L’intervento per la riqualificazione delle cave di Arzo è sicuramente un progetto che abbraccia ogni aspetto della pratica architettonica e del paesaggio. Enrico Sassi, architetto responsabile di quest’opera, pone uno sguardo attento e riflessivo sulla storia del sito, raccogliendo ogni informazione e proiettandola nel futuro, verso una realizzazione caratterizzata da poliedricità, cura del dettaglio e una sapiente delicatezza nell’uso dei materiali. Un progetto di grande respiro sociale ed estetico, un percorso fra la pietra e il cielo, fra la natura e le trasformazioni umane, unite in un connubio che possiamo definire felice.

Enrico Sassi (1965) architetto e architetto paesaggista. Svolge attività professionale e didattica. Coordinatore del “Laboratorio Ticino” USI Academia di architettura, Mendrisio. Già docente di “Progetto Urbano” presso l’Accademia di architettura di Mendrisio; dal 1998 è redattore nella rivista svizzera di architettura e urbanistica “archi”. È titolare di uno studio di progettazione a Lugano. Lo ringraziamo per il materiale fornitoci per questo articolo [ITA/ENG].

[ITA] Il progetto di riqualificazione dell’area e del riuso degli stabili delle cave di Arzo, promosso dal Patriziato di Arzo ha avuto un processo di gestazione lungo e complesso, ciò che è stato realizzato è il frutto di numerose discussioni e del continuo ripensamento e aggiustamento delle idee iniziali.

Nel quartiere di Arzo, è presente una breccia sedimentaria comunemente chiamata Marmo di Arzo. L’inizio dell’attività estrattiva di questa pietra utilizzata in tutta Europa, risale al 1300. Dopo 6 generazioni la ditta Rossi & Ci. ha chiuso i battenti nel 2009 e gli stabili sono stati acquistati nel 2011 dal Patriziato di Arzo, con l’intento di riqualificare l’intera zona e riprendere l’attività estrattiva.

Il sito del progetto comprende la cava di marmo Macchiavecchia lungo la strada cantonale che collega Arzo a Meride, caratterizzata dalla presenza di una grande gru e dal fronte di scavo ai piedi del quale sono depositati numerosi blocchi di marmo; qui sono ubicate le antiche baracche e la struttura coperta sotto la quel venivano segati i blocchi prima di dare seguito a ulteriori lavorazioni.

Addentrandosi nel bosco si incontra una zona per il deposito alla quale segue la cava di marmo Broccatello e il grande spazio risultato dalla dismissione dell’attività di produzione di inerti, denominata Ex-Cava Caldelari, area caratterizzata da valori naturalistici molto significativi. Dal punto di vista geologico e paleontologico tutto il comprensorio delle Cave appartiene a un geotopo comprendente rocce di età triassica e giurassica la cui importanza scientifica è riconosciuta a livello mondiale.

Dal 2003, il comparto appartiene alla zona tampone del sito UNESCO Monte San Giorgio. Di rinomanza mondiale è anche l’importanza geologica della ex cava Caldelari, testimoniata da numerose pubblicazioni dedicate al tema delle fasi tettoniche e alla comprensione della paleogeografia delle Alpi. Affiorano qui le rocce della Formazione di Tremona, nota anche come “Retico”, e quelle del Broccatello che costituiscono un giacimento fossilifero che contiene concentrazioni di fossili in banchi o tasche (principalmente brachiopodi, crinoidi e spugne), risalenti al periodo Giurassico (199-145 milioni di anni fa).

Dal punto di vista della vegetazione l’area è caratterizzata da stillicidi, da ambienti ruderali umidi, ambienti ruderali secchi, prati magri. Dal punto di vista faunistico le cave sono importanti per quanto attiene ad alcuni gruppi tassonomici quali ortotteri, lepidotteri, rettili e uccelli.

L’elaborazione del progetto è iniziata per volontà del Patriziato di Arzo nel 2012, con un primo studio sulle potenzialità dell’area. Sin dai suoi primi passi il progetto ha beneficiato del sostegno dell’ERS-MB (Ente Regionale Sviluppo Mendrisiotto e Basso Ceresio), vantando anche il patrocinio di Mendrisiotto Turismo e della Fondazione Monte san Giorgio.

Il progetto di riqualificazione dell’area e riuso degli stabili comprende tre ambiti: il Sentiero Didattico (percorso che collega le antiche cave ubicate nel bosco soprastante), lAnfiteatro Naturalistico (progetto di riuso e valorizzazione dell’antica cava grande “Ex-Caldelari”, ca. 4’500 metri quadrati con importanti valori naturalistici); il Laboratorio nella Cava (ristrutturazione a fini didattici e museografici delle antiche baracche nelle quali veniva lavorato il marmo).

Sentiero Didattico – A monte dell’attuale cava di marmo esistono numerose antiche cave ormai dismesse. Il progetto prevede di organizzare e segnalare un percorso pedonale (sentiero didattico) che conduce alle antiche cave dismesse che testimoniano delle diverse tecniche di estrazione (scalpello, filo elicoidale) e dei diversi tipi di pietra (Macchiavecchia rossa, Rosso Arzo, Broccatello).

All’inizio del sentiero è stato costruito un edificio che ospita i servizi igienici pubblici. La platea è stata realizzata con calcestruzzo prodotto con inerti appositamente fabbricati frantumando il marmo, la superficie della platea è stata levigata per rendere visibili gli inerti. Il volume che ospita i bagni è interamente costruito con blocchi di marmo, la copertura translucida è sorretta da travi metalliche HEB.

Le porte sono in griglia metallica ossidata. La struttura riceve luce dall’alto e ventilazione naturale dalla fascia libera tra la copertura e le pareti. Il lavandino è stato fabbricato con un antico blocco di marmo cavato a mano. Le pareti sono state costruite utilizzando blocchi di marmo dalle diverse superfici e finiture.

Anfiteatro Naturalistico – L’area della Ex-Cava Caldelari è una zona di grande valore naturalistico (geologico, paleontologico, floristico e faunistico). Il progetto denominato “Anfiteatro Naturalistico” è stato elaborato in collaborazione con lo studio di ingegneria ambientale Oikos 2000 e prevede una sistemazione che rende agibile lo spazio salvaguardando gli ambienti particolarmente significativi, creando biotopi specifici per la valorizzazione delle qualità naturalistiche del sito. Il progetto ha riordinato una zona che era ingombra da detriti di cava, sostituiti da una serie di quattro gradonate in blocchi di marmo, disposte ad emiciclo.

Le gradonate possono essere utilizzate come sedute e permettono l’organizzazione di eventi aperti al pubblico. È stata costruita una passerella in legno di robinia prodotta dai boschi locali per completare il percorso pedonale e attraversare la zona dei “prati paludosi”, costeggiando la parete della cava. Il percorso conduce fino all’area caratterizzata dalla presenza di imponenti muri in calcestruzzo armato (basamento del vecchio impianto di frantumazione) che sono stati messi in sicurezza grazie alla costruzione di un parapetto composto da tondini da cantiere.

L’area – denominata “baluardo panoramico” – sovrasta la cava ed è stata attrezzata con tre tavoli costruiti con lastre di marmo. Il percorso si collega con il sentiero soprastante tramite una scala costruita in marmo e legno. Sono stati anche fabbricati due nuovi biotopi: un piccolo stagno, che raccoglie l’acqua piovana che defluisce dall’aera e un “biotopo per piccola fauna”, collina-pietraia in marmo, per sostituire l’habitat eliminato con la costruzione delle gradonate.

Laboratorio nella Cava – Il progetto Laboratorio nella cava consiste nella ristrutturazione e nella valorizzazione degli antichi stabili dell’insediamento produttivo originale che è composto da due corpi di fabbrica distinti: un volume principale (denominato baracca di marmo) e un volume secondario che organizza l’accesso e la distribuzione.

Il prospetto dell’edificio principale è rivolto verso la strada cantonale ed è interamente costruito con blocchi in marmo. Questa particolarità è stata valorizzata grazie a una nuova copertura che ne mette in evidenza il materiale e la tecnica costruttiva. La nuova copertura non ha gronda e rimane arretrata rispetto al filo della facciata; quando piove l’acqua cola sui blocchi, bagnandoli, e mettendo in evidenza i colori del marmo.

Le bucature del prospetto originale (una porta e finestre) sono state sigillate con lastre in marmo per conferire unità materiale al prospetto, che si presenta come un unico grande blocco di marmo nel quale rimangono incisi i segni della facciata originale. Le vecchie coperture sono state sostituite. È stata tuttavia mantenuta la capriata originale in legno della “Baracca di marmo”, particolarmente caratteristica. Per questioni legate alla sicurezza statica della copertura, l’antica capriata è stata affiancata da due nuove capriate metalliche.

Il corpo di fabbrica che organizza l’accesso è stato coperto con un nuovo tetto, rivestito con lastre di marmo. Tutti gli altri volumi sono stati coperti con lastre ondulate in policarbonato trasparenti, che permettono l’illuminazione zenitale degli spazi. Sono stati costruiti nuovi servizi igienici il pavimento dei quali è stato rivestito con strisce alternate in marmo di Arzo, Macchiavecchia grigia, e marmo Verde Alpi; il lavandino è stato fabbricato scavando un antico blocco di marmo Rosso di Arzo, cavato a scalpello.

Le due porte di accesso originali (in metallo) sono state restaurate e riusate, così come le due antiche porte in legno all’interno dell’edifici. I locali del laboratorio sono stati mantenuti e i macchinari originali per la lavorazione della pietra sono stati restaurati. All’interno della “baracca di marmo” è stato anche collocato un antico motore diesel Hatz del 1925 che azione un meccanismo di rinvio (volano) il quale mette in movimento un filo elicoidale. Il filo passa all’esterno attraverso un sistema di piantane con ruote di rinvio e permette di illustrare la tecnica del taglio del marmo con il filo elicoidale.

[ENG] The project for the redevelopment of the area and the reuse of the buildings within the Arzo quarries promoted by the Patriziato di Arzo underwent a long and complex process of gestation; what has been achieved is the result of much discussion and of the constant questioning and adjusting of the initial ideas.

The sedimentary breccia found in Arzo is generally known as Arzo marble. The quarrying of this stone, which was used throughout Europe, started in 1300. In 2009, having been in operation for six generations, the Rossi & Ci. company folded, and in 2011 the Patriziato di Arzo acquired the buildings, with the intention of redeveloping the entire area and re-starting quarrying.

The project site includes the marble quarry known as Macchiavecchia along the cantonal road that connects Arzo and Meride, identifiable by a large crane and a number of marble blocks at the foot of the quarry face; here we find the old sheds and the covered structure where blocks were first cut before being further processed.

Deeper in the wood, we find an area that was used as a depot, before coming to the “Broccatello” marble quarry and to a large area formerly used for the extraction of inert materials known as Ex-Cava Caldelari, a site of great natural diversity. From the geological and paleontological point of view, the entire area is part of a geotope that includes rocks of worldwide scientific interest dating back to the Triassic and Jurassic periods.

Since 2003 the area has been part of the buffer zone of the Monte San Giorgio UNESCO site. Another area known the world over for its geological significance is the former Cava Caldelari, as witness numerous publications on the tectonic phases and the palaeogeography of the Alps. Here the rocks of the Tremona formation, also known as Retico emerge, together with the rocks of the Broccatello and their fossil concentrations in banks or pockets (mainly brachiopods, crinoids and sponges) dating back to the Jurassic period (199-145 million years ago).

The vegetation of the area is characterised by seepage, wet and dry ruderal habitats, rough grassland. As for the fauna, the quarries are imporant habitats for species such as orthoptera, lepidoptera, reptiles and birds.

The project was started by the Patriziato di Arzo who commissioned an initial study on the potential of the area in 2012. From the very start the project was supported by ERS-MB (Ente Regionale Sviluppo Mendrisiotto e Basso Ceresio, the Regional Development Institute for the Mendrisiotto and Basso Ceresio districts), and was able to count on the patronage of the Mendrisiotto Turismo (Mendrisiotto Tourism Board) and Fondazione Monte San Gorgio (Monte San Giorgio Foundation).

The project for the redevelopment of the area and for the re-use of the buildings focussed on three areas: the Educational Trail (a path that leads to the ancient quarries in the wood above), the Natural Amphitheatre (a project for the reuse and promotion of the great disused Cava Caldelari approximately 4,500 square metres of rich natural diversity; the Quarry Workshop (the conversion of the ancient sheds where marble was processed into workshops and exhibition spaces)

The Educational Trail – Above the current marble quarry there are a number of old, now disused quarries. The project entails organising and marking a pedestrian route (an educational trail) to the disused caves revealing the different quarrying techniques (chisel, helical wire) and the various types of stone that were exctracted (red Macchiavecchia, Rosso Arzo, Broccatello).

At the start of the trail a new building houses the public conveniences. The concrete slab is made from inert materials specially obtained by crushing marble, and the surface has been polished to reveal them. The building that houses the public conveniences is entirely built from marble blocks and its translucent canopy is supported by HEB steel beams.

The doors are made from oxidised metal grills. The structure is lit from above and naturally ventilated from the open band between the roof and walls. The washbasin was made from an ancient hand-quarried block of marble. The walls were built from blocks of marble with different surfaces and finishes.

The Natural Amphitheatre – The former Cava Caldelari is an area of great significance in terms of geology and paleontology, as well as for its flora and fauna. The project known as “Natural Amphitheatre” has been developed in collaboration with the environmental engineering firm Oikos 2000 and involves the organisation of spaces to make them accessible while preserving particularly significant natural environments, by creating specific biotopes that capitalise on the natural features of the site. The project has cleared an area that was cluttered with quarrying detritus, now replace by four rows of seats made from marble blocks, arranged in a semi-circle.

The steps can be used as seating and allow the staging of public events. A timber walkway was built in locally sourced black locust wood to extend the footpath across the marshland area along the quarry face. The trail leads to an area characterised by some imposing reinforced concrete walls (the base of the old crushing plant) which have been made safe by the addition of a railing made from rebars.

This area – known as the baluardo panoramico (the belvedere) overlooks the quarry and has been fitted with three tables made from marble slabs. A stair made from timber and marble connects the trail to another footpath above it. Two new biotopes were also created: a small pond where rainwater from the area is collected, and a biotope for small animals – a mound of piled marble blocks that recreates the habitat removed to make way for seating.

The Quarry Workshop – The quarry workshop project reuses and upgrades the ancient buildings of the original production facility, which consists of two discrete volumes: the main building (known as the marble shed) and a secondary building that organises access and circulation.

The elevation of the main building faces on to the cantonal road and is entirely built from marble blocks. This unique feature is highlighted by a new roof cover that emphasises the material and construction technique. The new roof has no drainage gutter and is set back from the plane of the facade, so that rainfall drips onto the marble blocks, enhancing their colour.

The openings in the original facade (a door and three windows) were sealed with marble slabs to give the elevation material uniformity: the facade appears as a single large block of marble in which the traces of the original facade are etched. The old roof cover has been replaced. However, the unique, original timber truss of the marble shed has been retained. To ensure the static safety of the roof, the ancient truss is now flanked by two new steel trusses.

The main volume of the building that organises circulation has been covered with a new roof, clad in marble slabs. All other volumes are covered with corrugated transparent polycarbonate panels which allow spaces to be lit zenithally. New public conveniences were built with floors made by alternating strips of Arzo marble, grey Macchiavecchia and Alp green marble; the washbasin was carved from an ancient block of Arzo red marble extracted manually, with a chisel.

The two original steel doors were restored and reused, as were two ancient wooden doors inside the building. The workshop spaces have been retained, and the original machinery for handling stone has been restored. Inside the ‘marble barracks’ an ancient Hatz diesel engine from 1925 operates a flywheel which in turn activates a helical wire. The wire is connected to the outside by a system of upright base supports and flywheels, and is used to demonstrate the technique for cutting marble with a helical wire.

Planted essences (Naturalistic amphitheater)

Beside the path:

  • Carpinus betulus (Carpino) / (Hornbeam)
  • Fraxinus (Frassino) / (Ash)
  • Laburnum anagyroides (Maggiociondolo) / (Golden chain)
  • Corylus avellana (Hazel) / (Nocciolo)

On the shore of the wet biotope:

  • Cornus mas (Corniolo) / (Cornelian cherry)
  • Sambucus (Sambuco) / (Elderberry)
  • Ligustrum (Ligustro) / (Privet)
  • Crataegus monogyna (Biancospino) / (Hawthorn)
  • Viburnum opulus (Palla di neve) / (Guelder rose)
  • Project: Cave di Arzo
  • Architect: Enrico Sassi
  • Location: Arzo, Mendrisio, Switzerland
  • Year: 2011-2017
  • Client: Patriziato di Arzo
  • Surface area: 5.000 mq
  • Cost: 1.200.000 CHF
  • Collaborators: Roberta Blasi, Irene Lucca
  • Civil engineer: Pietro Brenni, Brenni Engineering SA
  • Environmental engineer and landscape consultant: Oikos 2000 Sagl
  • Electrotechnical engineer: Dante Solcà, Elettro Dinamic Sagl
  • Graphic and web design: Valentina Rossi
  • Contractor: Riva Costruzioni SA
  • Excavation, transport and placement of stones: Contrabi SA
  • Stone cutting: Nuova Fresabeton SA
  • Stonemasons: Valentina Rossi, Oreste Rossi
  • Forestry company: Eco 2000 SA
  • Electrician: Arrigo G&A SA
  • Plumber: Fieni Danilo e figlio SA
  • Roofer: Fratelli Colombo Sagl
  • Metalworker: Roberto Stefanetti SA
  • Flooring: Manutecnica SA
  • Carpenter: Antonio Cattaneo
  • Painter: Marco Rossi
  • Seals: Isoresine SA
  • Dry-ice blasting: Moor Sabbiatura Criogenica
  • Mechanics: Giovanni Ballerini, Orio Bianchi, Giovanni Pagani, Brunello Pontiggia, Gianpiero Rossi
  • Photographers: ©Alberto Canepa, Luca Ferrario, Gian Paolo Minelli, Marcelo Villada Ortiz, Filippo & Donatella Simonetti