Incontrare tutti i tipi di individui.
Tutti i tipi di gruppi.
tutti i tipi di cose.
tutti i tipi di valori.
Cose che sappiamo, cose che non sappiamo.
Un’architettura ricettiva a tutto ciò è rara.
Forse dobbiamo interpretare l’architettura più liberamente e apertamente, quando si tratta delle innumerevoli esigenze e sfide di questo mondo.”

Freeing architecture, Junya Ishigami, 2018

Junya Ishigami è un architetto giapponese nato nella Prefettura di Kanagawa nel 1974. Dopo il master in architettura e progettazione presso l’Università Nazionale di Belle Arti e Musica di Tokyo nel 2000, Ishigami fonda il suo studio nel 2004. Nel 2008 si è occupato dell’allestimento del padiglione giapponese all’11a Biennale di Architettura di Venezia, l’anno successivo è stato il più giovane architetto mai ricevuto all’Architectural Institute of Japan Prize per il Kanagawa Institute of Technology KAIT Workshop. Premiato con il Leone d’oro per il miglior progetto alla Biennale di Architettura 2010 per la sua visione “unica ed eccezionalmente rigorosa, con un lavoro che spinge all’estremo i limiti della materialità, visibilità, tettonica, leggerezza e, in ultimo, dell’architettura stessa”, nello stesso anno è diventato professore associato alla Tohoku University in Giappone. Oltre alle nomine alla Harvard Graduate School of Design negli Stati Uniti e ad aver condotto il suo Atelier all’Accademia di Architettura di Mendrisio, nel 2019, Ishigami ha realizzato il padiglione temporaneo estivo della Serpentine Gallery di Londra, che dal 2000 ad oggi, ne commissiona ogni anno la costruzione a molti dei più importanti architetti contemporanei.

Il suo padiglione, situato sul prato fuori dalla Serpentine Gallery nei Kensington Gardens di Londra, comprende un robusto baldacchino roccioso composto da 61 tonnellate di ardesia, sorretto da una sottile struttura in acciaio sostenuta da una griglia di 106 colonne a perno che sono disposte in modo casuale per creare una “foresta”. Ishigami, oltre che al grande successo ottenuto dalla critica, deve a questo progetto anche una certa notorietà per aver proposto ai giovani architetti desiderosi di partecipare alla costruzione del padiglione, stage non retribuiti con orari di ufficio da lunedì a sabato, dalle 11 a mezzanotte. Eppure, Ishigami, si distingue dalla grande maggior parte dei suoi colleghi architetti: a guidare le sue idee c’è il desiderio di evocare l’immaginazione delle persone; attraverso i suoi edifici, ricerca una nuova spazialità e ricchezza ambientale capaci di creare una nuova realtà, una ricerca di architettura pura ed essenziale, che opera con un senso di infinita meraviglia.


L’era moderna poneva la massima enfasi sulla funzione che serviva come condizione fondamentale per l’architettura degli edifici, per questo motivo le tipologie di edifici erano progettate per adattarsi alle loro funzioni. Se oggi non proponiamo una nuova forma di architettura capace di adattarsi alle condizioni di ogni singolo essere umano, ambiente e luogo, non saremo più in grado di rispondere alle richieste del mondo in cui viviamo. Cercando un’architettura che risponda a questo senso di diversità, ho capito che è necessario considerare l’architettura in maniera più libera”

Junya Ishigami, 2019, “On architecture” Kayoko Ota interviews Junya Ishigami

Ed ecco che, da questa nuova prospettiva, anche l’architetto, così come da sempre fa il paesaggista, inizia a studiare le nuvole, indagare sul mistero delle gocce d’acqua nell’aria che si uniscono per formare ammassi e sfidare così le leggi della gravità. Organizzare le colonne di un edificio come un cielo stellato in modo che le persone possano disporle come i segni dello zodiaco non è un’idea strana, se si interpreta l’architettura in modo libero. La natura, anche per l’architetto, può essere una fonte inesauribile di ispirazione, così come ha capito Junya Ishigami.

Così, nel 2013, quando un proprietario dell’albergo nella prefettura di Tochigi lo assunse per creare un nuovo giardino e un’estensione del suo hotel da costruire nella foresta, Junya rese possibile l’impossibile: salvaguardare la foresta servendosi della speculazione edilizia. Poiché era stato rilasciato il permesso di costruire solo nella foresta, operazione che avrebbe ovviamente implicato il taglio di quasi tutti gli alberi, Ishigami decise di “spostare tutti gli alberi dalla foresta e crearne una nuova”. Nota bene: Il proprietario dell’hotel voleva un giardino “fatto da un architetto, non da un paesaggista”, ha dichiarato lo stesso Ishigami.

L’immagine mostra in alto: la posizione originale della foresta dove era stato concesso il permesso di costruire l’estensione dell’Hotel e, a sinistra, l’area prativa destinata alla creazione del nuovo giardino. In basso: il riposizionamento di ogni singolo esemplare arboreo della foresta nell’area prativa. © junya.ishigami+associates

L’obiettivo di questo progetto era quello di creare una fattoria in affitto e un giardino circostante ad un hotel che si trova all’interno della splendida area naturale di Nazo, nella prefettura di Tochigi. “Il sito esistente era quasi pianeggiante e cinquant’anni prima era stato una risaia. “Nel procedere con questo progetto, mi sono convinto che dovessimo pensare alla geometria nella ripetizione degli appezzamenti agricoli in modo diverso. Lo scenario creato dai campi è apparentemente più artificiale e automatico di qualsiasi città del mondo. L’efficienza richiesta per aumentare la quantità di colture è prioritaria rispetto a qualsiasi altra cosa” dice Ishigami. L’architetto ha perciò ho voluto combinare la regolarità e l’acqua dei paesaggi delle risaie con la foresta, pur rispondendo alla domanda di una varietà diversificata di prodotti agricoli, quindi piantando quante più colture possibili.

Vista planimetrica del modello del progetto per il Botanical Garden Art Biotop/Water Garden.
© junya.ishigami+associates

Per Ishigami non si è trattato di creare qualcosa dal nulla, ma piuttosto di utilizzare l’ambiente già esistente e lasciare che il passare del tempo creasse un nuovo giardino. Ogni albero è stato accuratamente ricollocato, sradicato e ripiantato, per quattro anni. Persino il muschio è stato trasferito e le pietre sono servite per creare sentieri sinuosi a filo d’acqua: “Abbiamo usato tutto ciò che era già lì e abbiamo cambiato la disposizione per creare un nuovo ambiente artificiale ma molto simile a qualcosa di naturale”, dice Ishigami.

Sezioni e viste dello sviluppo temporale del nuovo giardino. © junya.ishigami+associates

Con l’obiettivo di creare un nuovo paesaggio che fonde “densità e relazione che non coesistono in natura”, sono stati trasportati e ripiantati alberi dai prati adiacenti, il sito di sviluppo del nuovo complesso alberghiero. La foresta è stata riassemblata in un ambiente modellato per ricordare le risaie che un tempo sorgevano in quel luogo.

Immagine del modello di progetto per il Botanical Garden Art Biotop/Water Garden. © junya.ishigami+associates

Studiando le specie e la configurazione degli alberi originali sulla proprietà, Ishigami li ha riorganizzati con cura in diversi luoghi, creando numerosi stagni tra di essi per consentire il riflesso della luce solare; i percorsi tra gli appezzamenti di terreno, invece, sono stati sapientemente disegnati per ricoprirsi lentamente di muschio e occupare sinuosamente gli spazi tra gli alberi e gli stagni.

Sezione costruttiva tipo del Botanical Garden Art Biotop/Water Garden. © junya.ishigami+associates

Ciò che volevo realizzare con questo progetto è realizzare un paesaggio onirico. Invece della geometria standard dei campi che si basano su linee rette, ho appositamente progettato il sito con un modello geometrico concepito attraverso una disposizione complicata di curvature come la ripetizione dei pezzi di un puzzle”

Junya Ishigami, 2019, “On architecture” Kayoko Ota interviews Junya Ishigami

Il sito è stato scavato in alcune aree per creare degli stagni. L’area è progettata per essere sia giardino che fattoria ed è un ambiente che può essere utilizzato dalle persone in maniera varia e libera. Gli stagni sono l’unico spazio che non è pensato per le persone e così l’acqua assume il ruolo di modellare la struttura di tutta la fattoria con la forma del nuovo terreno. Questo splendido scenario contiene varie colture che emergono da innumerevoli piccoli giardini tra gli stagni, una struttura ispirata al modello di giardino-cortile giapponese “tsubo-niwa”.

Gli alberi della foresta adiacente riorganizzati sul sito e l’acqua viene deviata da una chiusa nel vicino ruscello per riempire innumerevoli stagni, tutti collegati ad un sistema che permette di far scorrere continuamente l’acqua a velocità diverse. Il giardino acquatico è formato da 318 alberi piantati intorno a 160 piccoli stagni. Questi stagni, o biotopi, sono habitat in miniatura per piante e animali acquatici.

Alberi, acqua, muschio. Questi tre elementi esistenti sono stati combinati per formare un nuovo paesaggio, costituito dalle stesse componenti ambientali originariamente presenti nel sito. Con il tempo diventerà una “nuova natura”, combinando i vari elementi in una nuova configurazione sottolineando aspetti della natura che non potrebbero essere realizzati dall’uomo e gli elementi dell’arte artificiale che non si trova in natura.

Il giardino acquatico Art Biotop di Ishigami è stato selezionato dalla giuria del premio Obel per dimostrare come l’intervento umano può migliorare un paesaggio, anziché danneggiarlo. Attraverso questo progetto, il sito del prato è stato trasformato non solo spostando la foresta, ma anche sovrapponendo tutti gli strati degli ambienti passati nella storia del sito: il paesaggio della risaia e il paesaggio della foresta muscosa si sovrappongono sino a formare una nuova realtà, un nuovo paesaggio destinato ad evolversi sino a far apparire una natura inedita. L’aspetto del giardino varia in base all’ora del giorno e al periodo dell’anno, creando uno spazio unico, capace di far dialogare natura e uomo.

Articolo di Marta Buoro