spazio su quello delle forme furono i principi-guida del lavoro che, uniti all’affermazione della dimensione sociale del giardino, al rispetto dell’identità storica dei luoghi e al riconoscimento del valore intrinseco della natura, portarono alla realizzazione di un’opera-manifesto dell’architettura del paesaggio moderna in Portogallo, con soluzioni anche audaci per l’epoca, come la costruzione di estesi giardini pensili al di sopra degli edifici che ospitano l’Auditorium, la Galleria per le esibizioni temporanee, la Sala Congressi e il parcheggio.

Grande attenzione fu posta anche ad altri aspetti tecnici e a quelli ecologici come il drenaggio, la raccolta e l’utilizzo delle acque meteoriche, la protezione e valorizzazione della vegetazione arborea già presente sul sito, la creazione di nuovi ecosistemi come l’area umida, tutte soluzioni sviluppate attraverso un intenso lavoro interdisciplinare.

A distanza di oltre 50 anni dalla loro realizzazione i giardini della Fondazione Gulbenkian sono oggi non solo un punto di riferimento nella vita culturale di Lisbona, ma anche e forse soprattutto un prezioso polmone verde e contemporaneamente un luogo recondito e privilegiato, in uno dei centri nevralgici della città, frequentatissimo tutto l’anno da visitatori di ogni tipo e di ogni età.

Ovunque lungo i percorsi si possono trovare aree per la sosta di varie dimensioni, tutte accomunate da un design rigoroso e armonico, sempre coerente con i materiali e le linee delle architetture, che interessa le pavimentazioni e gli arredi, dalle sedute fino ai minimi particolari, come le fontanelle, i corpi illuminanti e i contenitori per i rifiuti. Nel corso del tempo naturalmente i giardini hanno subito vicissitudini di vario genere che ne hanno modificato in parte l’aspetto, come ad esempio il grave attacco di grafiosi che colpì il bosco di olmi nel 1975, tuttavia i piani di manutenzione hanno sempre puntato al mantenimento delle caratteristiche primigenie, nel rispetto della naturale evoluzione della vegetazione e degli ecosistemi presenti e nella ricerca di nuove soluzioni per adattare i giardini alla crescente presenza di visitatori.

Nel 2000 ha avuto inizio un piano per la riqualificazione dei giardini, guidato da Gonçalo Ribeiro Telles, uno degli autori del progetto originale. Durato ben 10 anni, il piano ha puntato da un lato al controllo degli aspetti negativi legati ai processi di maturazione del giardino e dall’altro integrando gli aspetti più interessanti e i nuovi luoghi che la naturale crescita della vegetazione aveva creato.

Sono state aperte nuove aree di sosta, ridefinendo e ampliando il sistema dei percorsi, sono stati rinforzati i folti bordi di vegetazione perimetrale e creato un vivaio interno per la riproduzione in loco delle specie, finalizzato alla salvaguardia del patrimonio genetico presente.

Una giornata passata nei giardini della Fondazione Gulbenkian, oltre a una tappa culturale irrinunciabile, offre una piacevolissima opportunità di relax e una interessante esperienza naturalistica, anche per la abbondante presenza di numerose specie animali.

La vegetazione lussureggiante, costituita in gran parte da piante tipiche della flora locale, forma dense zone d’ombra, che si alternano a piccole e grandi aree erbose soleggiate.

Non è raro vedere seri signori anziani impegnati in partite a carte o a scacchi sotto l’ombra di enormi eucalipti, bambini incantati davanti ai numerosi uccelli acquatici e alle tartarughe che si radunano intorno a vasche e laghetti, coppie che leggono o riposano al sole e famiglie che organizzano pic-nic.

Nelle guide e nel sito internet dei giardini si possono trovare indicati tre interessanti itinerari, individuati dallo stesso Gonçalo Ribeiro Telles: l’itinerario luce e ombra; l’itinerario del laghetto e l’itinerario lungo il bordo.

Tutti questi percorsi fanno riferimento ai principi generatori del giardino e alla storia della costruzione dei luoghi, ora stimolandoci all’esplorazione e alla scoperta, ora invitandoci alla sosta e al relax, ora sorprendendoci con improvvise aperture, percorsi inaspettati e particolari deliziosi. Saremo così coinvolti in una straordinaria e indimenticabile esperienza multisensoriale, oltre che artistica e culturale, che sicuramente farà nascere in noi il desiderio di tornare.

Foto e articolo di Enrica Bizzarri