Herrenhäuser

Fu proprio in giardino, in uno dei più bei giardini d’Europa realizzato da Martin Charbonnier, discepolo di Andrè Le Notre, il giardino del castello di Herrenhausen, che immaginai di trovarmi a passeggiare con Gottfried Leibniz, uno dei filosofi da me preferiti negli anni degli studi classici liceali. Proprio in questo giardino, nel quartiere di Herrenhausen di Hannover, infatti, usando l’argomento che, “ non essendovi due foglie identiche neppure nella medesima pianta”, Leibniz provò, a chi non lo credeva, che, l’individuo-qualità non poteva essere retrocesso a semplice quantità, “ al numero in una massa amorfa e indifferenziata”.

Herrenhäuser Gärten – Der große Gärten

Aggirandomi nei viali di questo giardino straordinario, ammirando le siepi, le aiuole, le statue monumentali, sostando presso le fontane e i chioschi disegnati da Charbonnier, potevo vivere intensamente l’esperienza della Bellezza, potevo assaporare il senso poetico del giardino, in cui, come suggeriva Rosario Assunto, “si può vivere la propria solitudine, la propria intimità anche in compagnia degli altri”. Immaginavo che potesse essere accaduto molte volte anche a Leibniz, accompagnando, in questo giardino, la principessa Sofia Carlotta, moglie dell’elettore di Sassonia Ernesto Augusto.

Ritratto della Principessa Sofia Carlotta di Gerard van Honthorst (1590-1656)

Il 30 settembre 1658 aveva sposato ad Heidelberg Ernesto Augusto di Brunswick-Lüneburg, che, nel 1692, diveniva il primo elettore di Hannover; gli elettori, in quel tempo, erano dei prìncipi con il diritto di voto alle elezioni dell’imperatore del Sacro Romano Impero. Sofia Carlotta aveva un’intelligenza così fuori dal comune, che giocò un ruolo importante anche nella storia britannica e nella genealogia della sua casa reale. In quanto figlia di Elisabetta Stuart e nipote di Giacomo I d’Inghilterra, lei era la più stretta parente protestante di Guglielmo III, re d’Inghilterra e Scozia. La sua bisnonna era Mary Stuart, regina di Scozia e il nonno Giacomo I d’Inghilterra e IV di Scozia, cioè colui che fu per primo sovrano sia d’Inghilterra, sia di Scozia.

Maison de Plaisir d’Herrenhausen, 1708

Sofia passerà gli ultimi sedici anni della sua vita nel castello di Herrenhausen, ispirando, con grande gusto e intelligenza l’abbellimento e la dimensione spaziale dei Grandi giardini barocchi, in un costante confronto con le osservazioni filosofiche di Leibniz sul concetto di “percezione”.

Gottfried Leibniz

Sofia era divenuta amica ed ammiratrice di Gottfried Leibniz, che, all’epoca, era un cortigiano presso il Casato di Brunswick e svolgeva la mansione di bibliotecario ad Hannover. Fu un’amicizia assai stretta che dette luogo ad un appassionato carteggio tra i due e che durò fino alla morte di Sofia Carlotta, avvenuta nel 1716. Il genio artistico di Sofia si manifestava nel costante incitamento a ricercare invenzioni e dispositivi paesaggistici che colpissero l’immaginazione dei visitatori e creassero stupore misto a incredulità.

Der große Gärten

Capolavoro del design barocco, il Grande Giardino di Herrenhausen, con una superficie di circa 50 ha, contiene il Grande Parterre, piantato tra il 1674 e il 1678, oltre a otto letti rettangolari e giochi d’acqua, tra cui quattro stagni di cigni. Una serie di otto giardini a tema risale, invece, al 1936/1937, quando furono ricostruite le parti del giardino e quattro tracciarono lo sviluppo dell’arte del giardino dal Rinascimento al Rococò. Il primo teatro da giardino tedesco, creato tra il 1689 e il 1682, è incorniciato da statue di piombo dorato racchiuse in una copertura. Il primo “teatro delle siepi” in Europa, è l’unico nel suo genere a sopravvivere fino ai giorni nostri.

La natura addomesticata con ornamenti in legno di bosso sul parterre adornato con 30.000 fiori estivi, è coronata da una schiera di sculture in bianchissima pietra arenaria: Ercole sorveglia l’asse centrale agitando una clava mentre Venere e il putto guardano verso destra.

Tempelallee

Il giardino barocco è un trionfo di rarità e superlativi, per il cui splendore Sofia ebbe un ruolo determinante: la Grande Fontana (il cui sprillo d’acqua raggiunge oggi gli 80 metri) è la più alta di qualsiasi giardino europeo, la Grande Cascata, (realizzata intorno al 1670) una delle più antiche opere ancora conservate, riempie di stupore qualsiasi visitatore. .

Il Grande Parterre è collegato al paesaggio più ampio da un asse centrale (progettato per rappresentare l’eternità) e impreziosito da una serie di giochi d’acqua tra cui la fontana a campana, contenente 164 getti d’acqua.

La Grande Fontana

Nel “Berggarten” si possono oggi ammirare praterie e brughiere, serre con orchidee, foreste pluviali, cactus, un giardino invernale tropicale e singolari alberi secolari, come una magnolia del 1794.

Leibniztempel

Camminando come un fortunato pellegrino del Gran Tour in mezzo a tanto splendore, sostai in contemplazione estatica di fronte alla Grande Cascata. E fu allora che mi interrogai sul significato più profondo di “percezione”. Il Reale è davvero così come lo percepisco? E posto che non mi è possibile “conoscerlo” a prescindere da una mia attività percettiva, posso essere sicuro che “un reale” esista davvero?

Insomma, cosa mi impedisce di pensare che tutto il mondo oggettivo non sia altro che una mera finzione, un prodotto assai veritiero della mia immaginazione e che nulla davvero esista?

Fu così che mi ritornò a mente una delle opere più misteriose di Leibniz, che avevo letto con grande difficoltà durante i miei studi liceali, la “Monadologia”, opera che si occupa della Percezione e del Reale percepito.

A questo proposito, giova ricordare che è al pensiero filosofico di Leibniz, che deve ascriversi la matrice del filone idealista ed anti-meccanicista del pensiero scientifico settecentesco, un filone che nel Settecento fu eclissato, ma che, oggi, nell’epoca delle Società complesse, ritrova una sua attualità.

Scriveva il grande filosofo tedesco, negli anni dell’amicizia con l’Elettrice Palatina: “L’orizzonte percettivo delle monadi, ovvero l’insieme dei potenziali contenuti della loro percezione, è talmente ampio da comprendere il mondo intero: ciascuna sostanza percepisce in ogni istante l’intero universo, benché non possa avere coscienza che di una sola porzione di esso, quella a lei più vicina.”

E ancora aggiungeva: “Ciò che chiamiamo ‘reale’, il contenuto comune delle percezioni delle monadi, lo possiamo paragonare a una grande città, oppure ad un Grande giardino il quale, tuttavia, non è percepibile che da scorci e prospettive, di volta in volta differenti”.

Il Labirinto dei Giardini Reali

Nel Grande giardino di Herrenhausen (50 ha di estensione) , tra il 1696 e il 1714, l’Elettrice Palatina Sofia operò una costante sorveglianza sull’operato di Charbonnier: sua fu l’idea di far inclinare il layout del giardino di 2,8 gradi, in modo da fornire una “percezione” ingannevole all’osservatore, in modo da sottolinearne l’artificialità, come opera d’arte in cui la Natura è modellata dall’Uomo.

Fu in questo giardino che si svolsero le prime sperimentazioni sulla tecnica di “ricondurre a misura l’intervallo spalancato tra il soggetto e l’oggetto”, ovvero l’invenzione della prospettiva lineare moderna.

Mausoleo del Berggarten

È proprio nel Seicento, che, in conseguenza della rivoluzione Galileiana, attraverso l’introduzione dei due “fuochi barocchi” e la prospettiva angolare, si riuscì a rivendicare la “pluralità dei punti di vista”.

Cosìcché, i Grandi Giardini imperiali di Herrenhausen diventarono “luoghi fondanti” di una diversa concezione della percezione del paesaggio, ovvero quella di “cogliere il movimento, tipico delle cose viventi e di ricomporre un’ “unità di quel vuoto”. Nasce una nuova geografia dei luoghi che, come suggerisce il geografo Franco Farinelli, “prevedeva non soltanto una molteplicità delle visuali, ma anche la necessità di un loro raccordo”.

Così pure, il punto focale del Grande Giardino è la Grande Fontana, la quale era basata sulle idee di Sofia e sui calcoli di Leibniz, realizzata per stupire l’immaginazione del visitatore, creando il dubbio se ciò che veniva percepito, fosse reale o frutto solo della propria immaginazione.

Nei Mémoires e nelle lettere dai viaggi che l’Elettrice Palatina Sofia Carlotta ci ha lasciato, si nota la sua profonda passione per i giardini in generale, luoghi che favoriscono la serenità e la pace dell’anima, lontano dai calcoli e dall’agitazione della scena politica. Non a caso, nelle sue lettere a Leibnitz, Sofia parla del giardino di Herrenhausen come del “racconto della mia vita”.

Articolo di Enrico Falqui