Di ritorno dal Cammino di Santiago, nel 2004, arrivai in questa zona di Francia, la Dordogna, che partendo dal Massiccio centrale scivola verso l’Atlantico. Arroccato su uno sperone roccioso che domina la valle della Dordogna, mi apparve il Castello di Marqueyssac ,costruito alla fine del XVII secolo da Bertrand Vernet de Marqueyssac, consigliere di Luigi XIV. 
In queste zone, non lontane da Sarlat, capitale del Perigord nero, tra storia e tradizioni antiche, è come se ci si trovasse proiettati in un mondo rimasto fermo a qualche secolo fa.
La natura è predominante e vi sono paesaggi straordinari sconosciuti alla maggior parte dei turisti; 
Un caro amico mio, in viaggio con me da Bordeaux, si incaricò di raccontarmi che la toccante varietà dei suoi paesaggi induce a distinguere un Perigord verde, da uno bianco e un Perigord nero da uno rosso. 
Il Castello di Marqueyssac è immerso in una tenuta di 22 ha, 19 dei quali formano un sito protetto dal governo francese “ per l’interesse pittoresco e storico” che il suo paesaggio riveste.
La vegetazione spontanea è notevole, perché si adatta al suolo calcareo povero in acqua e ad una particolare esposizione. Il lato sud del parco è popolato da lecci, roverelle, aceri di Montpellier, alberi di corbezzolo. Queste specie, tipiche della regione mediterranea, mostrano adattamenti molto marcati alla siccità. La quercia verde con fogliame scuro e persistente sarebbe l’origine del nome “Périgord Noir” della regione del Sarladais. Al contrario, sul versante settentrionale, più umido, cresce una vegetazione di tipo atlantico, rappresentata da maggiociondoli, aceri e querce. Alla fine del diciottesimo secolo, una grande passeggiata perfettamente orizzontale fu disegnata per oltre 500 metri, mettendo in pratica un vecchio progetto consigliato da Le Notre; tutti i percorsi vennero rivestiti con 150.000 piante di bosso tagliate a mano. Il bosso, come si sa, è un albero piccolo con una crescita lenta che può raggiungere anche i dieci metri di altezza. Alla pianta di bosso piacciono le terre ordinarie e le situazioni soleggiate o semi-ombreggiate; adattato al terreno calcareo, di grande resistenza alla siccità, il bosso si è rivelato , nel tempo, la pianta ideale per installazioni in condizioni ambientali difficili e variabili, come nel Marqueyssac. 
Nella seconda metà del XIX secolo, Julien de Cerval trasformò i Giardini, dando loro una scala e creando un bellissimo esempio di giardino topiario romantico ; un giardino a metà strada tra l’Italia e il Périgord, con le sue terrazze coltivate a cipressi mediterranei. Sull’intera tenuta di Marqueyssac, la natura selvaggia e romantica viene rappresentata in una rete di bossi che indicano i percorsi e i labirinti, che creano il marchio di riconoscibilità di questo luogo. Julien de Cerval era un giardiniere autodidatta, appassionato nella coltivazione degli alberi da frutto e nella sapiente impiantazione di nuove specie ornamentali, quali quelle che incontriamo nel parco: tiglio, albero di Giuda, maggiociondolo, platano e olmo. Appassionato della cultura italiana, Julien de Cerval, oltre ai cipressi e pini marittimi, ha introdotto il ciclamino di Napoli, che oggi forma favolosi tappeti colorati da agosto a ottobre a Marqueyssac.
Lasciando questo capolavoro dell’arte topiaria, il mio amico mi suggerì di trasferirmi al Castello di Eyrignac per visitare i suoi giardini di più recente realizzazione, nel solco della grande tradizione topiaria francese, riaperti al pubblico dal 1987. “ Perché il segreto del Perigord è che la consapevolezza della sua memoria storica ha sempre prefigurato la civiltà moderna”: aggiunse il mio amico, docente all’Università di Bordeaux, salutandomi nel centro di Sarlat.
Quest’angolo di Francia, nel suo insieme, è un balsamo per l’anima di raffinata e selvaggia bellezza. Da allora, sono sempre più convinto che curare le paure e le frustrazioni con la Bellezza, come nel Perigord, può regalare, a tutti noi,una certezza di senso e una straordinaria forza per costruire il futuro.

Giardini Marqueyssac, Sarlat, la casa di La Boétie, amico di Montaigne, Sarlat la Caneda