Maggie Keswick Jencks

Era una deliziosa giornata di sole, in quel maggio del 1988, quando Maggie Kenswick Jencks entrò nell’Edinburgh Cancer Caring Centre di Edinburgo, accompagnata dal marito, il celebre architetto e paesaggista Charles Jencks. Maggie, madre di due figli, John e Lily, aveva 47 anni ed era innamorata della sua famiglia, quanto del suo lavoro.

Palazzo d’Estate, Bejing

Donna intelligente, di una cultura raffinata, dotata di un’energia adrenalinica, era sempre di corsa, come se non ci fosse mai abbastanza tempo per tutte le cose che voleva vedere o fare, aveva un’immensa curiosità per tutto e per tutti quelli che incontrava. Era felice di esplorare nuove frontiere, di cui discuteva con il marito. I due medici dell’ospedale di Edinburgo si rivolsero a lei con gentile ma ferma espressione: “Signora Jencks, tutti gli esami sono purtroppo concordi; lei ha una neoplasia mammaria, ma faremo tutto il possibile per salvarle la vita. Dovremo intervenire con una mastectomia”

La Città Proibita, Beijing

Il pensiero di Maggie andò immediatamente ai propri figli, ancora troppo piccoli e bisognosi del materno affetto. Si strinse forte al marito, che, nonostante il doloroso referto, le sorrideva.

Nel viaggio di ritorno verso casa, Maggie ripensava, in silenzio, le tappe fondamentali della sua vita. Era entrata a pieni voti all’Università di Oxford, poi aveva svolto un breve periodo di insegnamento in una scuola superiore di un convento e, infine, aveva avuto un colpo di testa, tipico di tutti i giovani vissuti in quei creativi anni ’60. Insieme ad un amico, aveva aperto una delle prime boutique di moda giovanile a Londra, “Annacat”, disegnando vestiti eccentrici e innovativi con grande creatività e con gusto moderno. Ma la sua vera passione era l’arte dei giardini e, in particolare, il giardinaggio cinese e la sua filosofia. Negli anni della sua adolescenza, Maggie aveva accompagnato suo padre nei suoi frequenti viaggi in Cina. Aveva camminato in molti di questi giardini con suo padre: i giardini imperiali a Pechino, i giardini dei letterati di Suzhou e i grandi giardini paesaggistici della valle del ritiro estivo imperiale di Chengde

I giardini dei letterati a Suzhou
I giardini dei letterati a Suzhou

Charles la convinse che avrebbe dovuto scrivere su di loro. Quello che le era venuto in mente, non poteva essere che il classico prodotto di ricerca di una studiosa innamorata del giardino cinese (“The Chinese Garden: History,Art and Architecture –Rizzoli ed, Milano,1978”).

The Chinese Garden, 1978

In questo libro straordinario, Maggie descrive i giardini cinesi come diagrammi cosmici, rivelando una visione profonda e antica del mondo e del posto dell’uomo in esso. Vede e scrive su di loro come sfondo per una civiltà, perché in loro i grandi artisti e filosofi cinesi hanno scritto e lavorato.

Le sue conoscenze erano talmente approfondite che ha potuto scrivere un libro che rimane un sicuro punto di riferimento per chiunque voglia conoscere la cultura del giardino cinese. Negli anni successivi al matrimonio con Jencks, Maggie ricevette importanti riconoscimenti internazionali, tenendo conferenze memorabili in tutto il mondo e venendo consultata sulla progettazione di un giardino cinese al Metropolitan Museum di New York e del Classical Chinese Garden a Vancouver.

First Maggie’s Center, Edinburgh, 1996
Maggie’s Center, Edinburgh, 1996

In quel viaggio di ritorno dall’Edinburgh Hospital, Maggie ripensava anche al suo incontro con Charles Jencks, già designer e scrittore affermato. Lei era da poco entrata a far parte della Architectural Association; si era innamorata perdutamente di lui e, poco tempo dopo si erano sposati.

Quella sera, abbracciati sul meraviglioso divano disegnato da Charles, Maggie aveva espresso il desiderio di rafforzare il legame che c’era tra di loro. Gli aveva detto che, dopo le cure necessarie, una volta ristabilitasi dall’operazione chirurgica , aveva intenzione di viaggiare per ricevere nuovi stimoli intellettuali e nuove esperienze di lavoro insieme al marito.

Maggie’s in Fife, Zaha Hadid, 2006

Cosicché nei cinque anni successivi all’operazione, viaggiarono in giro per vari paesi del mondo, guardando edifici vecchi e nuovi, incontrando architetti, accademici e amici, tenendo conferenze, andando a convegni e sempre, ovunque, parlando e discutendo, discutendo e ridendo. Forte delle sue conoscenze nell’arte dei Giardini, Maggie seppe coinvolgere il marito nella passione verso il Paesaggio, imbarcandosi in ambiziose riconversioni e riqualificazioni di case e giardini in Scozia, Londra e Stati Uniti.

Maggie’s in Fife, Zaha Hadid, 2006
Maggie’s in Dundee, Frank Gehry, 2003

Ogni ricordo triste di quella lontana estate del 1988 era ormai dimenticata da Maggie, immersa nell’educazione dei propri figli e nella creativa partnership di progettazione insieme al marito.

Maggie’s in Dundee, Frank Gehry, 2003

Ma il male invisibile, all’improvviso, ricomparve.

Stavolta i test clinici dimostrarono che, ora, Maggie aveva il cancro alle ossa, al midollo osseo e al fegato. Suo marito, tuttavia, non si dette per vinto, cercando di scoprire tutto quello che poteva sulla sua malattia, se ci fossero trattamenti che potessero aiutare la salute di Maggie, anche in questa fase disperata, che i medici avevano diagnosticato come irreversibile. Telefonò e inviò fax a medici e istituzioni di tutto il mondo, vagliando ogni risposta, ma senza alcun risultato.

Maggie’s in West London, R.Rogers, winner Stirling-Prize, 2008

Finché una sera Maggie gli confessò che, nonostante le sue paure iniziali, aveva scoperto una forza interiore che la faceva sentire molto meglio fisicamente, da quando aveva iniziato a prendere un ruolo attivo nel proprio trattamento sanitario.

Stava vivendo, anche se stava morendo, come del resto accade prima o poi a tutti. Essere vivi significa agire, impegnarsi e divertirsi oltre che pensare a campare. Maggie era inoltre convinta che chiunque desideri assumere un ruolo attivo nel proprio trattamento contro questa terribile malattia, ha bisogno di avere costantemente vicino una persona dello staff medico autorevole e affidabile, cui rivolgersi per gestire lo snervante flusso di diagnosi, terapie e informazioni che assalgono il paziente nelle varie fasi del trattamento. Per quanto buono possa essere il trattamento, c’è poco tempo in ospedale per occuparsi dello stress mentale che deriva dal cancro e che può divenire duro sopportare per i pazienti, come e quanto la malattia stessa.

Maggies in West London, R.Rogers, winner Stirling-Prize, 2008

Mike Dixon, il chirurgo che l’aveva operata la prima volta, era così interessato a queste idee, che le chiese di scrivere per una rivista medica, di cui era editore, come un paziente deve porsi di fronte alla diagnosi di cancro e quali accorgimenti mentali deve usare per sopportare l’impatto dei vari trattamenti medici ortodossi e complementari. La risposta di Maggie fu uno straordinario libro “A view from the front line”,scritto nel 1994, nel quale riuscì a condensare una lucida e chiara “guida” per il benessere psicologico dei malati di cancro.

A view from the front line, 1994

In questo libro, frutto delle sue esperienze vissute, Maggie si rivolge direttamente al paziente, incoraggiandolo ad adottare comportamenti di difesa attiva dalla malattia, dal momento della diagnosi alle varie fasi di trattamento chemioterapico e di sostituzione delle cellule staminali.

Gartnavel in Glasgow, RemKoolhaas, 2011
Gartnavel in Glasgow, RemKoolhaas, 2011

Maggie non si accontenta di questa coraggiosa e utile guida per i malati di cancro; comincia anche a esplorare modalità psicologiche per “aiutare te stesso” ma anche la necessità di trovare un luogo accogliente, vicino all’ospedale, dove trovare una biblioteca, dove svolgere insieme agli altri malati un’attività ludica, uffici dove poter lavorare. Le sue lucide intuizioni e le lunghe discussioni svolte insieme al marito Charles Jencks, avevano progressivamente messo a punto il Progetto dei “Maggie’s Centers, dove Architettura e Paesaggio avrebbero avuto un ruolo importante nell’alleviare la dolorosa e lunga attesa della morte per i malati terminali.

Charles Jencks, Maggie’s in Inverness, Scotland

Nel febbraio 1995, a un architetto di Edimburgo, Richard Murphy, fu chiesto da Maggie di elaborare un progetto, per convertire un piccolo edificio esistente all’interno dei terreni del West General Hospital di Edinburgo, in uno spazio flessibile da cui il Centro di assistenza ai malati di cancro avrebbe potuto operare.

Pochi mesi dopo, l’8 luglio 1995, Maggie se ne andò dalla Terra, lasciando a suo marito un’eredità immensa di idee, di disegni e di concepts progettuali attraverso i quali Jenks potè realizzare, con l’aiuto di straordinari architetti loro amici, quali Richard Rogers, Zaha Hadid, Rem Koolhaas, Kisho Kurokawa, Frank Gehry, Norman Foster e altri, Centri di assistenza ai malati terminali di cancro, in diversi Paesi nel mondo.

Morton Mains Dumfries, Scotland
Mersehead Sands, Dumfries, Scotland

Le ultime parole di questa coraggiosa e straordinaria Paesaggista, ritrovate nel suo ultimo “black-note”, furono sotto forma di versi poetici:

Mi chiedi perché abito nelle verdi montagne;
Sorrido e non rispondo perché il mio cuore è privo di cure.
Come il fiore di pesco che scorre a valle ed è andato nell'ignoto,
Ho un mondo a parte che non è tra gli uomini.

Soprattutto, ciò che conta è non perdere la gioia di vivere, nella paura di morire.”
Lush green fields in Dumfries, Scotland
Landscape of Dumfries, Scotland

Articolo di Enrico Falqui