Un aeroporto dismesso. Reperti del passato che creano memoria, strutture non così antiche da essere dimenticate, un paesaggio in bilico fra abbandono e trasformazione. Il concorso per il Parque da Cidade di Belém, in Brasile, ha condotto gli architetti a concentrare i loro sforzi e la creatività per interpretare le preesistenze del sito, riqualificando l’area in un parco cittadino, ricco di vegetazione, adeguato agli utilizzi più disparati. Un luogo accogliente. Un sito che racconta la storia recente e si proietta verso il futuro tramite l’integrazione di ecologia e processi produttivi, relazionandosi sempre con l’uomo. Ringraziamo lo studio COTA760 per il materiale fornitoci per questo articolo [ITA/ENG].

[ITA] Il concorso per il Parque da Cidade riguardava la trasformazione di un vecchio aeroporto della città di Belém in un nuovo parco. Il processo si componeva di tre fasi. La prima è stata una consultazione pubblica. Circa tremila persone hanno partecipato all’elaborazione della lista delle richieste per il parco. La seconda fase è iniziata quando gli architetti di tutto il Brasile hanno presentato proposte che sono state valutate da una giuria tecnica che ha scelto 2 menzioni d’onore e 2 progetti finalisti. Infine, la terza fase è stata una votazione popolare online, che ha tenuto conto dei voti di tutto il Paese con una partecipazione di circa tremila persone.

Questa proposta, premiata con il 2° posto al concorso, aveva come premessa la consapevolezza che la cultura va oltre l’arte e lo spettacolo, ma passa anche attraverso il modo in cui le persone si relazionano con lo sport, il lavoro, il cibo, la natura e le modalità con cui interagiscono tra loro.

Guardando alle preesistenze del sito e al suo rapporto con la città, hanno proposto una settorizzazione del parco in tre parti: Sport, Natura e Arte, Economia. Questo ha aiutato a organizzare le richieste per valorizzare gli usi del parco e dei suoi dintorni, riunendo punti di interesse urbano e promuovendo flussi ecologici. Questa organizzazione si è riflessa anche nel progetto paesaggistico, portato avanti con un impianto più geometrico nei settori delle estremità, e uno più organico nel settore centrale, dove si voleva una maggiore immersione nella natura.

Per preservare la memoria del luogo, hanno proposto di mantenere la pista di atterraggio, l’hangar e la torre di controllo dell’aeroporto. Tuttavia, una delle principali preoccupazioni era come trasformare l’enorme area asfaltata di oltre 1 km di lunghezza in un ambiente piacevole adatto al clima della città. Nella zona centrale del parco è stato proposto un ampio giardino alberato nel mezzo della pista di atterraggio, contribuendo a rompere la percezione di vastità e siccità. Gli irrigatori d’acqua trasformano la pista di atterraggio in un’area umida tra i laghi progettati nel settore sportivo. Infine, una serie di arredi modulari è stata ideata per supportare diverse attività che possono svolgersi nello spazio libero della pista, come fiere, competizioni sportive, spettacoli e per il riposo.

Il paesaggio è stato progettato per avvicinarsi ai processi naturali, avvalendosi della vegetazione amazzonica e organizzandola come nel bioma naturale: “igarapó” (terreno allagato), “várzea” (terreno umido) e suolo asciutto. Questi processi incorporano la dinamica dell’elemento idrico, dirigendo l’acqua piovana verso le aree allagate che alimentano i laghi. Una grande agroforestazione è stata proposta come modalità per avvicinare la produzione alimentare alle persone, consentendo di esplorare nuovi volti della cultura urbana del cibo.

Una chiara rete struttura gli accessi dei percorsi del parco. Due grandi piazze alle estremità fungono da accessi principali. Sono state progettate per rimanere aperte rispetto alla città e i loro limiti sono definiti dai nuovi edifici del parco. Il percorso principale collega le due piazze con un andamento sinuoso che attraversa i diversi spazi. Un percorso perimetrale crea un anello completo come pista ciclabile e pista da corsa. I collegamenti diagonali uniscono entrambi i lati della pista di atterraggio, collegando i punti d’interesse.

Tutti gli edifici sono stati progettati per il clima e il contesto economico locale. Le tecniche di costruzione che utilizzano la terra di scavo del sito saranno utilizzate per erigere i muri principali e contrassegnare l’estetica degli edifici. Sopra di questi, grandi coperture generano ombra e raccolgono l’acqua piovana per il riutilizzo. Le facciate a elementi cavi proteggono inoltre l’edificio e garantiscono una ventilazione naturale. Infine, una tensostruttura collega gli edifici, mirando al comfort dei passanti in un clima di piogge e calore costanti. Queste tensostrutture aiutano a definire i limiti del parco nelle piazze, evitando l’uso di muri e recinzioni.

[ENG] The competition for the Parque da Cidade chose a project to transform an old airport in the city of Belém into a new park. The process had three phases. The first one was a public consultation. Around three thousand people participated to elaborate the park’s list of demands. The second phase took place when architects from all over Brazil submitted proposals that were evaluated by a technical jury that chose 2 honorable mentions and 2 finalist projects. Finally, the third phase was a popular online voting, which counted on votes from all over the country with a participation of around three thousand people.

This proposal, awarded 2nd place in the contest, had as a premise the understanding that culture goes beyond art and entertainment, but also goes through the way people relate to sport, work, food, nature and the way they interact with each other.

Looking at the pre-existences of the site and its relationship with the city, they proposed a sectorization of the park in 3 parts: Sport, Nature and Art, Economy. This helped to organize the demands to enhance the uses of the park and its surroundings, bringing together points of urban interest and promoting ecological flows. This organization was also reflected in the landscape project, which worked with a more geometric planting in the sectors of the extremities, and a more organic one in the central sector, where greater immersion in nature is intended.

To preserve the memory of the place, they proposed to maintain the airport’s airstrip, hangar and control tower. However, a major concern was how to transform the huge area of asphalt of over 1 km length into a pleasant environment suited for the city’s climate. In the central area of the park, a large wooded garden was proposed in the middle of airstrip, helping to break the perception of immensity and dryness. Water sprinklers transform the airstrip into a wet area between the lakes designed in the sports sector. Finally, a series of modular furniture was designed to support different activities that can take place in the free space of the airstrip, such as fairs, sports competitions, performances and rest.

The landscape was designed to approach natural processes, making use of Amazonian vegetation and organizing it as in the natural biome: “igarapó” (flooded soil), “várzea” (wet soil) and the dry soil. These processes incorporate the water dynamics, directing rainwater to flooded areas that feed the lakes. A large agroforestry was proposed as a way to bring food production closer to the people, allowing to explore new faces of urban food culture.

A clear network structures the accesses and paths of the park. Two large squares at the extremities are the main accesses. They were designed to remain open to the city and its limits are defined by the park’s new buildings. The main path connects the two squares through a sinuous route that crosses the different spaces. A perimeter path creates a complete loop as a bike path and race track. Diagonal connections sew both sides of the airstrip, connecting points of interest.

All the buildings were designed for the climate and the local economic context. Construction techniques that use the earth found in site will be used to build the main walls and mark the aesthetics of the buildings. Above them, large roofs generate shade and collect rainwater for reuse. Hollow element facades also protect the building and ensure natural ventilation. Finally, a marquee connects the buildings, aiming at the comfort of passers-by in a climate of constant rain and heat. These marquees help to define the limits of the park in the squares, avoiding the use of walls and fences.

  • Project: Parque da Cidade – Where culture is stronger
  • Designer: COTA760
  • Location: Belém, Pará, Brazil
  • Year: 2020
  • Area: 472.258,10 m²
  • Team: Paula Lemos, Nicolas Le Roux & Luis Rossi
  • Client: Secult PA – Secretaria de Cultura do Pará