Da pochi mesi è stato ristampato da una piccola casa editrice italiana “Elliot” (Roma, 2019), un prezioso libro, ”Il Giardino” (Of Garden), di Francis Bacon, cortigiano e statista inglese del XVI secolo, filosofo e scrittore, che descrive in ogni minimo dettaglio come si costruisce e gestisce un particolare tipo di giardino.

Francis Bacon, Of Garden (ristampa 2019)

Si tratta di un piccolo manuale che ha costituito un punto di riferimento nella storia dell’Arte dei Giardini, ma in realtà, scavando nel contesto storico in cui fu scritto, ci si accorge che questo trattato aveva altri scopi, ben al di là dei suoi contenuti. Scritto nel 1625, questo caposaldo della botanica fornisce un’idea filosofica del giardino ideale, e al contempo, fornisce suggerimenti pratici per la cura delle piante e per la loro estetica.

Casa padronale e giardini elisabettiani, Newquay, Cornovaglia

In realtà, questo libro non era il primo trattato che fosse stato scritto sul giardino in Inghilterra; già nel 1577 Thomas Hill aveva scritto un libro sul giardinaggio, per molti versi simile a quello di Sir Bacon, denominato “The Gardener’s Labyrinth”, che aveva avuto un successo travolgente tra l’aristocrazia Britannica e tra la classe mercantile medio-alta, la cui crescita coincise con questo periodo.

Thomas Hill, The Gardener’s Labirinth

Perché questo accadde? Perché un libro sul giardinaggio divenne in poco tempo così celebre e diffuso tra le classi di potere che affiancavano la monarchia britannica? Solo dando una risposta a questi due quesiti, si può capire la portata rivoluzionaria del piccolo trattato di Sir Francis Bacon sul Giardino.

Elisabetta I con i fiori in mano, XVI secolo

Agli inizi del XVI secolo, c’erano meno di 3 milioni di persone che vivevano in Inghilterra, in condizioni di estrema povertà. Ma la dinastia Tudor, in quel periodo, riuscì ad assicurare all’Inghilterra qualcosa che non aveva mai avuto per secoli: la pace e la tranquillità interna.

Fiori di Allium ad Hatfield House

Nel 1630, quando Sir Francis Bacon scrisse il suo trattato, la popolazione era quasi raddoppiata, toccando quasi i 5 milioni e mezzo. Tuttavia, nel 1520, la Chiesa Anglicana possedeva ancora circa 1/6 della superficie territoriale del Regno.

Veronicastrum virginicum nei giardini di Hatfield House

Mentre, quando Elisabetta I salì al trono,nel 1558, circa venti anni dopo lo scioglimento dei monasteri e delle loro proprietà terriere, 3/4 di quelle terre erano state vendute e trasferite, principalmente, nelle mani della nobiltà e della classe media inglese che si era sempre più arricchita. Questo sostanziale cambiamento nella composizione della proprietà terriera britannica, comportò cambiamenti altrettanto sostanziali nel potere politico, culturale ed economico all’interno del regno.

Thomas Hill, The Gardener’s Labirinth
Hatfield House

In altre parole, si era venuta formando una nobiltà proprietaria della terra e una classe media in forte crescita, che si trovarono in grado di spendere molto più delle loro risorse, in piaceri e comodità, piuttosto che nell’autodifesa e nel soddisfacimento dei bisogni materiali, come avevano fatto in precedenza.

Tradizionale Knot Garden

Questo lungo periodo di quarantacinque anni di pace e tranquillità domestica, vide fiorire in Gran Bretagna l’arte, la musica e la letteratura, così come il giardinaggio, non solo per pochi aristocratici, ma anche a vantaggio di una sempre più estesa classe media. Avevano alti redditi disponibili, non erano più preoccupati dal rischio di saccheggi da parte di eserciti invasori, avevano le loro tenute e il loro commercio internazionale di merci, e, in più, importavano anche semi e talee dalle aree più lontane del globo, espandendo ogni giorno la già ampia varietà di piante disponibili.

Thomas Hill’s Gardener’s Labyrinth, dettaglio di un doppio giardino recinto – quello interno da una balaustra e quello esterno da una recinzione in legno

E proprio grazie a questa cultura cosmopolita, e a una crescente fiducia dei sudditi nella Regina, il giardino diventa un simbolo della fioritura della Nazione, sotto l’amministrazione di Elisabetta I d’Inghilterra.

Knot Garden

I fiori erano ovunque nel suo regno e ne divennero i simboli del suo potere, come molti suoi ritratti ufficiali mostrano al popolo.

Thomas Hill’s Gardener’s Labyrinth, la piantagione, la semina e il diserbo
Thomas Hill’s Gardener’s Labyrinth, dettaglio di un pergolato per godersi le giornate soleggiate

Mentre inizialmente, la maggior parte dei giardini e la raccolta di piante erano stati diretti verso le erbe e le arti medicinali, ora i fiori erano apprezzati solo per il piacere (per la loro intrinseca bellezza, per i loro profumi, per la loro rarità) e il Giardino del piacere e delle delizie divenne un elemento simbolico dello Stato elisabettiano.

Hatfield House, orto e giardino di fiori

I giardini elisabettiani erano sempre disposti in modo formale, progettati geometricamente, spesso non simmetricamente, con i giardini “a nodi”, che erano la caratteristica più comune del giardino inglese della fine del XVI secolo.

Thomas Hill’s Gardener’s Labyrinth, dettaglio di un giardiniere al lavoro su un giardino rialzato

In effetti, si potrebbe giustamente definire il “giardino dei nodi” una passione molto inglese, tanto poco erano conosciuti, invece, in Francia o in Italia. I nodi che si formavano con lo spago o la corda, erano costituiti da motivi quadrati o rettangolari creati dall’uso di uno dei più diversi tipi di piante, di solito la santolina. Le linee del nodo erano intrecciate in modo tale che sembravano intrecciarsi tra loro, con maggiore o minore complessità.

Giardini di Hatfield House , 2013

Thomas Hill ci rivela, nel suo trattato sui giardini, che spesso, i “letti” entro cui giacevano, venivano riempiti con sabbia o erba o ghiaia, di diversi colori, per enfatizzare il modello generale del nodo, soprattutto se visto da una finestra o galleria affacciata. A volte anche i letti chiusi contenevano fiori: i chiodi di garofano erano la scelta preferita. I disegni simmetrici di Hill per giardini e labirinti annodati usavano intricati schemi di siepi e alberi per suggerire un ordine armonioso, anche se i labirinti erano progettati, paradossalmente, per incoraggiare i visitatori a perdersi. Hill, nel suo trattato, descrisse anche spazi “consapevolmente” incorniciati per produrre ombra e privacy. L’”herber” ( il pergolato) o il giardino del piacere, ha alberi profumati “legati insieme” in un arco.

Fin dall’inizio di questo boom orticolo elisabettiano, Londra fu, dunque, il centro del nuovo gusto per i giardini e dell’innovazione artistica. Oltre ad essere il centro di tutte le attività finanziarie ed economiche, i cittadini di Londra avevano anche l’educazione, la conoscenza e i contatti europei, per indulgere in questa crescente domanda di innovazione esotica del giardino.

E fu anche in quel momento che il giardino iniziò ad assumere un sapore decisamente moderno. Francis Bacon fu il precursore di questo “gusto moderno” ed ebbe il merito di intuire che la progettazione dei giardini avrebbe dato un contributo fondamentale allo sviluppo delle arti visive.

Francis Bacon, Of Garden (1625)

Capì anche che il giardino “non è semplicemente visto e vissuto nello spazio”; con gli occhi chiusi, nel tempo, “il giardino è ancora sentito, toccato, assaporato, odorato e ascoltato” così da far percepire all’individuo “il più puro dei piaceri umani” e da farlo ritenere, nel tempo, “il più grande mezzo per rivitalizzare e rinfrescare i nobili spiriti dell’Uomo”.

Giardini di Hatfield House

Per Sir Francis Bacon costruire un giardino acquistava, dunque, un valore di “perfezione” più importante dell’Architettura di un edificio, così che, affermava: “nel giardino, l’Arte non imita la Natura, ma si unisce ad essa, diventando una cosa sola con lei; anzi, il giardino fa parte della vita, è la vita stessa”.

Giardini di Hatfield House

In quel periodo, Sir Francis Bacon , influenzato dalle idee sul giardino di uno scrittore inglese, Henry Wotton, aveva costruito nel 1621, presso St Albans (Londra), una casa simile a un castello e, nelle vicinanze, su un sito di 4 acri, aveva allestito un suo giardino acquatico, direttamente a contatto con una piccola residenza estiva, dalla forma di un tempio romano, mentre gli stagni, che ne lambivano il perimetro, erano rivestiti con mosaici di pietre colorate.

Giardini di Hatfield House

Grazie all’influenza che Wotton ebbe nei suoi confronti, il saggio di Sir Bacon, Of Gardens, sollecitava una forte “diversità” e “varietà” in alcune componenti del progetto del giardino e, soprattutto, nella sua capacità di produzione orticola. Già nel secolo precedente, infatti, c’erano stati numerosi scrittori inglesi che avevano elogiato le virtù della verdura; per l’aristocrazia inglese e, soprattutto per la classe media dei commercianti, le cui residenze possedevano tutte un giardino, la domanda di verdure disponibili per la loro coltivazione – carciofi, cetrioli, lattuga, indivia, porro, crescione, cavolo, rucola, rape – e di un pomario – fichi, pere, prugne e ciliegie – nel giardino di casa, era divenuto un vero e proprio simbolo di benessere e di rango sociale.

Cleome hassleriana ‘alba’ nei giardini di Hatfield House

È straordinario scoprire, in questo piccolo ma prezioso manuale, una classificazione così precisa e dettagliata di tutti quegli elementi dell’architettura dei giardini che anticipano i fattori di varietà biologica e i segreti dell’arte “dello stupire e della sorpresa”, che caratterizzeranno, cent’anni dopo, il giardino – paesaggio settecentesco in Inghilterra.

Il parco di Hatfield House

Lord “Cancelor” Bacon, in questo saggio, apparentemente, sembra assecondare il significato simbolico del Giardino che Thomas Hill aveva immaginato, per soddisfare lo stato di emancipazione sociale delle nuove classi commerciali inglesi; il giardino, come una sorta di status symbol dello stato di benessere raggiunto.

Il parco di Hatfield House

Al tempo stesso, però, Sir Francis Bacon prospettò una concezione ideale del Giardino “al servizio” di un principe ideale, sottolineando, proprio all’inizio del saggio, che “Dio è stato il primo artefice del giardino dell’Eden”, il primo a dettare “ordini” alla Natura e a sottometterla ai bisogni dell’Uomo e alla realizzazione del suo benessere. Nell’Inghilterra Elisabettiana il potere politico della Monarchia era assoluto e la Regina incarnava in Terra quel ruolo “divino” che Dio aveva assunto nel progettare il Giardino dell’Eden.

Dunque, Sir Francis Bacon, divenuto nello stesso tempo in cui scrisse “Of Garden”, una delle più alte e autorevoli cariche del regno di Inghilterra, in realtà, rappresentava il Giardino come “simbolo” del potere politico e religioso dominante, un segno tangibile di completa adesione e sottomissione alla politica “culturale” elisabettiana, per chi lo realizzava nella sua proprietà residenziale.

Dimora di Francis Bacon, Old Gorhambury House, St Albans, XVIII secolo

Sir Francis Bacon può essere considerato come il primo grande “comunicatore” di una politica cultura paesaggistica che “dall’alto”, con metodo empirico, educa le classi nobili ed economicamente più forti a diffondere una pratica di giardinaggio e un gusto estetico ed utilitaristico della Natura, che rimarrà scolpita nei secoli successivi, fino ai giorni nostri.

Old Gorhambury House, St Albans, XVIII secolo

È una conferma della necessità di leggere e studiare la storia dell’Arte dei Giardini nel contesto socio-politico di ciascuna epoca, ricercando quali fossero le cause sociali e politiche di tante invenzioni formali e innovazioni culturali. È una conferma che la Storia del Giardino e del Paesaggio, in ogni epoca, è una storia “tutta politica”.

Hertfordshire, nei pressi di Hatfield House

È una conferma di quanto errato sia pensare l’esatto contrario, come ritengono molti paesaggisti e architetti contemporanei.

Articolo di Enrico Falqui