di Enrico Falqui

Il mondo si è rimpicciolito ed è divenuto, in mezzo a tanti conflitti e squilibri, un piccolo Paese, dove stanno aumentando l’interdipendenza e l’influenza reciproca tra le sue parti. Siamo diventati un sistema integrale – globale, formato da elementi interconnessi, e necessariamente legati l’uno all’altro, che si influenzano a vicenda e condizionano le generazioni future, per buona parte in maniera negativa; la trasformazione del Pensiero è la chiave per il nostro successo nel XXI secolo , proprio come Gregory Bateson ci aveva indicato, al momento della  nascita del pensiero ecologista internazionale.

Noi siamo oggi nella condizione paradossale di avere inedite possibilità di riconoscerci e di distruggerci . Eppure le nostre conoscenze riguardo all’evoluzione dei rapporti tra Mente e Natura Mente umana e all’evoluzione dei suoi rapporti con l’ambiente sono già oggi  all’altezza della sfida, necessaria e incombente, della riconfigurazione del modo di progettare lo sviluppo. Ciò nonostante, le epistemologie desuete ed i comportamenti naturalizzati resistono al cambiamento, intolleranti dell’incertezza e sostenuti dal cono d’ombra dell’inconscio cognitivo, che ci impedisce di percepire i lenti mutamenti che compromettono la vivibilità delle relazioni umane e dei loro ambienti.

È proprio guardando alla co-evoluzione tra Uomo e Natura che è possibile comprendere ciò che oggi  non sappiamo vedere “nel” Paesaggio. Le continue trasformazioni che l’Uomo ha realizzato, dal momento in cui ha avuto inizio il lungo percorso evolutivo dell’ ” homo sapiens”, costituiscono il frutto delle sue distinzioni specie-specifiche, quali il linguaggio verbale, la coscienza di ordine superiore, l’esperienza simbolica ed estetica, attraverso le quali, nel corso del lungo processo della Storia, ha preso forma il Paesaggio. Ogni paesaggio è, quindi, prima di tutto “ un paesaggio mentale” evolutosi nel corso della Storia,  e da ciò discende la nostra responsabilità rispetto al “come” progettiamo gli spazi di vita. Per questo motivo, occorre, innanzitutto, generare un “ nuovo paesaggio mentale” attraverso un ri-posizionamento della mente umana nei processi di apprendimento. La natura evolutiva della vita ci deve indurre a pensare alla specie umana come “parte del tutto” e non come “una parte sopra le altre”.

Promuovere un cambiamento sull’idea di paesaggio e  su una nuova idea di “vivibilità” nelle città del XXI secolo, vuol dire, mettere in discussione equilibri consolidati, incontrare resistenze e difese prima di  giungere ad “osservare con occhi nuovi ciò che, essendo troppo familiare o non essendolo più, ha smesso di parlarci”, facendoci credere che la Bellezza , nella città e nel territorio, sia incompatibile con la logica del profitto e del consumismo dei nostri stili di vita. Superare le barriere tra cultura scientifica e cultura umanistica, educare gli individui e le Comunità all’idea del paesaggio, come Bene Comune , ritrovare stili di vita adeguati all’uso appropriato delle risorse, costruire giorno dopo giorno una nuova Etica delle relazioni tra Mente e Natura, questa è la via maestra per combattere questo mostruoso pensiero unico omologante” basato sul dominio “irresponsabile” dell’Uomo sulla Natura che distruggendo la Bellezza, finirà per inaridire  la creatività artistica e per distruggere la biodiversità, ecologica e culturale, mettendo in discussione la sopravvivenza del nostro unico Pianeta, che abbiamo ricevuto in dono dalle precedenti generazioni.