Nel progettare il giardino della sua dimora ad Auderghem, in Belgio, nel 1931, Jean Canneel-Claes decise di attenersi a quelli che erano gli approcci tipici del momento, ossia la perfetta analisi degli spazi e la sostanziale tensione, attraverso l’applicazione di canoni formali derivati dall’astrattismo, di forme pure, linee semplici e ben definite.


Jean Canneel-Claes non vedeva nella figura del progettista di giardini un “giardiniere” che avesse soltanto il compito di scegliere delle piante e di posizionarle in un’opera che assumesse soltanto valori estetici o botanici; piuttosto credeva che il progetto di giardino ponesse una serie di questioni di ordine formale, psicologico, sociale e certamente pratico.

L’ispirazione per la progettazione non era altro che un’applicazione delle nuove regole dell’architettura (la quale come è stato già sottolineato, si allontanò sempre di più dai canoni estetici, rinunciando al “bello” in favore del “funzionale”, prediligendo materiali moderni, geometrie perfette e puntualizzando la progettazione sulla tematica dell’utilizzo effettivo degli spazi, che fosse il più rigoroso ed efficace possibile), non un’arte decorativa.

Maison Canneel

Si inizia ad intravedere quel modo di pensare ad un’arte “sociale” che si manterrà fino ai nostri giorni, e alla sua applicazione nel progetto paesaggistico: infatti il giardino partecipa in tutti quei coinvolgimenti sociali ad ogni scala – dal piccolo giardino privato sino al grande parco – che riguardano lo sviluppo fisico e morale degli esseri umani. Nel caso di questo giardino, divenuto un vero e proprio simbolo del modernismo belga, gli spazi interni ed esterni del progetto sono in equilibrio, il giardino non è subordinato all’edificio, ma nemmeno lo sovrasta, semplicemente trova un rapporto piacevole di coesistenza e completamento avendo posto come base compositiva la geometria della casa.

Ritmo ed eleganza si notano nella sottile composizione di vuoti e pieni, dai filari discontinui di pioppi e dall’angolo volutamente lasciato aperto. Nasce quello che lo stesso Canneel chiamò “giardino funzionale”, una definizione applicabile a molte altre esperienze del XX secolo.

Altri due progetti di Canneel sono rilevanti anche se mantengono lo spirito del giardino sopra analizzato: si tratta del giardino per la dimora del Signor Van de Putte vicino a Bruxelles e di quello per la villa di M. J. Grimar a Genval.

La prima, del 1932, conferma tutte le idee che Canneel portò avanti in quegli anni. Troviamo infatti ancora una volta un giardino che si protende dalla casa, la continua con uno stretto lastricato di forma geometrica, controbilanciato da un più ampio prato, il tutto su una planimetria estremamente allungata, dove pochi alberi definiscono il contorno punteggiandolo, e dove l’architettura penetra nel giardino così come il giardino si fa architettura.

Nel secondo progetto, questo del 1930, possiamo invece notare forme geometriche per gli spazi del giardino con però addolcimenti degli angoli, in modo da determinare una composizione più arrotondata, più naturale, che segua le linee della dimora (anch’essa costruita con questo criterio), e dove la vegetazione si piega alle forme curvilinee e crea delle quinte che limitano la planimetria del giardino, opponendosi all’elevato dell’edificio.

Articolo di Gaël Glaudel