Mille sono i pozzi,  i lunghi buchi verticali che arrivano fino al lago sotterraneo per consentire all’acqua di essere tirata su. Unica sorgente, il lago invisibile, nutre tutti indistintamente gli abitanti di Isaura.

Italo Calvino, Le città invisibili

Isaura, Daniele Stefàno, 2016

Le miniere e gli spazi ipogei sono luoghi spesso ignorati ma hanno delle grandi potenzialità. Sono paesaggi unici e peculiari. In che modo possono essere adattati alla nostra vita quotidiana?

Sappiamo che la Terra comprende cavità con caratteri unici. Alcune di queste ospitano una vegetazione rigogliosa, come la dolina di Xiaozhai Tiankeng in Cina, in cui proliferano 1.285 specie di piante formando un ecosistema totalmente autosufficiente. Inoltre, il legame fra l’Uomo e la roccia è millenario. Cercando rifugio nelle caverne gli esseri umani hanno creato i loro primi insediamenti. Nel bacino del Mediterraneo esistono diversi casi di architetture rupestri, come i Sassi di Matera, dove l’Uomo ha vissuto a partire dal Neolitico.

Con il colonialismo è cominciata poi la ricerca di materiali utili e preziosi in tutto il globo. Un impero che ha portato alla creazione di numerose miniere di dimensioni territoriali. Ci troviamo così con delle enormi aree cavate nel sottosuolo, ma molte delle attività estrattive stanno arrivando al termine della produttività. Una parte considerevole delle miniere esistenti attendono oggi di essere recuperate con un pensiero progettuale in grado di connetterle alla vita in superficie.

Un caso è la miniera di salgemma di Loulé.

La miniera di Loulé, D. Stefàno, 2016.

Loulé è una città dell’Algarve, la regione più meridionale del Portogallo. La città si struttura su un asse principale e la miniera si trova al suo margine. In superficie l’area occupata dalla miniera non è molto grande ed è poco visibile, ma nel sottosuolo compone una rete di tunnel significativa. Si articola in due livelli, raggiungibili con due ascensori, e scende fino a 300 metri di profondità.

Loulé, planimetria della miniera, D. Stefàno, 2016.
La miniera di Loulé in sezione, D. Stefàno, 2016.
Funzionamento della miniera di Loulé, D. Stefàno, 2016

Il giacimento di salgemma di Loulé è nato 250 milioni di anni fa per la separazione tra Europa e Africa, ed è stato scoperto negli anni ’60, ed il sale estratto è stato impiegato dall’industria soprattutto per lo scongelamento delle strade. Ciò che è più rilevante è che l’attività estrattiva è al termine e l’impresa che la gestisce ha l’obiettivo di trasformarla. Oggi rappresenta pertanto un caso aperto a ogni possibile innovazione. Questo dimostra quante siano le potenzialità degli spazi ipogei, nonostante siano difficili da raggiungere e non visibili dall’esterno.

Viste per la miniera di Loulé, D. Stefàno, 2016.

In Europa esistono già numerosi casi a cui guardare. Wielitcka, in Polonia, è una miniera con considerevoli architetture e sculture scolpite nel salgemma. La miniera polacca è oggi anche un luogo di cura, per via delle proprietà benefiche del minerale. Allo stesso modo, in Romania, lo studio Ecopolis ha trasformato una vecchia miniera di sale pensandola di fatto come uno spazio pubblico, con diversi spazi polifunzionali. In Belgio, ancora, il progetto BE MINE dello studio Carve ha tentato di riconnettere l’uomo con una vecchia miniera creando spazi evocativi e suggestivi che riescono ad attirare e ospitare diverse attività.

Visione per la miniera di Loulé, D. Stefàno, 2016.

Questi brevi spunti possono farci iniziare a immaginare soluzione per tutti gli spazi ipogei esistenti. Dimostrano anche la grande adattabilità dei siti minerari, soprattutto dopo la fine delle attività estrattive. Aprire le miniere dismesse può essere un’occasione per ripensarle come  spazi pubblici, parchi o addirittura giardini.  In aggiunta alle sue già numerose sfide, l’Architettura del paesaggio deve occuparsi degli spazi ipogei, perché sono luoghi con cui abbiamo bisogno di rimanere connessi.

Articolo e immagini di Daniele Stefàno