Nel marzo 2017 sono stati celebrati i 150 anni di uno dei più importanti giardini botanici d’Europa, che, agli inizi degli anni Ottanta, rischiava di cadere in uno stato di inesorabile declino e degrado, come oggi accade per tanti giardini storici italiani. Le celebrazioni del 150nario, passate sotto silenzio da parte dei media e della stampa nazionale, sono stati il segnale di una rinascita di questo gioiello del nostro patrimonio paesaggistico e anche un doveroso riconoscimento allo straordinario lavoro di Sir Thomas Hanbury e di suo fratello Daniel, botanico di valore.

La passione naturalistica di una famiglia inglese ha creato, dal 1867, un giardino botanico per l’acclimatazione di piante provenienti dalle più diverse zone del mondo, sfruttando la felice posizione della zona e la particolare dolcezza del clima.
Il grande paesaggista tedesco Winter, amico di sir Thomas, ridisegnò il promontorio aspro e brullo della Mortola, a pochi chilometri dal confine con la Francia, trasformandolo in un grandioso insieme che non trova eguali in Europa, sia dal punto di vista botanico, con le 5800 specie di piante ornamentali, officinali e da frutto, che da quello paesaggistico, grazie alla felice armonia compositiva tra edifici, elementi ornamentali e terrazzamenti coltivati.
La proprietà presentava una enorme ricchezza di microclimi derivati da diversità di esposizione alla luce e ai venti, dalla differente acclività e condizioni di umidità. I due fratelli e il loro prezioso collaboratore li seppero sfruttare al meglio, riconoscendo le condizioni più favorevoli alla crescita delle piante che desideravano coltivare. Così tra il mare e l’antica strada romana, la Iulia Augusta, oltre al vecchio oliveto, collocarono l’agrumeto, l’orto e il roseto, riparati dalla salsedine da un muro di cinta rinnovato. La foresta australiana fu collocata sul dolce pendio soprastante la strada romana, mentre sotto la villa furono ancora coltivati agrumi. Ancora più in alto venne mantenuto l’oliveto mentre a ovest ed est furono curate le specie della macchia mediterranea. Lungo il rio Sorba, vennero collocate specie di ambienti umidi.
Negli ultimi anni della sua vita Thomas diceva spesso che la sua 
missione era stato quella di distribuire e diffondere piante e semi e di promuovere l’amore per la natura. 
I Giardini, oggi, sono vivi, mutevoli al cambiare delle stagioni come un trionfo della natura sulle vicende umane. E se si ascolta in silenzio si può udire la voce del Signore che cammina nell’orto, come recita una scritta murata tra i sentieri dei Giardini.
E’ una voce che ci incita a conoscere tutte le varietà che la Natura ci offre, per educare i nostri concittadini a considerare il Paesaggio come il più prezioso dei Beni Comuni che abbiamo ricevuto in eredità.