Avvicinarsi lentamente alla natura, contemplando un paesaggio antico formatosi grazie a maestosi ghiacciai è una delle riflessioni fondanti del progetto per la base aerea di Værløse, in Danimarca. L’unione di più tipologie di paesaggio, la commistione di natura, storia e costruzione umana porta alla concezione di un’ibridazione paesaggistica, un richiamo al passato per le comunità del presente, tendendo sempre lo sguardo sui cambiamenti, sempre più rapidi, che voinvolgono il clima e gli ecosistemi. Ringraziamo Juul | Frost Architects per il materiale fornitoci per questo articolo [ITA/ENG].

[ITA] Il paesaggio ibrido

Sulle pianure prima modellate dai ghiacciai dell’era glaciale e successivamente utilizzate come aeroporto militare, Juul | Frost Architects ha ideato un progetto in cui il paesaggio culturale, quello naturale e urbano si fondono in un paesaggio ibrido.

Il progetto comprende 10 ettari di paesaggio, di cui 3 cortili aperti, un’area comune progettata come un paesaggio collinare, laghi, fossati e strade, nonché 100 case a schiera. La prima fase è stata appena realizzata e comprende 38 case a schiera abbracciate da un paesaggio verde e rigoglioso, in cui l’elemento idrico viene integrato, e 7 ha di area comune. Un paesaggio che accentua le stratificazioni storiche del sito, trasforma i cambiamenti climatici e le sfide in potenziali per lo svago, tempo libero e apprendimento e invita gli abitanti ad avvicinarsi alla natura.

Con il suo grande interesse al collegamento tra natura e vicinato, il progetto sottolinea l’ambizione dello studio di promuovere la salute sociale, fisica e mentale e plasmare le città del benessere future.

Un tocco di storia, un senso di appartenenza

La storia e lo spirito del luogo sono gli indicatori del concept: il paesaggio prende l’avvio dalla storia della base aerea militare, più specificamente dal motivo mimetico, che viene trasposto in un principio spaziale per la piantagione e il movimento.

Il layout mimetico produce zone e spazialità diverse tra gli edifici e ha posto le zone in relazione a diversi gradi di pubblico e privato. Assicura una transizione graduale tra la privacy dell’abitazione, i cortili semi-privati, lo spazio semi-pubblico del cortile e il paesaggio pubblico dell’aerodromo. Una gradualità che promuove una sensazione di sicurezza e, ampliando lo spazio privato con i cortili, un forte senso di appartenenza.

I cortili e le zone marginali generano movimento e interazione lungo gli edifici, attivano le aree esterne e creano buone opportunità di incontri spontanei tra i residenti: la condizione ottimale per il prosperare di una vita comunitaria informale.

L’atmosfera generata dalla storia è evidenziata dai riferimenti all’aviazione; la numerazione delle dimore è tracciata sull’asfalto con un materiale termoplastico come nei piazzali dell’aeroporto e un caccia è parcheggiato in uno spazio apposito. La storia viene anche declinata per i bambini grazie ad un parco giochi a tema aeronautico progettato dagli architetti paesaggisti appositamente per questo sito.

Le aperture sul cortile non solo invitano il pubblico in esso, ma lo aprono anche verso il campo d’aviazione, sottolineando la continuità tra il cortile e il paesaggio più ampio. Attraverso la splendida vista dell’aerodromo e del paesaggio dell’era glaciale, l’ambiente intimo del cortile “prende in prestito” da quello più grande.

L’adattamento climatico come catalizzatore del cambiamento

Come nelle ere glaciali, le vie d’acqua modellano nuovamente il paesaggio. Per evocare una riflessione, per aiutare le persone a comprendere i cambiamenti climatici e per ispirare uno stile di vita più sostenibile, l’adattamento climatico è reso visibile e trasformato in nuove potenzialità.

Nei cortili la raccolta dell’acqua assicura una vegetazione rigoglioso e verde resistente ai cambiamenti climatici e agli acquazzoni, e un’invitante zona comune con vista e contatto con la natura.

Il design urbano integra il ciclo dell’acqua, comprese le acque meteoriche e la gestione delle acque sotterranee nel paesaggio, drenando tutta l’acqua piovana da tetti, percorsi e superfici attraverso canali aperti. Questi canali conducono l’acqua a due laghi di nuova concezione appena fuori dall’abitato, dai quali rientra nel ciclo naturale: una nuova meta locale da visitare.

La bioidentità crea biodiversità

Mentre le unità abitative sono progettate allo stesso modo attraverso i tre gruppi, ognuna ha un’identità distintiva rispetto agli schemi impiantistici. Ogni gruppo ha una propria bioidentità riconducibile al paesaggio circostante e alla natura locale, rispettivamente la “pianura”, il “bosco” e il “pascolo”, che conferiscono le loro atmosfere uniche attraverso l’utilizzo di specie locali.

La natura dei dintorni è trascinata tra gli edifici, avvicinando così ad essa gli abitanti. La “pianura” è caratterizzata da erbe, alberi ed erbacee perenni dai toni rossastri, tra gli altri Lythrum viola e sorbi, mentre il “bosco” comprende la flora del suolo forestale e vi si trovano, tra gli altri, fragoline selvatiche e anemone dei boschi, melo selvatico e ciliegio a grappoli. L’identità del “pascolo” è favorita da diverse erbe ed erbacee perenni di colore giallo come il tanaceto.

In totale l’area residenziale ospiterà circa 44 specie diverse di flora locale, fornendo così all’area una ricca biodiversità e sostentamento per insetti e animali.

[ENG] The hybrid landscape

On the plains first shaped by the glaciers of the ice age and afterwards the use as a military airfield, Juul | Frost Architects have designed a project where the cultural-, natural- and urban landscape are merged into a hybrid landscape.

The project comprises 10 ha of landscape, including 3 open courtyards, a common area designed as a hill landscape, lakes, ditches and roads as well as 100 rowhouses. The first phase has just been realized and comprises 38 rowhouses embraced by a green and lush water sensitive landscape, and 7 ha of common area. A landscape that and accentuates the historical layers of the site, turns climate changes and challenges into potentials for recreation, leisure and learning and invites the dwellers into nature.

With its strong focus on the access to nature and neighborliness, the project underscores the office ambition to promote social, physical and mental health and shape the future’s cities of well-being.

A touch of history, a sense of belonging

The history and the spirit of the place are the pointers of the concept: the landscape takes it starting point in the military airbase history, more specifically the camouflage pattern, which is transposed into a spatial principle for planting and movement.

The camouflage layout produces different zones and spatialities between the buildings, and arranged the zones in relation to different degrees of public and private. It secures a smooth transition between the privacy of the dwelling, the semi-private patios, the semi-public space of the courtyard and the public landscape of the airfield. A graduality that promotes a feeling of security, and by extending the private space with patios, a strong sense of belonging.

The patios and edge zones generate movement and interaction along the buildings, it activates the outdoor areas, and it creates good opportunities for spontaneous meetings between the residents: The optimal condition for an informal community life to thrive.

The feel of the history is highlighted by references to aviation; the houses numbering is written into the asphalt in thermoplastic like at the airport aprons, and a jet fighter is parked in a dedicated stand. The story is also declined for children by an aviation themed playground designed by the landscape architects specifically for this site.

Openings to the courtyard do not only invite the public in it, they also open it towards the airfield, underpinning the continuance between the yard and the greater landscape. Through the great view to the airfield and the ice age landscape, the intimate environment of the yard “borrows” from the greater one.

Climate adaptions as a catalyst for change

Like in the ice ages, the waterways shape the landscape again. To evoke a reflection, to help people comprehend the climate changes and to inspire a more sustainable way of life the climate adaption is made visible and turned into new potentials.

In the courtyards the water harvesting secures a lush and green vegetation resilient towards the changing climate and cloudbursts, and an inviting common zone with views and contact to nature.

The water sensitive urban design integrates the water cycle, including storm water and groundwater management into the landscape, by drainage off all rain water from roofs, paths and surfaces through open channels. These channels lead the water to two newly designed lakes just outside the residential area, from which it re-enters the natural cycle: a new local destination to visit.

Bioidentity creates biodiversity

While the housing units are designed likewise across the three clusters, each have a distinctive identity with regards to the plant schemes. Each cluster has its own bioidentity referable to the surrounding landscape and local nature, respectively the “plain”, the “wood” and the “pasture”, that gives their unique atmospheres through the use of local species.

The local nature is drawn in between the buildings, thereby bringing the dwellers closer to nature. ‘The plain’ is characterized by grasses, trees and herbaceous perennials in reddish tones, among others purple loosestrife and rowan, while the the “wood” takes in the flora of the forest floor, and there are, among others, wild strawberry and wood anemone, European crab apple and bird cherry. The “pasture” identity is promoted by different grasses and yellowish herbaceous perennial like the tansy.

In total the residential area will become home for around 44 different species of local flora, thereby supplying the area with a rich biodiversity, and livelihood for insects and animals.

Project: Værløse Airbase ( Flyvestation Værløse)

Designer: Juul | Frost Architects

Location: Faldskærmsvej, Værløse, Denmark

Design year: 2016-2018

Construction year: 2018-2019

Client: BONAVA, Freja Ejendomme

Photography: © Astrid Maria Busse Rasmussen