L’ARTE COLLETTIVA DI COLTIVARE GIARDINI
di PABLO GEORGIEFF – Ed.Derive&Approdi , Roma, 2018

Un paio d’anni fa, quando ho fatto un’intervista a Pablo Georgieff, in occasione della sua partecipazione al concorso internazionale per un Parco urbano nella città di Prato, mi spiegò che: ” Il paesaggio è come un film: non si può guardarlo a partire dalla fine. Bisogna ridurre il desiderio di avere risultati nell’immediato, lavorare su delle “linee di pazienza” e studiare strategie per permetterci di riappropriarci di territori lasciati a se stessi, rianimandoli con progetti fatti per durare.”
Era un’originale idea per spiegare il suo modo di progettare, che reintroduce il concetto di Tempo nel design dei giardini, nel solco della grande tradizione della Scuola di Versailles e del suo mentore, Gilles Clement.
Nipote di contadini bulgari, russi e italiani emigrati in Argentina,
Pablo è nato in questa terra bellissima che gli ha forgiato un ” cuore selvaggio” e un carattere determinato a perseguire con tenacia i propri obiettivi. Nel 1983, emigrato a Parigi con i fratelli e i suoi genitori, a causa della dittatura militare, è divenuto architetto a Parigi e, nel 1999, ha fondato, insieme a suo fratello Miguel, agronomo, l’atelier COLOCO, con il quale ha realizzato progetti paesaggistici a tutte le scale, introducendo, per ciascuno di essi, innovazioni artistiche e concettuali degne di un’ ” avanguardia” dell’architettura del paesaggio per il XXI secolo.
Nel 2017 è divenuto Direttore scientifico del Radice Pura Garden Festival a Giarre, che ha avuto un successo straordinario, portando alla ribalta giovani progettisti e artisti del Giardino da tutto il mondo.
In questo libro, per la prima volta, Pablo Georgieff espone il ” pensiero” che accompagna ogni processo progettuale e che fa della “diversità” il suo brand culturale ed ecologico. Dice, a questo riguardo, il paesaggista ” apolide”, come ama definirsi:
” ..Le opere costituite dai giardini realizzati attraverso ” l’invito all’opera” hanno la seguente peculiarità: sono di natura performativa, sono esecuzioni dal vivo e non fanno distinzione tra pubblico e artista. Riflettono la stessa complessità che ci restituiscono le arti dal vivo o performative, oltre all’assenza di separazione tra i momenti della creazione e della prova e i momenti della rappresentazione. Sono arti difficili da riprodurre e da registrare, ma in cambio rappresentano un vero sistema vivente che non è la mera traccia di una performance: non sarà niente di più e niente di meno che un giardino.”
Lo scopo principale di questo libro, vero e proprio manuale per “l’edonismo sostenibile” in contrapposizione con tutte le varie teorie sulla ” decrescita felice”, è quello di instillare in tutti coloro che lo leggeranno e lo conserveranno nella propria libreria,” il desiderio di lanciarvi nell’impresa, diventando a vostra volta giardinieri.” 
Io e Pablo siamo entrambi assolutamente convinti che è proprio in questa epoca della Storia che si sta svolgendo lo scontro tra progetti radicalmente avversi, la cui posta in gioco è l’Umanità, e a entrambi, piace pensare che l’esito non sia scontato in partenza.