Una lettera di Gilles Clément, una riflessione sulla pandemia, ciò che porterà al futuro, alla società e ai nostri modelli di vita.

Non siamo in guerra. Il covid ci raggruppa, non ci divide. Non fa alcuna distinzione fra ricchi, poveri, bianchi, neri, disoccupati o “attraversatori di strade”. Si presenta però come un pericolo imprevedibile per tutti, un destino comune.

Il pericolo imprevedibile – quale che sia la sua natura – conduce il potere ad assumere il controllo assoluto e legittimo sotto il pretesto di una lotta contro il pericolo in questione. Proprio per questo viene utilizzato un vocabolario militare per sviluppare senza complessi una strategia della paura, la cui utilità politica è la sottomissione. È facile governare i popoli sottomessi, impossibile fare lo stesso con un popolo libero.

Gilles Clément

Il popolo deve dunque essere asservito alle mascherine, ai gesti barriera, alle distanze di sicurezza e al consumo orientato: tutti i negozi sono chiusi tranne quelli dei grandi supermercati. Le multinazionali del potere hanno ogni diritto, compreso quello della trasmissione del virus per inavvertenza, agiscono in nome della “guerra” contro il nemico, ogni cosa è possibile.

Giardino in movimento

Il nemico in questi casi non è un virus invisibile, una pandemia, ma un possibile sbocco verso un altro modello di vita. Il peggio sarebbe di arrivare ad un’economia non consumistica. Per loro sarebbe un incubo terribile. Tentano di evitarlo a qualunque costo. Si sborsano miliardi, tanto ritorneranno. L’importante non è salvare delle vite ma salvare il modello economico ultra liberale, distruttore della vita sul pianeta, tutto il mondo lo sa, ma va bene alle banche. Di conseguenza, è conveniente affidarsi ad una strategia di crescita della paura per ottenere da parte della maggior parte degli abitanti del pianeta una sottomissione allo stile di vita stabilito dal principio sacro della crescita. I media ufficiali abbondano di argomenti su questo tema, gli economisti invitati rinforzano il discorso: non si tratta di cambiare lo stile di vita ma di riprenderlo dolcemente con grande fermezza, appena terminato il confinamento. Il dirigente di Medef si spinge fino a voler forzare la ripresa del lavoro che uccide prima che termini la crisi. I mezzi d’informazione ci preparano a questa opzione e solamente a questa: potrete consumare, comprare, spendere, non inquietatevi, fate ciò che vi abbiamo detto.

Giardino del Terzo Paesaggio

Popolo obbediente, indossiamo le mascherine. Dietro a questo straccio di fortuna affrontiamo senza discussioni le realtà che ci circondano, l’abbandono dei servizi pubblici, il naufragio degli ospedali, la sofferenza degli operatori sanitari, oramai santificati quando fino a tre mesi fa erano bistrattati, riempiamo le autocertificazioni per gli spostamenti con grande umiltà per acquistare del pane o della farina per poter fare il pane in casa poiché è necessario rimanere confinati… facciamo ciò che ci dicono di fare.

Senza dubbio dobbiamo passare da ciò per supportare il “picco” e intravedere il futuro, liberandosi dalla pandemia. L’isolamento rassicura o esaspera, dipende, ma gioca un particolare ruolo nella vita degli esseri umani consumatori, ciò che siamo, obbligandoci a concepire un’autonomia biologica di base: come ad esempio cucinare… Riscopriamo i gesti ancestrali e quasi contadini delle faccende domestiche. Coloro che possiedono un giardino sono fortunati. Per loro l’isolamento vacanziero diventa un’occasione inaspettata di trasformare lo spazio ornamentale in esigenza esistenziale; l’uno non esclude l’altro: un orto è anche un paesaggio. Quale che sia la situazione, ci troviamo tutti – noi, passeggeri della Terra – in dovere d’inventare una nuova modalità di vita: quello della non dipendenza da un servizio vitale che può rischiare di guastarsi al minimo palpito di un virus.

La “Vallée” dans la Creuse

Per questa ragione la molteplicità culturale e colturale, la biodiversità delle specie adattate a diversi suoli e ai diversi climi del mondo, la capacità di ogni micro-regione di rendersi autonoma dal punto di vista della produzione e della distribuzione alimentare, la diversità delle strutture artigianali… Tutte queste prospettive ci si presentano come delle possibilità tangibili d’affrontare il futuro. Questo presuppone l’abbandono di una visione globalizzata degli scambi dove la “competitività” (una parola balbettata all’infinito) diventa un autentico strumento bellico, dato che la guerra è qui e non soltanto in un assalto di un organismo vivente sconosciuto sotto forma di virus. Da questa competitività assurda e pericolosa nasce lo sfrenato mercato internazionale che fa circolare la soia o l’olio di palma da un punto all’altro del pianeta, per dubbie ragioni non indispensabili, ma che fanno guadagnare. È mai stato calcolato il costo ecologico di una fragola venuta dalla Spagna, di una rosa venuta dalla Colombia, di uno strumento, di un laser o di un tessuto venuto dalla Cina… e di tutte le merci che è possibile produrre in situ ma che facciamo arrivare da lontano?

L’île Derborence, Parc Matisse, Lille

Questa constatazione dell’assurda e pericolosa dipendenza rischia certamente di essere recuperata dai nazionalisti decerebrati la cui tendenza è quella di rinchiudersi in un modello locale-reazionario alimentato da un razzismo soggiacente.

Non si possono estrarre dalla loro nevrosi i malati che hanno una visione del diverso come nemico. Questi non hanno capito che siamo nello spazio ristretto del Giardino planetario, questa piccola biosfera, nuotando nello stesso mare, quello che ci permette di vivere. Sì, l’acqua che beviamo è stata già bevuta dalle piante, dagli animali e da esseri umani prima di noi. Più volte. Questa è la nostra condizione di condivisione. Lo sono anche virus così come l’acqua, o l’aria che respiriamo.

Casa e giardino di Gilles Clément – “Vallée” dans la Creuse

Dobbiamo allora recuperare una calcolatrice. Se vogliamo influire sui costi di riparazione ecologica obbligatoria per sperare di poter vivere il domani, dobbiamo modificare urgentemente il nostro stile di vita, ossia di consumo, invertendo il modello di cupidigia. Non forzare il “povero” a desiderare un SUV e dodici paia di scarpe ma fargli comprendere dove vive e perché il canto degli uccelli ci rasserena, e non quello degli scarichi delle automobili lungo i marciapiedi, dove si pratica uno jogging forzato.

Questo è possibile?

Nulla è sicuro ma la presa di coscienza portata dal covid19 lascia intendere agli abitanti del mondo intero che si debba seriamente prendere in considerazione quest’altro stile di vita.

Gilles Clément

I potenti di questo mondo si opporranno con violenza a questa tendenza. Ne hanno già data dimostrazione su piccola scala: un’armata di CRS (un corpo della Polizia Nazionale N.d.T.) contro gli “zadisti” di Notre Dame des Landes, il cui peccato più grande non è stato quello di utilizzare i terreni occupati ma di inventarsi un arte di vivere che utilizza la diversità senza distruggerla adottando un’economia anticonsumistica… E che potrebbe fungere da modello! Era necessario spegnere questo fuoco ad ogni costo.

Ma il fuoco non si è spento.

Cova.

Può infiammare i continenti del futuro. Non per dargli il colpo di grazia nella miseria delle ceneri ma per salvarli dalla distruzione del mercato e immergerli nella dinamica di una ri-creazione: reimparare a vivere.

Dovremo un giorno ringraziare i micro organismi per averci aperto gli occhi?

Gilles Clément

13 Aprile 2020

Testo di Gilles Clément