Per il Festival des Jardins de la Côte d’Azur, Vincenzo Nardi e Andrea Russo hanno proposto un giardino dal carattere poetico e artistico, in perfetta sintonia con il tema della terza edizione. Ispirato dall’opera del Boccaccio, Where the Plants Tell the Tales trasforma le parole del Decameron in uno spazio ricco di piante che prendendo il posto dei dieci giovani narratori, raccontano al visitatore la loro personale storia. Un giardino dove riposare, quieto ed armonioso, dal quale staccarsi una volta ritemprati, volgendo lo sguardo al futuro con rinnovata speranza. Ringraziamo Vincenzo Nardi e Andrea Russo per il materiale fornitoci per questo articolo [ITA/ENG].

[ITA] Partecipare ad un concorso di creazione vegetale significa ascoltare la parola, quella del tema designato dagli organizzatori, e trasformarla in una forma viva, dove idee ed emozioni sono servite da una tecnica ineccepibile. Meno comune è dare la parola direttamente alle piante, farle parlare di sé ad un pubblico attento e ricettivo.

È ciò che si propongono Andrea Russo, architetto la cui passione per gli edifici sostenibili si trasmette ai giardini che li circondano, e Vincenzo Nardi, paesaggista, un piede in Italia e l’altro a Londra, tra classicismo e libertà. Finalisti alla terza edizione del Festival des Jardins de la Côte d’Azur, dal titolo Jardins d’Artistes, Andrea Russo e Vincenzo Nardi hanno inteso stimolare un dialogo tra le piante e i visitatori, proponendo una personalissima lettura del Decameron boccaccesco.

Il loro giardino, dal titolo suggestivo di Where the Plants Tell the Tales, si ispira ai giorni sospesi che l’allegra brigata creata dal Boccaccio trascorre nel 1348 fuori Firenze, in una villa con giardino, per sfuggire alla peste che infuria in città. Sette fanciulle e tre ragazzi, dieci giovani in tutto, come dieci sono i giorni che passeranno a raccontarsi storie, dieci storie al giorno, cento in tutto. Cento novelle per raccontare la società in pericolo, metterne in rilievo la vitalità e la capacità di resilienza, cantare delle virtù di un umanesimo che apre le porte al Rinascimento.

Spazio ideale e idealizzato, protetto e tuttavia aperto verso il cielo, il giardino accoglie i giovani, a turno re e regine per un giorno. È nel giardino della villa che Boccaccio ha immaginato si tenessero le conversazioni, ed è in giardino che i nostri progettisti colgono l’occasione di far parlare le piante con coloro che vorranno sostare ad ascoltarle. Hanno desiderato disegnare uno spazio che inviti all’ascolto, protegga dal mondo esterno e favorisca una letizia raccolta.

La struttura medioevale a croce dell’hortus conclusus è parsa la più adatta, sia per i riferimenti al giardino claustrale che per la sua capacità di proteggere e contenere. Si entra in un mondo altro, schermato da cipressi di toscana memoria, che siprolungano in bordure di bosso. La perfezione geometrica del perimetro e delle quattro parcelle è addolcita da dieci aiuole di forma circolare con erbacee perenni che avvolgono ciascuna un alberello o un cespuglio, a rappresentare i dieci narratori. Si tratta di autentiche piante “narranti” che si rivolgono ai visitatori, tessendo racconti, rappresentati dalle spirali in rame, che raggiungono gli uditori al centro del giardino presso la fontana esagonale, landmark della composizione.

Acqua di vita, scorrere del tempo, gioia lieve che ritempra, che sgorga simbolicamente da dieci cannelle di metallo colorato che svettano e attirano lo sguardo. È possibile sedersi alla fontana, per farsi attraversare e vivificare dai racconti, per ritrovare le forze e poter tornare, ristorati, all’agitazione del mondo.

Le piante delle bordure sono caratteristiche del giardino medievale e sono state selezionate per la fioritura primaverile, la tessitura e la forma delle foglie, in una ricerca costante di armonia ed equilibrio, capace di sospendere le ansie del vivere e di nutrire lo spirito e i sensi.

Pur evitando una fin troppo facile analogia tra la peste del Duecento e le attuali difficoltà sanitarie dei nostri tempi, gli ideatori del progetto hanno desiderato mettere in evidenza le proprietà terapeutiche e rasserenanti del mondo vegetale, che parla una lingua cristallina, semplice ed accessibile, per poco che ci si fermi ad ascoltare. È l’invito rivolto a tutti noi, visitatori, quello di sostare e tendere l’orecchio.

Il giardino Where the Plants Tell the Tales era visitabile a Nizza, presso il Jardin Albert 1er, dal 9 maggio al 9 giugno 2021.

Rose Narranti:

Rosa banksiae ‘Alba Plena’ / Rosa ‘Comte de Chambord’ / Rosa ‘Cyclamen P. de Ronsard’ / Rosa ‘General Jacqueminot’ / Rosa ‘Gertrude Jekyll’ / Rosa ‘Leda’ / Rosa ‘Mrs. John Laing’ / Rosa ‘Pierre de Ronsard’ / Rosa ‘Sidonie’ / Rosa ‘Yolande d’Aragon’

[ENG] Participating in a garden contest means listening to the word, that of the theme designated by the organizers, and transforming it into a living form, where ideas and emotions are served by an impeccable technique. Less common is to let directly speak plants, to make them talk about themselves to an attentive and receptive public.

This is what Andrea Russo proposes, an architect whose passion for sustainable buildings is transmitted to the gardens that surround them, and Vincenzo Nardi, landscape architect, one foot in Italy and the other in London, between classicism and freedom. Finalists at the third edition of the Festival des Jardins de la Côte d’Azur, entitled Jardins d’Artistes, Andrea Russo and Vincenzo Nardi intended to stimulate a dialogue between plants and visitors, proposing a very personal reading of Boccaccio’s Decameron.

Their garden, with the evocative title of Where the Plants Tell the Tales, is inspired by the suspended days that the cheerful brigade created by Boccaccio spent in 1348 outside Florence, in a villa with a garden, to escape the plague that rages in the city. Seven girls and three boys, ten young people in all, just like ten days they will spend telling each other stories, ten stories a day, a hundred in all. A hundred short stories to tell about society in danger, highlight its vitality and resilience, sing about the virtues of a humanism that opens the doors to Renaissance.

An ideal and idealized space, protected and yet open to the sky, the garden welcomes young people, kings and queens in turn for a day. It’s in the garden of the villa that Boccaccio imagined conversations were held, and it’s in the garden that our designers take the opportunity to let the plants talk to those who want to stop and listen to them. They wanted to design a space that invites you to listen, protects from the outside world and fosters a collected joy.

The medieval cross structure of the hortus conclusus seemed the most suitable, both for the references to the cloistered garden and for its ability to protect and contain. You enter another world, shielded by cypresses of Tuscan memory, which extend into boxwood borders. The geometric perfection of the perimeter and of the four parcels is softened by ten circular flowerbeds with perennial herbaceous plants that each surround a small tree or a bush, representing the ten narrators. These are authentic “narrative” plants that appeal to visitors, weaving tales, represented by copper spirals, which reach the audience in the center of the garden near the hexagonal fountain, the landmark of the composition.

Water of life, passing of time, light joy that restores, which symbolically flows from ten colored metal spouts that stand out and attract the gaze. It’s possible to sit at the fountain, to be crossed and enlivened by the stories, to regain strength and be able to return, refreshed, to the turmoil of the world.

The border plants are characteristic of the medieval garden and have been selected for their spring flowering, texture and shape of the leaves, in a constant search for harmony and balance, capable of suspending the anxieties of living and nourishing spirit and senses.

While avoiding an all too easy analogy between the plague of the 13th century and the current health difficulties of our times, the creators of the project wanted to highlight the therapeutic and soothing properties of the plant world, which speaks a crystalline, simple and accessible language, when stopping a little to listen. It is the invitation addressed to all of us, visitors, to stop and listen.

Where the Plants Tell the Tales garden was open to visitors in Nice, at the Jardin Albert 1er, from 9 May to 9 June 2021.

Narrating Roses:

Rosa banksiae ‘Alba Plena’ / Rosa ‘Comte de Chambord’ / Rosa ‘Cyclamen P. de Ronsard’ / Rosa ‘General Jacqueminot’ / Rosa ‘Gertrude Jekyll’ / Rosa ‘Leda’ / Rosa ‘Mrs. John Laing’ / Rosa ‘Pierre de Ronsard’ / Rosa ‘Sidonie’ / Rosa ‘Yolande d’Aragon’

  • Project: Where the Plants Tell the Tales
  • Designers: Vincenzo Nardi / Andrea Russo
  • Location: Nice, France
  • Year: 2021
  • Client: Festival des Jardins de la Côte d’Azur – Jardins d’Artistes