GLI ALTRI PAESAGGI. IDEE E RIFLESSIONI SUL TERRITORIO

Il lettore che si accinge alla scoperta del pensiero di un personaggio così eclettico deve liberare la mente e lasciare che essa sia rinfrescata dalle parole del poliedrico Simon, deve essere capace di attraversare i molti strati della sua anima per comprendere ciò che egli dice.
Jacques Simon è “[…] Figlio dell’aria, egli non vuole niente di più che passare nei cervelli per ventilarli, rinfrescarli e non per modellarli […]” (Tonka, 1991,).

Jacques Simon

“Giardiniere-burlone. Sì, ma anche editore-tuttofare, fotografo-mitragliere, disegnatore-sognatore, scultore-iconoclasta, giornalista che inseguiva l’ineffabile nella città, nella campagna, nel deserto […]” (Jean-Luis Bernard, 1991).
Secondo la fantasiosa descrizione di Hubert Tonka, Simon è la farfalla che ama andare di fiore in fiore, in particolare nelle terre desolate, svolazzando, mordicchiando un po’ di polline e concimando altri fiori con grande generosità (1991).


Simon l’artista, nel senso che Martin Heidegger dà a questo termine, è un puro tramite nel fare l’opera, perché la forma della stessa è latente nell’oggetto ed il compito dell’artista è solo quello di portarla alla luce e inoltre di mantenere un’apertura verso il mondo.
Personaggio caratterizzato da un continuo oscillare tra pensiero che genera l’atto creativo e l’azione, per Simon un’attività cominciava anche prima di praticarla effettivamente e finiva molto tempo dopo.

Il libro Jacques Simon. Gli altri paesaggi. Idee e riflessioni sul territorio, primo della collana Maestri del Paesaggio della Casa Editrice Libria, curato da Daniela Colafranceschi e Teresa Galì Izard, racchiude in sé, attraverso brevi testi di Simon, come fossero il seme per una riflessione personale più ampia, tutte le componenti che come anticipato strutturano questo poliedrico personaggio.
Quali sono, dunque, le facce che compongono Simon?
Uno dei temi principali è l’Effimero, che attraversa come un filo conduttore tutta la sua vita.
L’opera d’arte effimera ci costringe a fermarci, a interrompere la frenesia e il banale; il quotidiano diventa, quindi, insolito, straordinario e riconsegna le cose nella loro verità.

Le installazioni temporanee che Simon inventa e realizza costituiscono nella loro sequenza temporale e spaziale il suo “Itinerario degli effimeri”. Per questa tipologia d’interventi, lascia che siano le immagini a parlare per lui, piccoli schizzi preparatori e fotografie, scattate dall’alto di un elicottero che lo stesso Simon amava pilotare. In questi casi, non era tanto l’atto della rappresentazione dell’opera effimera a contare, quanto l’esperienza umana fatta sul campo. Neve, campi, vento, cielo, rocce sono i materiali che Simon predilige per le sue performance artistiche. Affascinato dal trascorrere del tempo e dal movimento, questi due elementi diventano parte integrante dei suoi processi progettuali.
“Faire du paysage”, per Jacques Simon, è far muovere il paesaggio, ma non importa come. Il progetto nasce da un processo d’ideazione, il quale prende vita da un’immagine forte che sollecita l’immaginazione. Lo sviluppo dell’idea è poi accelerato. Schizzi, scritti, scambio verbale con gli altri, tutto va bene perché il frutto venga a maturazione. Un buon progetto è un paesaggio nuovo che, quando lo si scopre, sembra esistere da tutta l’eternità. Nonostante sia artificiale possiede già l’origine, un’evidenza, una sorta di patina che solo il tempo, l’erosione e gli eventi naturali apportano abitualmente al paesaggio (Jean-Luis Bernard, 1991).

La sua continua sperimentazione progettuale affronta diversi temi legati alla trasformazione del paesaggio, che in questo libro trovano una propria collocazione, ma esso non ha la pretesa di essere un manuale della buona progettazione degli spazi aperti, al contrario, deve essere considerato come un contenitore di spunti e d’osservazioni sul tema che ognuno di noi deve poi interpretare in maniera libera e personale, secondo la propria conoscenza e la propria sensibilità.
Simon offre all’osservatore la possibilità di leggere un racconto sul mondo reale, ma, al tempo stesso, lascia a chi osserva la libertà di poterlo interpretare, di poter utilizzare l’immagine come punto d’osservazione dell’esistente o come spunto progettuale.
La fantasia artistica di Simon si esercita nell’inseguire un tema dietro ad un altro, passando da una scala ad un’altra, con cambi di linguaggi e di ritmo, mescolando provocazioni culturali al suo rigoroso linguaggio tecnico, alla ricerca costante di un ʻlimiteʼ che doveva essere oltrepassato, mai appagato dal progetto che aveva appena concluso. Il pensiero di Jacques Simon appare oggi di grande utilità per la cultura paesaggistica e contemporanea, soprattutto con quella che si misura con le grandi trasformazioni urbane di questo secolo.

Recensione di Nicoletta Cristiani

Rferimenti bibliografici: SENS, J.M., TONKA, H. (1991) Jacques Simon, tous azimuts : sur les chemins, de la terre, du ciel, du paysage, Editions Pandora, Paris.