Imboccata la strada per Eyrignac, la mia mente tornò sul “ segreto del Perigord” che il mio amico Gauthier mi aveva confidato il giorno prima. In effetti, non è un caso che il Périgord ,nella seconda metà del XVI secolo, abbia dato vita a due intellettuali “moderni” come Etienne de la Boetie e Michel de Montaigne. Nel suo “ Discorso sulla servitù volontaria”, De la Boetie ci ha tramandato una grande requisitoria contro l’Assolutismo, mentre Michel de Montaigne, nei suoi celebri “Saggi”, ci ha consegnato un razionale elogio della Tolleranza. Entrambi hanno creato i presupposti del pensiero moderno, anticipando l’Illuminismo; assorto in questi pensieri, arrivai al Castello di Eyrignac. Questa austera dimora era sorta sulle rovine di un castello medioevale chiamato “il covo dei nobili”, parzialmente distrutto dal Grand Condé nel 1653 quando si era ribellato al Re Sole che aveva solo quindici anni. Cento anni dopo le idee di De La Boetie contro l’Assolutismo avevano dato i suoi frutti! 
Ricostruito il castello da parte di Antoine di Costes della Calprènede, capostipite della famiglia che ancora oggi lo gestisce, vennero realizzati i Giardini ispirandosi a diversi stili, alla francese nel XVII secolo, all’inglese nel XVIII secolo. Nel 1960, dopo un lungo periodo di decadenza, Gilles Sermadiras, discendente dei Costes de la Calprènede, riprende scrupolosamente il progetto originario attraverso una ricostruzione paesaggistica abbastanza difficile, dal momento che alla fine del ‘700, per seguire la nuova moda, era stato trasformato in giardino romantico, dopodiché per più di un secolo fu trascurato.
Ispirati allo stile italiano, sono quelli caratterizzati da viali di carpini a cui sono state date forme geometriche, con proporzioni a misura d’uomo e stupende prospettive che non hanno nulla da invidiare a Versailles. Le aiuole sono in prato rasato, ornate da piccoli bossi che formano arabeschi e da motivi decorativi di sabbia colorata. Non mancano i meli tagliati a palla che con la loro forma arrotondata addolciscono il rigore geometrico dei vari disegni. Il giardino è diviso in varie parti che risultano separate da muri o differenze di livello, come era d’uso un tempo, allo scopo di mantenere viva la curiosità del visitatore e rompere la monotonia del paesaggio. Il roseto, creato ai margini del grande giardino, aggiunge poesia e leggerezza. Le rose bianche si stagliano su sfumature di verde, tutte associate ai giochi d’acqua dei 5 bacini; di fronte ai nostri occhi, 4 nuovi mondi poetici e colorati da scoprire: l’orto, il giardino fiorito, il giardino delle sorgenti e i prati fioriti. Aperti sui paesaggi circostanti, creano un insieme di scene ornamentali e rurali, armoniosamente sposati con il potere e il rigore del Giardino monumentale alla francese. Fanno bella mostra di sé anche numerosi cipressi filiformi, piantati per aggiungere una nota mediterranea e spezzare con la loro verticalità le prevalenti linee orizzontali del parco. 
Il giardino alla francese si struttura attraverso un Viale dei Vasi, lungo il quale alti Chamaecyparis (falsi cipressi) si alternano a tassi potati a triangolo e a vasi contenenti bossi a sfera; l’altro elemento strutturante è il viale bordato a carpini potati secondo la più classica arte topiaria, alternati a imponenti cilindri di tasso. Tutte le piante, per mantenere quella particolare configurazione geometrica, richiedono potature frequenti particolarmente difficili; i carpini in particolare devono essere potati a mano quattro volte all’anno usando cordicelle di riferimento, filo a piombo e apposite sagome. Cure simili vanno destinate anche ai tassi e ai bossi, mentre i prati hanno bisogno di venire falciati ogni quattro o cinque giorni a seconda della stagione. A questo lavoro attendono 16 giardinieri in ogni stagione, con un costo annuale di 800.000 euro.
La ricostruzione grafica dei Giardini si basa sul chiaroscuro e sulla spazialità; essi combinano l’equilibrio classico e strutturato dei giardini francesi con i movimenti e la fantasia del Rinascimento italiano. Eyrignac è senza dubbio una delle più belle rappresentazioni di arte topiaria in Francia con una collezione unica di oltre 300 forme di sculture vegetali, circondata da un’area naturale protetta di circa 200 ha.