Quando si studia la storia dell’arte dei giardini nelle università italiane, raramente ci capita, oggi, di riflettere sulle discriminazioni di genere che, per così lungo tempo, hanno subito le donne aspiranti a diventare “giardiniere o paesaggiste”, mestiere affascinante, che, tuttavia, richiede libertà di pensiero, un’alta sensibilità nella percezione, spiccate attitudini all’invenzione artistica e una costante capacità d’ascolto del team con il quale si progetta un giardino. Sono tutte qualità tipicamente “femminili” e lo erano anche quando, nel XIX secolo, si sviluppava la moda del “giardino all’inglese”.

Her Life and Her Gardens – Audrey Le Lievre

Ellen Willmott nacque nel 1858, un’epoca in cui il mondo dei giardini inglesi era riservato ai soli uomini; architetti, botanici, ibridatori di piante, esploratori alla ricerca di specie rare, persino la manovalanza escludeva le donne. Le prime ragazze accettate alle scuole di Orticoltura dovevano vestire come i ragazzi, in tuta e con i capelli raccolti sotto il berretto, per non suscitare “distrazioni”.

Veduta a volo d’uccello ottocentesco di Warley Place
Rovine a Warley Place

Proveniente da una famiglia benestante, la giovane ragazza creò un magnifico giardino alpino, a Warley, nell’Essex, non lontano da Londra. Il giardino custodiva la più straordinaria collezione di narcisi, rose di ogni tipo, primule, tulipani, ceratostigma e Eryngium giganteum, quest’ultimo, ribattezzato nel linguaggio popolare, il “fantasma di Miss Willmott” ( Willmott’s Ghost). La ragione di questo appellativo derivava dal fatto che Ellen aveva l’abitudine di cospargere di semi di Eryngium giganteum il suolo dei giardini e delle gigantesche tenute dei suoi amici della borghesia britannica, ma a loro insaputa; così che, quando questa pianta cresceva nei loro giardini, se ne attribuisse sempre la causa al “fantasma” di Ellen.

A sinistra, il giardino selvatico, Warley Place – a destra, Ellen Willmott

In pochi anni, la Willmott era divenuta una delle principali “giardiniere” dell’età edoardiana. La sua conoscenza delle piante era enciclopedica e lei non era mai sazia; per questa ostinata curiosità, supportava spedizioni di piante in terre lontane ed era divenuta leggendaria la sua capacità di far espandere, di volta in volta, i suoi progetti di ricerca, investendo cifre ragguardevoli per l’epoca.

Da sinistra, Rosa rugosa, Rosa chinensis, Rosa Tea gigante (illustrazioni botaniche di Alfred Parsons)

Nel periodo di massimo splendore del giardino di Warley Place (fine del 1800), c’erano 104 giardinieri al suo servizio, tutti maschi, ad eccezione di una sola giovane donna, Jacqueline Tyrwhitt, con cui Ellen ebbe un lungo sodalizio; Miss Willmott era molto esigente con loro nella cura del giardino, in cui lei stessa dava l’esempio, lavorando anche dodici ore al giorno. Correvano voci, all’epoca, che avrebbe licenziato qualsiasi giardiniere che avesse lasciato crescere delle erbacce tra i suoi fiori. Era una giardiniera instancabile, tanto da “preferire l’uso della vanga ad un incontro galante con un uomo” (A. Le Lievre, Her Life and Her Gardens, Faber & Faber, 1980), nonostante fosse un’affascinante donna della ricca aristocrazia britannica. Ellen non si era mai sposata e di ciò non se ne era mai lamentata; così che, sfogliando un suo vecchio diario, si scoprì che “…un giorno, passeggiando nel suo giardino con un’amica, si era fermata davanti a una rosa e aveva detto: ‘Questo è Cupido: ma, io non lo conoscevo’”. (A. Le Lievre, Her Life and Her Gardens, Faber & Faber, 1980)

A sinistra, Alfred Parsons – a destra, un suo dipinto di Warley Place

Questa passione per l’orticoltura, tuttavia, non era fine a sé stessa, bensì produceva in lei una continua ricerca di sperimentazioni nuove con le piante e, soprattutto, una costante ricerca di nuove specie da poter inserire nel suo giardino. La Linnean Society (di cui è stata la prima donna membro) le attribuì una delle collezioni private più complete di alberi e arbusti resistenti nelle isole britanniche; al momento in cui il giardino di Warley Place iniziò il suo declino, a causa del deperimento delle risorse finanziarie dei Willmott, Ellen poteva contare su circa 100.000 differenti specie di piante e di alberi nel suo giardino.

Da sinistra, Narciso ‘Great-Warley’, Narciso giallo, Syringa Vulgaris

Peonie a Spetchley Park

Robinson che aveva visitato Warley Place in diverse occasioni e conosceva bene lo stile di piantagione naturalistica di Willmott, scrisse in The Wild Garden (1870), che si trattava di “un’opera sontuosa… che illustra un giardino estremamente interessante e affascinante”. Scrivendo su Country Life (una rivista fondata nel 1899 da Edward Hudson), anche Gertrude Jekyll aveva elogiato il parco di Warley, definendolo un giardino di “grande bellezza e interesse”, il che valse ad Ellen il riconoscimento della prima Victoria Medal of Honour da parte della Royal Horticolture Society.

Da sinistra, Rosa willmottiae rampicante, Lathyrus odoratus, Peonia suffriticosa

Da sinistra, Rosa ‘Seven Sisters’, Rosa albertii, Rosa dupontii

In una società maschilista, Ellen Willnott ha gestito da sola tre tenute in 3 diversi paesi, dirigendo più di 100 giardinieri e ha organizzato consegne di piante e semi che collegavano giardini botanici e persone di ogni provenienza in tutto il mondo. La sua abilità nel selezionare le giuste condizioni di crescita per le piante è stata rivoluzionaria. In circa trent’anni di viaggi, insieme alla fedele dama di compagnia Lalla Burge, Ellen aveva realizzato, senza badare a spese, oltre che a Warley Place, alcuni giardini anche in Italia e in Francia, (il Giardino Boccanegra, nei pressi di Ventimiglia: i Giardini di Tresserves, presso il lago di Bourget, in Alta Savoia).

Da sinistra, Rosa ‘Ayrshire Queen’, Zinnia ‘Miss Willmott’, Aethionema ‘Warley Rose’

Da sinistra, Eryngium giganteum (Miss Willmott’s Ghost), Camassia leichtlini ‘Caerulea’, Ceratostigma willmottianum

Da sinistra, Ceratostigma willmottianum, Daphne striata, Magnolia grandiflora

In queste attività di impianto di giardini e di esplorazioni in paesi lontani, quali Cina, Iran e Medio Oriente, per reperire le specie di piante e gli straordinari alberi con cui abbellire i suoi giardini, la Willmott aveva quasi dissolto tutta la sua ricchezza ed aveva dovuto vendere alcune proprietà di famiglia. Quando gli esploratori di specie ritornavano in Inghilterra, dopo lunghi mesi di ricerche, Ellen poteva, però, soddisfare la sua “avidità botanica” sfogliando i lunghi rapporti di documentazione delle specie trovate dai suoi fidati “cacciatori”, nei quali quasi ogni specie scoperta portava il nome di “Ellen Willmott” o di “Warley Place”. Ecco perché gli appassionati di giardini o i botanici contemporanei non possono fare a meno di conoscere le piante, gli alberi e gli arbusti di questa straordinaria giardiniera edoardiana e anche la storia della sua vita e dei suoi giardini, dove per la prima volta in Europa vennero coltivate e cresciute.

Giardini di Spetchley Park
Horse Pool a Spetchley Park

Ellen è stata anche una “pioniera” della moderna scuola dei giardinieri, il cui scopo principale era quello di coltivare piante nella massima abbondanza e perfezione possibile. Per ottenere questi obiettivi, era divenuta un’abilissima fotografa, in modo da poter “provare” le registrazioni veritiere di alcuni dei risultati ottenuti attraverso le sue ibridazioni. Quando Ellen ricevette la Victoria Medal of Honour nel 1897, Gertrude Jekyll era già popolarissima, ricercata per le sue bordure fiorite, tanto quanto Ellen era divenuta molto nota in ambito scientifico; Gertrude, in quella occasione, definì la Willmott “la più grande giardiniera vivente”. Le due si erano incontrate e conosciute, poiché entrambe condividevano la passione per la fotografia oltre che per i fiori. Dopo un incontro alla casa di Gertrude, a Munstead Wood, Ellen pubblicò il suo primo libro Warley Garden in Spring and Summer nel 1909 ed ebbe un notevole successo, tanto da giustificare una seconda edizione nel 1924.

Giardini di Spetchley Park
Beds Fountain a Spetchley Park

Il libro illustra, attraverso 40 straordinarie fotografie in bianco e nero, le immagini topiche di Warley Place di oltre cento anni fa; esse ci danno un’idea della luminosa bellezza che una volta esisteva nel giardino di Ellen, mettendo in evidenza come lei sapesse usare con grande talento un’ampia varietà di piante e fiori resistenti, erbacee e perenni, ottenendo un risultato complessivo che la rese famosa in tutta Europa.

A sinistra, statua e sentiero a Spetchley Park – a destra, Millennium Garden a Spetchley Park

Del mondo dei giardini, Ellen notava ogni dettaglio: gambi, foglie, spine, petali, bacche, profumi, colori, accanto alle vicissitudini che le avevano portate a crescere nei giardini inglesi dalle più lontane regioni del mondo. E ci racconta la storia anche degli uomini – aristocratici, militari, religiosi, letterati, contadini o botanici – che in un certo momento storico, in un luogo preciso, erano riusciti a far crescere quelle piante facendole diventare le regine dei giardini.

Giardini di Spetchley Park

A sinistra, vista dei giardini del Glebe House Museum progettati da Gertrude Jekyll – a destra, Ellen Willmott e sua sorella Rose

Tuttavia, il vero campo di interesse e di ricerca di Ellen Willmott fu costituito dall’ibridazione dei narcisi, di cui oggi vi è ampia testimonianza nel Giardino di Spetchley nel Worcestershire, dove lavorò insieme a sua sorella, e dagli incroci tra rose antiche con ibridi di Tea e floribunde. Il termine “rosa antica” veniva utilizzato per definire quelle coltivate prima del 1867, quando venne prodotto il primo ibrido di Tea, denominato “Rosa la France”. La straordinaria conoscenza botanica della Willmott venne raccolta nell’opera più importante da lei scritta, “The Genus Rosa”, pubblicato nel 1910 e tradotto in lingua italiana soltanto nel 2017.

Giardini di Spetchley Park

Questo libro colpisce il lettore per molti motivi, tra i quali, ad esempio, l’introduzione, dedicata alla Regina Alessandra, moglie di Edoardo VII, con i toni rispettosi di un suddito che si rivolge a Sua Maestà:

Graziosissima Signora,

con la presente porgo ai piedi di Vostra Maestà un libro di rose, in cui ho cercato di annotare, con scarsa abilità e la diligenza che mi è stata concessa, tutto ciò che ho imparato sulla maggior parte della Famiglia Reale del Regno dei Fiori. Come ci sono molti colori e razze umane, così ci sono molte tinte e varietà di Rose; ma laddove, nell’imperfezione della nostra natura, la Bellezza degli uomini fallisce per raggiungere l’immagine Divina, essendo infatti troppo spesso deviata verso ciò che è vile, Voi non troverete mai una rosa che non sia tra le più graziose, dolci e perfette, piena di quella Grazia che deriva solo dalla purezza e ricca di quella Bellezza che dimora solo nell’opera stessa di Dio”.

Giardini di Spetchley Park

Il libro contiene illustrazioni delle rose, da lei selezionate nel compendio di due volumi, dipinte ad acquerello, con straordinaria bravura, da Alfred Parsons, pittore naturalista, designer e illustratore di quasi tutti i libri di William Robinson. Wilfrid Blunt, storico dell’arte britannico, descrisse le stampe di Parsons sulle Rose della Willmott come “le sue migliori illustrazioni botaniche“.

Un’idea di Ellen Willmott per un parco giochi naturale a Spetchley Park

Un altro motivo di grande interesse per tutti i botanici è che in questo libro ogni rosa viene descritta con linguaggio tecnico-scientifico: per ognuna di esse è presente un corredo di consigli per i sistemi di coltivazione ed è scritto con un linguaggio semplice per renderlo accessibile a tutti, senza indulgere nel rispetto delle regole accademiche.

Giardini di Spetchley Park

L’eredità di giardinaggio che Ellen ci ha lasciato potrebbe essere divenuta invisibile, a causa della demolizione di Warley Place, a causa dello stato di forte degrado in cui versa oggi il giardino di Tresserves e a causa del tardivo recupero del Giardino di villa Piacenza – Boccanegra, a pochi chilometri da Ventimiglia.

Giardini di Spetchley Park

Tuttavia, nel giardino di Spetchley, di cui Ellen si occupò, dal 1912 per diversi anni su invito della sorella Rose, divenuta la moglie di Robert Valentine Berkeley nel 1891, possiamo ancora oggi trovare gli elementi preziosi della sua eredità botanica e paesaggistica. A Spetchley ci sono giardini recintati, un giardino di meloni con le sue serre originali, un giardino d’inverno vittoriano, statue, fontane, capricci architettonici, laghi e ponti, ma soprattutto superbe bordure di erbacee e straordinari giardini di rose, la cui bellezza ricorda, ancora oggi, tutta la sapienza della giardiniera britannica che cambiò tutte le regole di quest’arte antichissima: l’Arte dei giardini.

Giardini di Spetchley Park

A ridosso del muro dell’orto, nel giardino di Spenchley, sul confine meridionale, affacciato sulla fontana incorniciata dai quattro alberi di tasso foggiati dall’arte topiaria, sorge un piccolo tempio dorico, adattato da Ellen per commemorare la vita di sua sorella Rose, morta nel 1922, all’età di sessant’anni. Intorno al fregio e invisibile ai molti visitatori, sono incise, su indicazione di Ellen Willmott le seguenti frasi, tratte dalle Rubʿayyāt di ʿUmar Khayyām, matematico, filosofo e poeta persiano:

“La luna dal cielo sta sorgendo ancora una volta. / Quante volte, d’ora in poi, in questo stesso giardino dove sorge, / Dovrà prendersi cura di me, invano?”

Chiaroscuri nei giardini di Spetchley Park

Articolo di Enrico Falqui