La prima volta che sentii nominare Axel Munthe, circa trent’anni fa, fu in occasione di un viaggio ad Anacapri, insieme a Fabrizio Giovenale, padre storico dell’ambientalismo italiano.
Quando di fronte ai nostri occhi apparve il Monte Solaro, durante una delle nostre escursioni, Fabrizio mi disse: “La vedi quella casa bianca lassù? Non l’ha costruita un architetto, ma un medico svedese Axel Munthe, capitato qui dopo aver curato gli ammalati di colera a Napoli, durante una terribile epidemia che aveva colpito la città nel 1884.”
Il ricordo di quell’escursione mi tornò a mente alcuni anni dopo, quando, in occasione di un viaggio a Parigi, trovai su una bancarella del Quai Voltaire ” Le Livre de San Michele”, una pubblicazione di Axel Munthe del 1934, nella quale il celebre neurologo svedese spiegava il perchè avesse deciso di passare gli ultimi anni della sua vita ad Anacapri. Un’antica leggenda vuole che Anacapri sia stata originata da una passione d’amore tra due giovani e che da allora essa sia divenuta un “romitorio d’amore”.
Quando, finalmente, visitai Villa San Michele e il suo strabiliante giardino,oggi divenuto museo di proprietà del governo svedese, leggendo nuovamente il suo libro, compresi il senso del luogo che aveva motivato Munthe a costruire qui il suo “romitorio romantico”, sulle antiche rovine di una casa imperiale romana di cui ancora oggi rimangono le vestigia. « La mia casa deve essere aperta al sole e al vento e alle voci del mare – come un tempio greco – e luce, luce, luce ovunque! » 
In questo luogo, ogni immagine, ogni percorso, ogni dettaglio esprime quella Bellezza che lentamente distilla il Sublime.
Nel giardino di Villa San Michele,dall’alto della quale si gode di una vista mozzafiato sull’isola, crescono esemplari unici della flora caprese : cinerarie, viole e petunie e gruppi di azalee, ortensie e magnolie. Fra le piante arboree si trovano varie specie di pini e palme, cedri e un antico tipo di Melaleuca armillaris proveniente dall’Australia. Munthe ha progettato e curato per anni, insieme ai suoi giardinieri,questo giardino nascosto, quasi di tipo rinascimentale, accessibile solo ai suoi amici più stretti, oggi meta di un crescente numero di visitatori. 
Passeggiando sotto la pergola fiorita mi godevo la dolce frescura della brezza marina e, imboccato il viale di cipressi che dalla villa conduce alla cappella, rileggevo le pagine che descrivono la vita di quest’uomo così dotato di umanità, nell’aiutare ai poveri di Napoli, da farcelo apparire, oggi, fuori dal nostro tempo di barbarie. “I Poeti descrivono Capri come una sfinge sognante, scriveva Munthe, affacciata sull’Infinito del Mar Mediterraneo”.
E, all’improvviso, eccola!! giacente su uno degli affacci più sconvolgenti per la bellezza del paesaggio che vi si gode, la Sfinge Sognante, simbolo di un luogo universale fuori dal Tempo.