Pochi sono gli elementi così chiari che a colpo d’occhio riusciamo ad inquadrare un territorio nelle sue specificità più autentiche. Elementi che ci consentono di percepire l’anima di una terra, definendone i caratteri, le peculiarità, le meraviglie che anche lo sguardo distratto non può fare a meno di cogliere.

Nella pratica alchemica gli elementi fondamentali erano quelli che fin dall’antichità governavano secondo le credenze l’universo e le sue leggi: fuoco, acqua, aria e terra. A questi, imprescindibili, dobbiamo aggiungere la pietra, figlia della terra. Solo in questo modo avremo davvero compreso lo spirito di Putignano, terra di Puglia, e i racconti che si vanno a dipanare fra antico e moderno, natura e artificio, tradizione e innovazione.

A questo elemento essenziale accosteremo di volta in volta gli altri quattro, che renderanno la pietra dura e morbida, chiarissima e ombrosa, umida e ricca di vita o secca come un osso di seppia.

Piazza Pebliscito, nel cuore del centro storico di Putignano

Il nostro viaggio inizia nel centro storico di Putignano, un cerchio perfetto, antico, ammantato di quell’atmosfera che solo la pietra calcarea delle Murge sa conferire, attorniato da sviluppi successivi che pur non sono riusciti a levare un solo briciolo di bellezza a questo centro. L’aria, la luce, il suono fanno da contrappunto a questo luogo, dove la Storia ha calcato per molto tempo le pietre bianche delle strade, lisciandole e conferendo loro un’apparenza di velluto.

L’aspetto di questo materiale è cangiante, e il modo migliore di accorgersene è quello di osservarlo di giorno e di sera, con un cambiamento di luminosità che nelle giornate serene, quando il cielo è terso, farà brillare gli edifici e le viuzze anche dopo il tramonto. Ecco dunque mettersi in risalto le chiese, accecanti di giorno e brillanti di notte, i palazzi dei signori di un tempo, le case tramandate di padre in figlio, apparentate a quelle che nelle campagne, con il medesimo materiale, vengono considerate fra le prime costruzioni nate da mente e mano dell’uomo.

Putignano si rivela essere una cittadina tranquilla, ricca di angoli da scoprire, piccole attività che vogliono portare brio e qualità ad un centro che troppo spesso viene dimenticato. Perché Putignano sorge solitario su un colle, ma attorniato da grandi punti di richiamo turistico come Alberobello, Bari, Castellana Grotte, stenta a ricondurre a sé l’interesse dei visitatori. Eppure non mancano al di là della città vecchia luoghi meravigliosi da scoprire, narrazioni da raccontare e intessere le une con le altre, per creare una grande rete che consenta a questa terra di trovare il suo meritato status, non solo di luogo di passaggio, ma di meta.

Il racconto prosegue, addentrandoci nelle campagne, alla scoperta di paesaggi che recano le tracce dell’uomo e del tempo. La pietra, ossa della terra, si lega a questa e la punteggia, esce dal suolo scuro, rossastro, con il suo candore quasi irreale. Dalla terra mani sapienti la estraggono, la maneggiano, la scolpiscono.

Tipico muretto a secco in pietra calcarea

La nostra guida in questo elemento è Giuseppe Miccolis, uno degli ultimi Maestri Trullari che vanta questa regione, uomo che conserva in sé conoscenze antiche e dimenticate, a causa del progresso tecnologico.

Giuseppe Miccolis – Maestro trullaro

“Leggere le pietre” è il suo mestiere, portando avanti quella forma di sapere che ben si associa alle credenze e alle tradizioni della terra di Puglia, andando a scoprire forme nascoste, volti e figure (maschere apotropaiche) nella pietra calcarea, cercandole con il suo scalpello, ma soprattutto mantenendo intatta il sapere che gli consente di restaurare i trulli, sparsi per tutta la campagna, alle volte dimenticati per lungo tempo, altre ricostruiti e riportati a nuova esistenza, divenuti case di campagna, vernacolari alloggi per coloro che vogliono avvicinarsi ai luoghi dei loro antenati.

In questa campagna si possono osservare i segni dell’uomo, dalla lavorazione dei campi alla costruzione di muretti a secco che spiccano chiari come incisioni di un’acquaforte. Oliveti a perdita d’occhio, alberi vetusti segnati anch’essi dal tempo, frutteti e vigneti colmano i campi e i declivi, smorzando la durezza della pietra.

Il modo migliore di apprezzare questi paesaggi è a piedi, dolcemente, lentamente, attraverso gli innumerevoli sentieri che si dipanano dal centro di Putignano, raggiungendo magari i confini del comune, o allontanandosi ancor di più attraverso cammini secolari e nuovi percorsi che vanno formandosi, come la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, il quale, se venissero realizzati dei percorsi ortogonali che lo colleghino al percorso della Via Francigena, potrebbe creare un grande network di sentieri praticabili a piedi o ciclabili, una rete con un immenso potenziale come attrattore per un turismo slow, un incremento dell’interesse verso questi territori che non possono reggere il turismo di massa che in molte città italiane ha già compromesso l’equilibrio spesso fragile sotteso da invisibili legami fra abitanti e visitatori.

Al di là della campagna vi è però una ricchezza che non si erge al di sopra del terreno, ma sotto di esso, un mondo foggiato dall’acqua (elemento che ha trasformato nel corso dei millenni ogni aspetto di questo territorio), luoghi di tranquillità, delicati, che nel corso del tempo hanno ispirato sacralità, meditazione e scientifica curiosità.

Il primo è la Grotta di San Michele in Monte Laureto, da tempo immemore luogo di culto poi dedicato alla venerazione cattolica, è il risultato di ciò che l’acqua con i suoi movimenti, il suo lavorio, nel tempo provoca alla roccia. Entrando in questo luogo, al di là dalla propria propensione alla spiritualità, non si può far a meno di rimanere a bocca aperta, principalmente per due ragioni: la prima consiste nell’immediata sensazione di trovarsi in un altro mondo, un mondo ctonio dove afferrare forze telluriche che vanno al di là del comune sentire; il secondo riguarda la bellezza delle opere artistiche che nel tempo gli uomini hanno posto per celebrare questo santuario.

Grotta di San Michele in Monte Laureto

Affreschi, stalattiti, statue e concrezioni si susseguono dando la sensazione di trovarsi in una Lascaux moderna, dove uomo e natura partecipano, ognuno con i propri mezzi e la propria espressività, a creare un museo sotterraneo, un caveau di magnificenza.

Simile ma di tutt’altro respiro è la Grotta del Trullo, dove lo speleologo Piero Lippolis ci accompagna con una competenza rara di questi tempi. Ci immergiamo in quelle che sarebbero tenebre assolute se non fosse per un sistema elettrico che ci consente di osservare le meraviglie del sottosuolo.

Ancora una volta il fenomeno del carsismo, l’incessante potenza dell’acqua nel suo filtrare attraverso gli strati rocciosi, nel suo sciogliere i minerali presenti nella pietra, portali via, depositarli, creare concrezioni che non hanno nulla da invidiare ad installazioni artistiche contemporanee, ci dona uno spettacolo di colonne, vele, stalattiti davvero impressionante. Il percorso ad anello ci conduce in profondità, rivelando quello che è a tutti gli effetti un paesaggio. Non un paesaggio di campi, alberi, città, ma uno interamente di pietra, eppure non meno intricato e variopinto.

Le concrezioni formate dal fenomeno del carsismo

L’aria satura di umidità e la bassa temperatura non ostacolano la curiosità di affacciarsi in ogni anfratto, di godere di ogni cristallizzazione della calcite. Riemergendo la concezione del paesaggio, di ciò che ci circonda, del suolo è mutata sensibilmente. Non è più sufficiente alzare gli occhi per osservare – è necessario vedere dentro e sotto le cose, per comprendere davvero, per poter affermare di avere uno sguardo veramente curioso.

Di nuovo nella campagna, di nuovo su sterrati e mulattiere, respirando l’afrore della terra, calpestando l’onnipresente pietra, incontrando nuovamente trulli abitati, trulli diroccati, terrazzamenti, ed altre forme di lavorazione di questa roccia calcarea che alimenta la tavolozza dei colori di Putignano: abbiamo l’azzurro imperturbabile del cielo che incontra il rugginoso terreno, il grigio dei tronchi, il verde delle foglie; e lì, fra tutti, sempre spicca il bianco, quel candore che non si direbbe pietra ma qualcosa di lavorato, uno scherzo di una natura giocosa e magnanima.

Una goliardia che ritroviamo, alimentata dal fuoco della creatività, nelle opere dei Maestri Cartapestai del carnevale di Putignano, celebre per essere non soltanto il più lungo ma anche il più antico d’Europa. La sua origine si perde in una vicenda assai curiosa, divenuta la festa della Propaggini.

Lavori in corso per il carro di Deni Bianco per l’edizione 2020 del Carnevale

Durante la traslazione delle reliquie di Santo Stefano Protomartire, alcuni contadini impegnati nello stagionale (trattandosi come da tradizione del 26 dicembre 1394) innesto delle viti -le propaggini appunto, vollero affiancare la processione verso Putignano, accompagnandosi con motti faceti, versi e pettegolezzi, e sicuramente con del buon vino. Da queste facezie e burle nacque il carnevale, che ancor’oggi prevede una giornata di scherni e risa verso i “signori” e i “potenti” del potere secolare o temporale.

Al di là di questa narrazione, dietro ai magnifici carri che vengono ogni anno sfoggiati per le strade di Putignano, troviamo l’abilità artigiano di uomini e donne che con maestria dalla cartapesta ricavano capolavori che veicolano anche importanti messaggi. “La Terra vista dal Carnevale”, il tema di questa edizione 2020, è un invito a porsi delle domande inerenti i mutamenti a cui il nostro pianeta sta andando incontro.

Cambiamenti climatici, negazionismo, scarsa volontà di agire da una parte contrastata da sempre più frequenti prese di posizione in favore dell’ambiente e della sostenibilità sono gli argomenti che vengono portati alla scoperto, sotto gli occhi di tutti dai carri colossali che grandi artigiani come Deni Bianco, Domenico Galluzzi e Domenico Impedovo (insieme a diversi altri) costruiscono con infinita pazienza, componendo, smontando, rifacendo, animati da una passione inesauribile.

Non pietra, d’accordo, ma la cartapesta unendosi alla tradizione di questo evento affonda le sue radici così in profondità nel terreno, che potremmo confonderla, non fosse per gli sgargianti colori dei carri e delle figure allegoriche. Aria, Terra, Acqua e Fuoco. Riuniti insieme, amministrando il loro potere con la Pietra, l’elemento che non manca mai in questa terra, in questa Putignano di cui si sono intrecciati racconti.

Racconti di pietra, racconti di luoghi magnifici, narrazioni che come la pietra sono stabili, ma possono divenire fragili se non accuratamente gestiti. Racconti come la pietra, come il cuore di Putignano, racconti circolari che si intersecano l’uno con l’altro, che vanno e ritornano, in un sistema a cui manca davvero poco per trovare la giusta coordinazione per divenire una rete di interessi, di siti, di percorsi, di paesaggi, immersi nella natura e nella storia.

Racconti moderni che nascono antichi, racconti di tramonti nelle Murge, di ombre che si allungano al calar del sole. Racconti di Putignano, per comprendere, in piccolissima parte, una terra immensa.

Articolo e foto di Gaël Glaudel