L’Isola Palmaria costituisce, oggi, uno straordinario patrimonio naturalistico e paesaggistico, che possiede relazioni storiche, geografiche e culturali con l’intero territorio delle Cinque Terre.

Isola Palmaria, Porto Venere, La Spezia

Il piccolo tratto di mare che le separa contribuisce a rafforzare l’idea che il giardino mediterraneo della Palmaria sia “scivolato in mare” dalle  colline a strapiombo sull’acqua delle Cinque Terre, la cui aspra forma fu modellata e addomesticata dal lavoro di generazioni di uomini che hanno abitato questo spicchio di territorio ligure.

Isola Palmaria e Tino

Percy Shelley la battezzò “Isola delle Sirene”, perché avvicinandosi alle sue sponde, fu incantato da un misterioso suono, che, in realtà, era soltanto il rumore di certe cordicelle della sua imbarcazione fatte vibrare dal vento. Nonostante questa aneddotica romantica, la Palmaria ha avuto una storia strettamente legata alla guerra; la sua sommità, già territorio militare, ospita forti, batterie sperimentali, torri corazzate, e la sua superficie è ricoperta da una fitta macchia mediterranea che nasconde bunker antiaerei e postazioni d’artiglieria risalenti alla Secondo conflitto mondiale. Come tutte le aree militari che per tanti anni hanno svolto questa missione strategica, essa “deve proprio” a questo suo ruolo la conservazione di un patrimonio paesaggistico e naturalistico unico, riconosciuto dall’UNESCO nel 1997, come suo patrimonio universale. Inoltre, la Palmaria risulta inserita nel Parco regionale di Porto Venere, nella provincia di La Spezia, insieme alle isole del Tino e del Tinetto , formando un piccolo arcipelago che racchiude un patrimonio di biodiversità terrestri e marine di eccezionale bellezza e rarità.

Palmaria vista dal Parco delle Cinque Terre

Così pure, i paesaggi della Palmaria hanno caratteristiche molto diverse tra di loro; mentre i paesaggi che guardano verso il Golfo, sono caratterizzati dalla varietà delle specie della vegetazione mediterranea, quelli che guardano verso il mare, sono caratterizzati da falesie alte circa 200 metri, a picco sull’acqua, nelle quali si aprono numerose grotte. Nell’antica “lingua” ligure-celtica, le cavità di grotta erano chiamate “balme”da cui derivò il nome dell’isola, Balmaria, prima, Palmaria, oggi.

Palmaria, Vista di Porto Venere

Le più famose sono la Grotta Azzurra, visitabile in barca dal mare e quella dei Colombi, che può essere raggiunta solo con una corda calata dalla scogliera. Quest’ultima ha un’importanza storica rilevante poiché, al suo interno, sono state ritrovate ossa fossili di animali pleistocenici, quali camoscio e gufo delle nevi e, soprattutto, resti di sepolture umane che sono la testimonianza della presenza stabile dell’uomo almeno cinquemila anni fa.

Chiesa di San Pietro, Porto Venere

Questo meraviglioso arcipelago, conservatosi così a lungo nel tempo, si regge tuttavia su un equilibrio assai fragile che molti uomini di scienza e cultura conoscono bene e che un Paese civile dovrebbe rispettare. Ricordo ancora, quando, insieme ai professori Mario Ghio e Bruno Gabrielli, visitammo per la prima volta quest’isola magica, soffermandoci a discutere con i militari ai quali era affidata la gestione di gran parte del suo territorio, raccomandando loro di non realizzare strade carrabili che permettessero il periplo completo dell’isola. Il mio carissimo amico Gabrielli concluse la discussione con quel gruppo di militari della Marina, dicendo: “ Quando citi il modello Capri, come esempio di valorizzazione delle bellezze dell’isola, hai già creato le condizioni per la sua urbanizzazione totale, pendenze permettendo.”

Palmaria, Cala del Pozzale

Quel che sta accadendo oggi, a circa venticinque anni da quel viaggio, in attuazione del processo di sdemanializzazione dei beni sull’isola  che consegna 15.000 mq e 54 immobili dalla proprietà del ministero della Difesa alla gestione della Regione Liguria e del Comune di Porto Venere, è la presentazione di un classico Progetto “ossimoro” della dichiarata volontà di “valorizzare” l’eccezionale patrimonio paesaggistico e naturalistico che l’isola ha conservato nel tempo.

Il Masterplan, presentato recentemente dall’architetto Kipar, condiviso dalle amministrazioni competenti, è una “ scatola vuota” riempita con rendering e fotomontaggi che ipotizzano uno sviluppo sostenibile dell’isola, che non ci sarà. Il motivo è semplice: un masterplan coordina progetti definiti nei dettagli, alla scala del sito dove si realizzeranno i vari interventi da parte dei privati.

Il mosaico di funzioni e di scenari rassicuranti, previsti dal Masterplan, non dà alcuna garanzia sui risultati attuativi finali.  Secondo la legge regionale n°29 (Disposizioni collegate alla legge di stabilità per l’anno 2018) approvata nel 2016, la Palmaria viene definita Ambito territoriale e strategico di rilievo regionale e di interventi per il rinnovo edilizio”. Per questo ambito è prevista “la nomina di un Commissario straordinario regionale cui è demandato il compito di agevolare l’attuazione dell’intesa e la realizzazione degli interventi previsti”, dando al Progetto di Masterplan il valore di variante dei vigenti piani urbanistici e territoriali, generali e di settore, di livello comunale e regionale “.

In questo modo, anche il Piano paesaggistico regionale verrebbe vicariato da un Masterplan nel quale, oggi, non è possibile sapere quali saranno i progetti specifici che si realizzeranno nei vari siti di trasformazione.  Nel Protocollo d’intesa firmato dagli Enti competenti si legge anche che “Gli immobili (fabbricati) che il Ministero della Difesa trasferirà al patrimonio comunale verranno destinati allo sviluppo di una ricettività diffusa. Al fine di pervenire alla valorizzazione dell’isola vi è la necessità di dotarla di servizi turistici adeguati.”

Palmaria, Grotte sotto le falesie

Ed eccoci al punto che il Prof Gabrielli sollevava in quell’amabile discussione di tanti anni fa; che cosa si intende e quali sono i servizi adeguati che dovranno essere realizzati per permettere la fruizione di immobili, oggi abbandonati e in forte stato di degrado, ma diffusi  nelle aree paesaggisticamente più pregiate dell’isola? In che modo si accederà all’isola Palmaria, sia da terra che dal mare? Quali approdi nautici o quali porticcioli turistici verrebbero previsti per “valorizzare”le case dei nuovi residenti sull’isola o per incrementare gli introiti derivanti dalla sosta di imbarcazioni di alto bordo, assai più attratte da queste location, anziché i porti di Lerici o La Spezia? Quale partecipazione popolare è prevista da un Masterplan gestito dai poteri ”sovrani” di un Commissario straordinario? Questa figura è prevista per favorire le popolazioni terremotate o per favorire la demolizione e la ricostruzione del ponte Morandi a Genova o per accelerare gli investimenti durante le grandi e frequenti catastrofi ambientali. Quali “catastrofi” si ripromette di tutelare questa figura istituzionale anomala per situazioni non di emergenza?

La battaglia si preannuncia lunga e assai difficile per quelle associazioni di cittadini che intendono confrontarsi con le Autorità competenti, presentando un progetto da loro a lungo discusso, che ha un suo fascino e una sua ragionevolezza. Certo, essi dovranno non farsi trarre in inganno da chi li accusa di un ambientalismo parolaio, non reagendo a queste accuse, poiché così non è ed è il terreno preferito dai loro agguerriti avversari, che governano Regione, Provincia e Comune.

Palmaria, Fortezza Umberto

Il loro tallone d’Achille, però, è l’Europa, dove non hanno vinto; sia nello spazio istituzionale del Consiglio d’Europa, che ha ratificato la Convenzione Europea del Paesaggio, sia nello spazio del Parlamento Europeo e della sua Commissione per le petizioni, che entreranno in funzione alla fine di luglio. L’altro punto debole di questo agguerrito schieramento è la forza del progetto della cittadinanza attiva, non solo quella di Porto Venere ma anche quella delle Comunità delle 5 Terre e dei Comuni che fanno parte della provincia di La Spezia. Per questo varrebbe la pena di rafforzare il progetto già esistente, immaginando uno scenario di interesse culturale più ampio e più attrattivo, nel quale il Forte Cavour, anziché divenire appetibile per un turismo di “ altissimo profilo”(residenza di lusso con posto barca) come si “ammicca” nel testo della Regione, potrebbe diventare sede di un “Osservatorio sul Paesaggio e sul patrimonio culturale dei Paesi Mediterranei”.

Le Università delle città che si affacciano sul Mediterraneo, a cominciare da Barcellona-Girona, da Nizza e Marsiglia, potrebbero mettersi in rete per un progetto europeo che indica la Palmaria come sede di questa istituzione che richiamerebbe studiosi, ricercatori, studenti da ogni parte dei Paesi mediterranei e che potrebbe essere co-finanziato da Unione europea e dal Consiglio d’Europa, di cui l’Osservatorio della Palmaria diventerebbe uno dei suoi strumenti.

Molto di più si può fare dando spazio alle iniziative sociali e culturali, progettate dalle Comunità delle 5 Terre e della provincia di La Spezia, per attivare un turismo sociale e giovanile internazionale che organizza campi di lavoro estivi per progetti di restauro del patrimonio dismesso e per la manutenzione dei sentieri e della biodiversità.

Palmaria, cava abbandonata dove nidifica il gabbiano reale

Il concetto chiave da capire, per chiunque voglia migliorare e valorizzare l’isola, è che l’Arcipelago a cui la Palmaria appartiene, è che essa è parte integrante del sistema delle 5 Terre e della sua rete di parchi e aree protette, non è un sistema isolato.

Inoltre, risulta chiaro che la vera risorsa strategica di questa isola, per produrre reddito e sviluppo sostenibile per tutte le Comunità rivierasche , non può essere fondata che su un “Masterplan” che abbia per obiettivi primari il Paesaggio, la Cultura e  le pratiche di Lavoro sociale. L’isola delle Sirene, direbbe oggi Shelley, non cerca Capri né Ischia per sopravvivere nel Tempo.

Articolo di Enrico Falqui