Capita assai raramente nella storia dell’Architettura del Paesaggio, che un Giardino o un Parco siano progettati nel loro continuo divenire, come il racconto della vita dell’Autore o come raccolta di eventi significativi della sua vita, comunicati attraverso l’impiantazione di alberi e specie floristiche rare, importate nel corso di viaggi che costituiscono pietre miliari della storia individuale dell’Autore e della comunità cui esso appartiene. Spesso sappiamo tutto sulla storia , sulle specie vegetali, sulla topografia di un giardino che ci affascina, ma rivolgiamo poca attenzione alla biografia dell’Autore che lo ha pensato e/o realizzato.
La conferma di questa “mancanza”, l’ho avuta visitando i Giardini di Mount Stewart, uno straordinario capolavoro di creatività e di genio d’avanguardia dell’architettura del paesaggio irlandese, situato vicino a Newtownards, nella contea di Down, a circa 120 chilometri da Belfast. Questa è la parte più soleggiata dell’Irlanda e la sua vegetazione è favorita da una piovosità costante, mai eccessiva, quasi idilliaca in tutte le stagioni dell’anno.
Durante il primo ventennio del novecento, una giovane rampolla dell’aristocrazia locale, Edith Vane-Tempest- Stewart, ricevuta in eredità la proprietà, divenne la 7° Marchesa di Londonderry.
Negli anni in cui il mondo era sconvolto dalla prima guerra mondiale, Edith si dedicò a rafforzare il morale dei reduci di guerra e a influenzare con idee pacifiste il circolo sociale e politico di Londonderry. In poche settimane formò presso la residenza di Mount Stewart, un cenacolo, l’Ark Club, insieme a una cerchia di familiari e amici che, in poco tempo, si arricchì di un mix eclettico di poeti, scrittori, artisti e politici per influenzare la politica nazionale. Edith osò addirittura suggerire che le donne indossassero pantaloni invece di gonne per svolgere i lavori agricoli dentro la sua tenuta . Edith fece una campagna culturale e politica, per il suffragio per quelle che chiamava donne “debitamente qualificate” e influenzò suo marito Charles, visconte di Castle Reigh e autorevole uomo politico, che nel 1910 avrebbe spinto il governo a discutere del suffragio universale alle donne. Dopo la guerra, Edith scelse di celebrare i membri dell’Ark Club sulla “Dodo Terrace”, nel giardino all’italiana che aveva realizzato con le sue mani e con l’aiuto dell’unico giardiniere della tenuta, Thomas Bolas, con una collezione di sculture eclettiche e giocose che Edith disegnava come mezzo per commentare la sua storia di vita, i risultati, i valori etici e la politica. In tal modo, Edith stava lavorando in sintonia con una tradizione europea di lunga data, di tessitura della mitologia classica in layout per l’architettura del giardino, e per il suo ornamento. Sul bordo interno della terrazza intermedia, vi è una piantagione di Rhododendron coccineum Speciosum e una serie di gigli, L. pardilinum, L.leitchlinii e L. Henryi; erano i suoi fiori preferiti con i quali giocava continuamente per ottenere effetti sempre più sorprendenti.
Alla terrazza e al giardino all’italiana di fronte alla Villa, aggiunse il Shamrock Garden, il Sunken Garden, un giardino spagnolo di straordinaria bellezza, e infine realizzò una splendida passeggiata che dal sistema dei giardini si estendeva fino alla Lily Wood. Edith mescolava alberi, arbusti, viti e piante erbacee con grande sapienza, per creare un effetto informale all’interno dei parterre formali. La marchesa di Londonderry impregnava i giardini di un ricco simbolismo e di immagini teatrali, facendo di Mount Stewart una creazione straordinariamente unica e singolare. Si celebrano trionfi personali, storie tratte dalla mitologia greca e temi del folklore gaelico, il tutto in un modo spensierato e altamente immaginativo che ricorda il nostro giardino di Bomarzo.
Mount Stewart è un sorprendente giardino dell’immaginazione, in possesso di una ricchezza e di uno spirito singolare. Edith, Lady Londonderry ci ha lasciato un’eredità unica; è un giardino notevole che è un monumento eloquente per una donna eccezionale, all’avanguardia sia nel campo dell’arte dei giardini, sia nel campo dei diritti civili e sociali. Una storia di vita di una donna coraggiosa e di un’artista straordinaria, tutta da ricercare e ancora da scrivere.