Ogni anno, oltre 8 milioni di tonnellate di plastica raggiungono gli oceani. È come se ogni minuto il carico di un camion della spazzatura pieno di plastica fosse scaricato nel mare. Circa il 90% di tutta la spazzatura galleggiante negli oceani è di plastica, e nel 2050 il 99% degli uccelli marini avrà ingerito questi materiali (ONU, 2018). Alcune stime suggeriscono che, in base al ritmo con cui scarichiamo oggetti come bottiglie di plastica, borse e tazze dopo un uso singolo, entro il 2050, gli oceani conterranno più materie plastiche che pesce.

D’altronde basta guardarsi intorno, in qualsiasi momento delle nostre giornate, e riflettere…siamo circondati da plastica…Dopo una riposante dormita (probabilmente su un materasso…di plastica), iniziamo la giornata lavandoci i denti… (avete mai fatto caso al fatto che il dentifricio sbiancante con “migrogranuli” che ci dona uno smagliante sorriso contiene polietilene?), a pranzo mangiamo cibo confezionato nella plastica, magari con posate di plastica…sedendoci a un tavolino all’aperto, anch’esso forse, in parte fatto di plastica; Ci guardiamo intorno…che giornata calda! tanto da dover indossare gli occhiali da sole… (anche lì…plastica); E le nostre scarpe? I nostri indumenti? Ma che ci possiamo fare?… Se persino Greta Thunberg ragazzina svedese simbolo della battaglia per il clima, candidata a Premio Nobel per la Pace a soli 17 anni e che ha ispirato le manifestazioni di venerdì scorso in tutto il mondo, è stata attaccata da chi la considera strumentalizzata dalla sinistra e dagli ambientalisti per aver pranzato con del cibo confezionato nella plastica…

Greta Thunberg, 22 gen 2019 , Twitter.com

Un problema poco noto è l’uso della plastica nell’industria cosmetica, che utilizza il prodotto sotto forma di microparticelle nella composizione di creme, dentifrici e altri prodotti. Le stime indicano che 51 trilioni di particelle di plastica – 500 volte più delle stelle nella nostra galassia – galleggiano negli oceani minacciando la vita marina. In Italia sono circa 81 i prodotti di almeno 37 aziende cosmetiche che hanno al loro interno questa sostanza e molti di questi sono spacciati per prodotti naturali. In realtà, le analisi effettuate su questi cosmetici hanno rilevato una presenza di circa 3.000 particelle di plastica per millilitro di prodotto.

Questi sono alcuni dei risultati emersi dall’indagine effettuata dall’associazione MedSharks insieme a CNR ISMAC di Biella, Università del Salento e Università degli Studi Roma Tre, nell’ambito di “Clean Sea Life” (progetto di sensibilizzazione sui rifiuti marini della UE), sulle microplastiche contenute nei prodotti cosmetici venduti nel nostro Paese.

Erik Solheim, direttore esecutivo del Programma Ambientale delle Nazioni Unite, nel 2017 aveva dichiarato: “Siamo molto indietro nel risolvere il problema di plastica che affligge i nostri oceani. L’inquinamento plastico sta navigando verso le spiagge indonesiane, stabilendosi sui fondali marini del Polo Nord e risalendo la catena alimentare fino ai nostri tavoli da pranzo. Siamo rimasti fermi troppo a lungo mentre il problema peggiora. Questo deve finire”. Ad oggi, dieci Paesi – Belgio, Costa Rica, Francia, Grenada, Indonesia, Norvegia, Panama, Santa Lucia, Sierra Leone e Uruguay – hanno aderito alla campagna #CleanSeas ( https://www.cleanseas.org/ ) con ambiziosi impegni di pulizia dei mari. L’Indonesia, per esempio, si è impegnata a ridurre il 70% dei rifiuti marini entro il 2025. Ma raccogliere la spazzatura ovviamente non è sufficiente…

E se…potessimo porre fine all’epidemia di plastica del mondo, trovando modi rivoluzionari di usare vecchia spazzatura per creare un nuovo mondo? E se…la plastica potesse essere riciclata in enormi quantità proprio investendo in uno dei settori strategici e vitali per lo sviluppo degli ambienti urbani, le infrastrutture? E se…potessimo migliorare quei circa 45 milioni di km di strade che attraversano la superficie della Terra, senza usare centinaia di milioni di barili di petrolio per ricoprirle?

Ponendosi la semplice domanda “What if”, l’ingegnere Toby McCartney, fondatore e CEO di MacRebur Limited, ha trovato una soluzione a queste risposte. Si chiama MR6 e sono piccoli pellet di plastica di scarto che sostituiscono il bitume, il materiale usato per le strade estratto dal petrolio greggio e venduto dalle compagnie petrolifere.

“Si tratta di un mix di polimeri accuratamente selezionati e progettati per migliorare la resistenza e la durata dell’asfalto riducendo la quantità di bitume necessaria nel mix. Sono realizzati con materiali di scarto al 100%. I prodotti offrono un modo unico di migliorare l’asfalto offrendo una soluzione economica e duratura” spiega MacRebur.

Londra, riconfermandosi una delle città più impegnate nelle trasformazioni e riqualificazioni urbane mirate a migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti e la resilienza della città agli effetti del cambiamento climatico, è la prima al mondo ad utilizzare questo rivoluzionario materiale. Enfield è il primo municipio londinese a utilizzare questo mix che sfrutta i rifiuti plastici.

La prima “strada di plastica”, Enfield, 2018, Fonte: new.enfield.gov.uk

Il sito di prova è stato scelto in quanto si tratta di una strada relativamente trafficata, che funge da percorso per tre linee di autobus e altri veicoli. Il successo della riapertura di una sezione di Green Dragon Lane ha portato l’Enfield Council a ricevere ulteriori finanziamenti dal “Transport for London” per ulteriori prove nel distretto, utilizzando lo stesso prodotto per migliorare un certo numero di fermate degli autobus. Il membro del gabinetto del Consiglio di Enfield per l’Ambiente, Daniel Anderson, ha dichiarato: “Sappiamo tutti che le materie plastiche possono avere un impatto devastante sull’ambiente, in particolare quando il prodotto raggiunge i nostri mari e oceani. Abbiamo tutti la responsabilità di intensificare i nostri sforzi per aiutare l’ambiente riciclando e riutilizzando i materiali responsabili di questa devastazione. Enfield Council è entusiasta di questa prova su strada e speriamo di poter utilizzare ancora più prodotti per aiutare a deviare la plastica dalle discariche e ridurre l’impronta di carbonio per la costruzione di strade”. Se l’esperimento dimostrerà che non vi è alcun rilascio di sostanze nocive per effetto del dilavamento delle acque e dell’attrito degli autoveicoli sul nuovo asfalto, come questi scienziati affermano, l’esperimento potrà diventare una vera e propria strategia valida per tutte le grandi e piccole infrastrutture.

L’inquinamento e la devastazione ambientale del nostro Pianeta è certamente responsabilità degli esseri umani, così com’è nostro dovere comune trovare soluzioni e metterle in pratica.

Articolo di Marta Buoro